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Università, l'eredità gialloverde

Incremento di 110 milioni e nuovi criteri, Crui favorevole

10/09/2019
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ItaliaOggi

Angela Iuliano

Oltre 110 milioni di euro in più per l'università e nuovi criteri di riparto che tengono assieme atenei del Nord e del Sud. Questa l'eredità che il governo Lega-M5S lascia al nuovo esecutivo giallorosso grazie all'aumento del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) degli atenei. Un'eredità che non basta al nuovo titolare del Miur Lorenzo Fioramonti, che, da viceministro, aveva salutato l'incremento delle risorse come «un altro passo verso 1 miliardo in più per la ricerca entro la fine dell'anno». E che ora ha detto chiaramente che o ci sarà il miliardo in più o ci saranno le dimissioni. Il decreto sul nuovo Ffo, predisposto dal dipartimento università e ricerca guidato da Giuseppe Valditara, era stato licenziato dall'allora ministro Bussetti forte anche del sì incassato dalla Conferenza dei rettori italiani (Crui) che, il 25 luglio, ha dato parere favorevole al provvedimento e al nuovo Piano triennale 2019-11 di programmazione degli atenei. Valorizzando l'autonomia responsabile degli atenei, infatti i criteri di riparto per la prima volta premiano anche gli atenei del Sud, tenendo insieme le istanze le università che già ottengono ottimi risultati con quelle che, partendo da posizioni svantaggiate, progettano azioni di miglioramento per recuperare terreno.

Per quest'anno è previsto uno stanziamento per il Ffo di 7.450.770.950 euro. Un incremento che supera i 110 milioni, rispetto all'assegnazione di 7.340.489.147 euro del 2018. Nel dettaglio, la cifra di partenza del Ffo è 7.382 milioni di euro, che equivale alla somma di 7.318 milioni di euro del Ffo 2018 più 64 milioni dovuti a incrementi in corso d'anno, di cui principalmente il riversamento delle cattedre Natta nel Ffo. L'incremento di 68 milioni è la somma di 20 milioni del piano straordinario per il reclutamento dei ricercatori a tempo determinato di tipo b (RTDb), 8 milioni della nuova Scuola Normale superiore meridionale, 40 milioni del cosiddetto emendamento Bella, deputato di M5S, che di questa cifra incrementa il Ffo per quest'anno senza specificarne la finalizzazione. Questo incremento sommato a 7.382 milioni di euro restituisce i 7.450milioni del Ffo 2019.

Nel Ffo diventa, poi, sempre maggiore la quota degli interventi finalizzati, cioè decisi per legge e non strutturali (pari a 1,1 miliardi di euro, il 15,8%). Cala la quota base (4,3 miliardi di euro, -2,9%) e sale la quota premiale (1,96 miliardi di euro, +6,6%), arrivando con le risorse dei dipartimenti di eccellenza al 30,3% delle risorse complessive. Per tornare ad un finanziamento confrontabile a quello del 2009, «il Ffo avrebbe dovuto esser di almeno 8,4 miliardi, il 13,5% circa in più dello scorso anno», sottolinea la Fcl-Cgil, «manca cioè all'appello il famoso miliardo di euro da tempo promesso da Fioramonti».

Il neoministro ora dovrà convincere i colleghi di governo e il premier Conte a concretizzarlo nella prossima legge di Bilancio. Ad alzare la voce contro «il cronico sotto finanziamento pubblico agli atenei» è anche il Cun. Nel parere favorevole con osservazioni allo schema di riparto delle risorse del Ffo, reso il 31 luglio, sottolinea come «la dote di risorse non sia ancora sufficiente per gestire le esigenze del sistema dell'istruzione superiore e della ricerca, così da poterne garantire il corretto funzionamento, anche in un'ottica di comparazione internazionale». Mentre i rettori apprezzano del Fondo che si premi chi fa ottimi risultati e anche chi punta a migliorarsi, reclutando più ricercatori, promuovendo la mobilità degli studenti e i dottorati di ricerca. «È la prima volta che succede», era stato il commento di Ferruccio Resta, prorettore del Politecnico di Milano e segretario generale della Crui.


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