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Unità: Tagli, rivolta dei rettori:con i ministri abbiamo chiuso

«Il maxiemendamento non ci fa sopravvivere, sospendiamo gli inviti a membri del governo a incontri negli atenei»

15/12/2006
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l'Unità

NIENTE PIÙ COMPARSATE alle inaugurazioni degli anni accademici. Inviperiti per la beffa all’università contenuta nel maxiemendamento al Senato, i rettori decidono di non invitare più i ministri nei loro atenei. La promessa di togliere l’università dai tagli

del decreto Bersani (difficilmente quantificabile ma stimato in circa 100-150 milioni di spese intermedie come affitti, canoni, servizi) non è stata mantenuta. Nel testo su cui verrà votata la fiducia oggi c’è molto meno di quanto si aspettassero i rettori (e non solo) dell’università italiana. Sono circa 60 i milioni in più rispetto a quanto previsto alla Camera e per ogni capitolo di spesa (fondo ordinario, diritto allo studio, fondi agli enti di ricerca) l’aumento è inferiore alle attese.

LA PROTESTA E allora ieri mattina nella assemblea generale della Conferenza dei rettori (Crui) ecco arrivare l’idea della protesta prima di sospendere la seduta: «Il contenuto del maxiemendamento alla finanziaria, sulla base di informazioni peraltro ancora incomplete, dimostra la chiusura e la sordità del governo nei confronti delle esigenze di sola sopravvivenza delle università. Un milione e 800 mila studenti e migliaia di ricercatori rischiano di pagare sulla loro pelle il peso delle decisioni assunte. La Crui richiede a tutte le università di sospendere ogni eventuale invito a membri del governo per partecipare a significative manifestazioni in ateneo».

LE REAZIONI Bocche cucita da parte del governo e in particolare dal ministro Mussi, comunque in ottimi rapporti con i rettori. «Dovremo tenere conto della protesta dei rettori e confrontarci con loro - spiega Andrea Ranieri, responsabile Sapere dei Ds -. Questa finanziaria dimostra le difficoltà della politica di capire la priorità dell’università e della ricerca. Nella finanziaria ci sono cose positive come l’aumento del cosiddetto First per i progetti universitari, affiancato da un indebolimento dei finanziamenti ordinari agli atenei che li indebolisce fortemente. Credo - conclude - che prima della prossima finanziaria bisognerà pensare a forme di rifinanziamento, legandole all’agenzia per la valutazione che rappresenta la vera novità in questo mondo». Diversa la posizione di Matteo Renzi (Margherita), presidente della Provincia di Firenze, che trova «esagerata ed ingiusta l'inaudita forma di protesta decisa dai rettori. Perchè puntare il dito soltanto sull'esecutivo? Sarebbe interessante capire se il mondo universitario, quando ha in prima persona la possibilità di incidere dal punto di vista legislativo, sa passare dalla protesta alla proposta». Per Giuseppe Valditara (An) la protesta è invece «sacrosanta, per l'università è arrivata la clamorosa presa in giro».

GLI STUDENTI Molto critiche anche le organizzazzioni studentesche. «Il maxiemendamento - denuncia l'Unione degli universitari - non accoglie nessuna delle richieste di correzione avanzate. Il prossimo anno potremmo ritrovarci con aumenti del 50 per cento delle tasse universitarie se non arriveranno i fondi. Già oggi c’è l’impossibilità per gli Enti per il diritto allo studio di garantire il prossimo anno l'erogazione dei servizi essenziali (mense, alloggi, borse) che questo taglio prospetta. L’aumento rispetto al testo della Camera è di soli 10 milioni, mentre noi ne chiedevamo 40. In questo modo siamo 10 milioni sotto ai fondi stanziati nel 2006 dal centrodestra, da Tremonti e la Morat


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