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Unità-Il Nostro Scudo è la Costituzione

Il Nostro Scudo è la Costituzione di Pietro Ingrao Caro direttore, ho letto ieri sull'Unità l'editoriale in cui tu ricordi le pesanti minacce che in questi mesi sono venute dalla coalizion...

23/12/2002
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l'Unità

Il Nostro Scudo è la Costituzione
di Pietro Ingrao

Caro direttore,
ho letto ieri sull'Unità l'editoriale in cui tu ricordi le pesanti minacce che in questi mesi sono venute dalla coalizione di governo a punti fondamentali della nostra Costituzione, quali l'indipendenza dei giudici e l'eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge, e la denuncia del rischio che la cosiddetta "devolution" spinga questo paese verso una situazione di caos e processi di "secessione e balcanizzazione".
Tu ti allieti che a tante voci preoccupate dinanzi a questi pericoli si unisca quella così autorevole del capo dello Stato. E scrivi: "Il presidente della Repubblica sta intimando alla maggioranza, al governo, a Berlusconi di non continuare in un gioco che è fuori della legge. Tocca alla sinistra, all'Ulivo, alla opposizione proteggere la Costituzione italiana dagli attacchi del governo e della sua succube maggioranza e dunque proteggere la democrazia italiana". E invochi tutela. Scrivi ancora: "La Costituzione è di tutti e la democrazia è una sola".
Sono parole impegnative, a loro modo solenni. Esprimono consenso e anche - almeno così mi sembra - appello al capo dello Stato. Capisco. Però subito vengono alla mente una questione e una domanda.
È difficile dimenticare che sulla Costituzione da te invocata pesano oggi un dubbio preoccupante ed un allarme, ed è aperta una discussione grave. Di quella Carta fa parte l'articolo 11, che sancisce il ripudio della guerra. È vivo o morto quell'articolo? È solo una frase distratta per le anime belle o è un impegno cruciale? A seconda di come si risponde a questa domanda la Costituzione, che tu invochi a tutela, si presenta come un vincolo reale - nientemeno che sull'"uccidere di Stato" - o invece come un mero gioco di frasi per ingannare gli sciocchi.
E d'altra parte il carattere, il senso di questa nostra Costituzione viene a cambiare radicalmente, se a proposito dell'"uccidere di Stato" (quell'antichissimo e aspro ricorso degli esseri umani alla guerra) si dice "a" o si dice "b", in questa epoca in cui nelle mani dell'uomo ci sono ordigni come le armi atomiche. E in Italia non sono proprio pochi i cittadini e le cittadine, i quali sostengono che la Costituzione è obbligante e l'articolo 11 di essa sia un punto essenziale e ineludibile. Si può tacere su questo nodo così grave? Proprio adesso che una nuova guerra sembra alle porte (così almeno giura la più grande potenza di questo mondo) e in quel punto cruciale dell'incastro tra Europa e Asia che è l'Iraq?
Qualcuno di noi, di fronte a questo urgere delle cose, ha chiesto che le Autorità responsabili dell'ordine costituzionale si pronuncino su quell'articolo 11 - sicuramente un punto cardinale della Costituzione - o anche promuovano un confronto, nelle sedi proprie di questa Repubblica. Invece su una questione di tale gravità c'è stata solo una risposta del presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, sulle colonne della Repubblica. Era un articolo che prometteva chiarimenti, i quali invece non sono venuti.
È vero: in questi giorni il presidente della Repubblica ha affermato, in una breve dichiarazione, che sulla guerra l'Italia è vincolata solo da decisioni dell'Onu. Ed a me davvero è apparsa una dichiarazione troppo scarna per dare lumi su un tema di tale portata e gravità.
Il tuo articolo invece mi ha incoraggiato: per la fiducia che esprime sulla validità della Costituzione come asse e lume della vicenda politica italiana, e quindi - così mi sembra - anche sulla questione drammatica di un impegno italiano in un'impresa di guerra, in Iraq o altrove. Consentimi infine una precisazione: nel mio assillo sull'articolo 11 della Costituzione non c'è un oblio sciocco dell'epoca che viviamo e delle novità dirompenti che reca con sé questo processo travolgente che tutti ormai chiamiamo "globalizzazione". Non sono così distratto, e provinciale.
Mi preme capire quali sono i poteri in campo in questo inizio drammatico del Terzo millennio: su scala mondiale, e però anche in quello spicchio di Europa che nominiamo Italia, e che ancora tutti chiamiamo Stato: affannandoci e azzuffandoci per designarne le leggi, l'esercito, le carceri, eccetera, eccetera.


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