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Unità-Gli Usa e i farmaci anti-Aids: quando la politica deve obbedire al mercato

Gli Usa e i farmaci anti-Aids: quando la politica deve obbedire al mercato di Piero Sansonetti L'avvocato Bob Zoellick, rappresentante del governo americano, è rimasto impressionato dall'ampiezz...

22/12/2002
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l'Unità

Gli Usa e i farmaci anti-Aids: quando la politica deve obbedire al mercato
di Piero Sansonetti

L'avvocato Bob Zoellick, rappresentante del governo americano, è rimasto impressionato dall'ampiezza delle proteste sollevate dalla decisione di Washington di tagliare le medicine anti-Aids ai Paesi poveri. Per allentare la tensione ha annunciato che gli Stati Uniti sono pronti a riprendere il negoziato, in sede Wto, a partire dall'11 febbraio. Mancano 50 giorni. Basandosi sui dati del 2002, in 50 giorni moriranno di Aids, in tutto il mondo, circa 420mila persone. E di queste il 95% e cioè circa 400mila, moriranno nei Paesi poveri e in particolare in Africa. Se poi il negoziato annunciato dall'avvocato Zoellick durerà una settimana, o due o tre, ogni settimana moriranno - nei Paesi poveri - ancora 56mila persone, e circa 100mila si ammaleranno di Aids e inizieranno a pensare a una morte imminente.

Se il negoziato non avrà esito, come tutto lascia credere, allora dovremo adattarci ad avere, nei Paesi poveri, ancora tre milioni di morti ogni anno (ma forse di più) e circa cinque milioni di ammalati nuovi. Questa contabilità tiene conto solo dell'Aids, la malattia più famosa, non della malaria, della tubercolosi e di alcune altre decine di malattie (alcune dovute all'inquinamento idrico) che nell'anonimato seminano dieci volte più vittime dell'Aids. Se mettiamo nel calcolo anche questi malanni minori, dobbiamo abituarci all'idea che nel 2003, nei Paesi poveri, scomparirà un numero di persone pari ad almeno la metà della popolazione italiana, per il semplice motivo che le medicine costano troppo. Anzi, non costano troppo, perché la loro produzione richiede pochi soldi: costano i diritti che - per legge - vanno versati alle grandi industrie farmaceutiche.

Molti intellettuali e uomini politici degli Stati Uniti ogni tanto si chiedono: "Perché l'America, a sentire i sondaggi di opinione, suscita così tanta antipatia nel mondo? Sarà invidia, saranno i residui del comunismo?". Anche in altri Paesi dell'Occidente, Italia compresa, spesso leggiamo di opinionisti di destra, e non solo, piuttosto stupiti di un certo anti-americanismo che serpeggia persino al di fuori della vecchia cerchia dei comunisti. Come si spiega? Solo con l'abilità della propaganda anti-occidentale? Di questa storia delle medicine anti-Aids colpiscono due cose: la agghiacciante semplicità del meccanismo, e la candida reazione di chi lo difende.

Il meccanismo è questo: le industrie farmaceutiche, per 20 anni, hanno il diritto di imporre a loro piacimento i prezzi sulle medicine delle quali hanno fatto registrare il brevetto. Se così non fosse, quasi tutti i Paesi del mondo sarebbero in grado di curare l'Aids come si cura in Occidente, e cioè di controllare la malattia per 20 o 30 anni, anziché per tre o quattro. Invece i prezzi altissimi imposti dalle industrie impediscono ai Paesi poveri di comprare le medicine che servono. Eppure è nei Paesi poveri che oggi vive il 95 per cento dei malati di Aids: dunque la realtà è che l'umanità è in grado di controllare l'Aids, ma non lo fa per via di alcune regole commerciali. Lo stesso identico meccanismo vale per moltissime altre malattie, che in occidente quasi non esistono più ma mietono milioni di morti nel mondo povero. Tempo fa un largo fronte di organizzazioni avanzò la seguente proposta: lasciamo alle industrie i loro brevetti, e dunque la possibilità di accumulare profitti ed eventualmente di spendere parte di questi profitti in ricerca, ma riduciamo la durata dei brevetti: da 20 a 5 anni. Le industrie perderebbero pochissimi soldi, perché quasi tutti i guadagni si realizzano sui prodotti più recenti, e al tempo stesso ai poveri verrebbe garantita la possibilità di usare medicine meno vecchie e quindi più efficaci. La proposta però fu considerata sconsiderata e massimalista: volta a sconvolgere la saldezza del sistema di mercato. Tuttavia, un anno fa, sulla spinta di una grande pressione internazionale, fu concluso un accordo tra tutti i Paesi, che non stabiliva alcuna regola ma "raccomandava", per motivi umanitari, un occhio di riguardo per i Paesi più poveri in lotta contro l'Aids, e cioè la sospensione dei processi legali contro chi produceva alcune medicine senza brevetto. Gli americani ora hanno messo il veto su quella raccomandazione, come gli esperti avevano già previsto.

Il candore dei commenti fa quasi tenerezza. Linnet F. Deily, è una gentile signora texana, amica di Bush, da anni ai vertici dell'industria americana e oggi ambasciatrice degli Usa al Wto (l'organizzazione mondiale del commercio responsabile di queste decisioni), ieri ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Se avessimo mantenuto valido l'accordo del 2001 (cioè la raccomandazione, ndr) avremmo rischiato la vendita a basso prezzo anche di farmaci contro malattie non infettive, come il cancro, o l'asma, o il diabete". Capite a quale disastro saremmo andati incontro? Un mondo senza più regole, dove i poveracci avrebbero potuto curarsi anche il cancro, che è una malattia del tutto priva di pericolosità sociale! Un mondo per i furbi...

Naturalmente nessuna persona di buon senso può darsi una spiegazione ragionevole né della decisione americana né della dichiarazione della signora Deily. E con i canoni politici europei nessuno può comprendere neppure il motivo di tanta ostinazione nel rendersi odiosi al mondo. Il pilastro della politica machiavellica non è la conquista di simpatie, favori, consensi? E qualcuno dubita che se oggi l'umanità intera fosse chiamata a un referendum sulle medicine anti-Aids, la decisione di Bush sarebbe bocciata con il 90 o con il 95 per cento dei voti?

E allora? La spiegazione forse sta nel funzionamento del rapporto che ormai si è stabilito in America - e quindi in occidente - tra mercato e politica. È un rapporto che non ammette compromessi. La politica deve obbedire, anche pagando costi altissimi. Non esiste nessun problema che possa essere affrontato e risolto al di fuori della risposta a questa chiarissima domanda: "I mercati trarranno profitto da questa soluzione?".

Ai mercati oggi conviene un lieve aumento della mortalità per Aids. Bush non può impedirlo. E noi che proviamo di fronte a questi avvenimenti una qualche antipatia per Bush, siamo condannati ad essere considerati degli inguaribili anti-americani. Forse anche un po' bolscevichi.


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