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Tagli al bonus cultura, i Millennials: «Ministro, parli con chi lo spende»

Una comunità di 30 mila ragazzi contro la decisione del governo: il bonus potrà essere speso solo per libri, «come se visitare un museo o andare a teatro non significhi investire sulla cultura»

18/12/2018
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Corriere della sera

Valentina Santarpia

«Una decisione assurda e retrograda»: così i Millennials, una community che conta circa 30 mila ragazzi e ragazze in tutta Italia, commentano la decisione del governo di tagliare il bonus per i 18enni, quello erogato attraverso 18App. Il bonus potrà essere speso da ora in poi solo per acquistare libri, «come se visitare un museo o andare a teatro non significhi investire sulla cultura», scrivono indignati, chiedendo un incontro al ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli. «Avrebbe dovuto capire da tempo quanto i ragazzi della mia generazione e non solo tengono al Bonus 18App», spiega Arianna Furi, fondatrice dei Millennials. «Lei prende decisioni sulla vita dei ragazzi? Parli con i ragazzi. Lei taglia 18App? Parli prima con chi quel Bonus l’ha speso o deve spenderlo», insiste Arianna, venti anni e grinta da vendere. Dopo la battaglia per l’educazione civica, che è tornata obbligatoria in tutte le scuole secondarie d’Italia ed è stata inserita come materia al prossimo esame di maturità, i Millennials hanno preso a cuore il bonus cultura: «18App è una battaglia che ci sta molto a cuore, in questi ultimi mesi ci siamo già mobilitati diverse volte per contrastare le decisioni del ministro. Abbiamo mobilitato tramite 2 petizioni e campagne social in tutto più di 30mila ragazzi under 20», racconta ancora Arianna.

I dati sull’utilizzo

Uno dei motivi che ha spinto il ministro a ridisegnare il profilo del bonus è il dato sull’utilizzo: la maggior parte dei ragazzi ha usato i 500 euro proprio per comprare libri. I dati del Ministero dei beni culturali dicono che tra il 2016 e il 2017 circa 600mila persone nate nel 1998 e nel 1999 hanno speso più di 163 milioni di euro per acquistare libri, musica e biglietti per l’ingresso a concerti, cinema, teatro, eventi culturali e musei. Ma l’80 per cento di questi 163 milioni di euro, quasi 132 milioni, sono stati spesi in libri. «È normale che in una prima applicazione si scegliesse per lo più di acquistare libri, anche perché grandi catene di librerie avevano aderito subito alla iniziativa sponsorizzandola», replica Furi. «L’idea però era quella di incentivare man mano, facendo diventare strutturale il bonus, anche l’acquisto di prodotti culturali diversi, sia facendo iscrivere sempre più musei, gestori di concerti, teatri, ecc... sia facendo abituare i ragazzi all’acquisto di cose diverse». Tra l’altro, fanno notare i Millennials, c’è un’industria culturale dietro l’offerta di spettacoli dal vivo che viene indirettamente sostenuta dal bonus. E che crollerebbe con l’abolizione del bonus «esteso». La parola ora passa a Bonisoli.


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