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Sinopoli (Flc Cgil): «Valditara, l’ideologo della scuola classista e autoritaria»

Intervista. Il ministro dell’Istruzione e "del merito" Giuseppe Valditara ha sostenuto che "Lo sciopero non funziona più" ed è finita "l’egemonia della Cgil". Il segretario della Flc Cgil Francesco Sinopoli: "Le sue provocazioni nascondono il fallimento della capacità di rappresentare l'istruzione Sulla scuola la legge di Bilancio è deludente e regressiva"

28/12/2022
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il manifesto

Francesco Sinopoli, segretario della Flc–Cgil, il ministro dell’«istruzione e del merito» Giuseppe Valditara, in un’intervista a Il Foglio, ha sostenuto che «l’egemonia della Cgil sulla scuola è finita». Cosa risponde?
È l’ossessione vittimistica delle destre che, per legittimarsi, parlano di un’ «egemonia» della «sinistra». Non è la prima volta che un ministro attacca la Cgil per dividere i sindacati e delegittimare la rappresentanza sindacale nella scuola. Le provocazioni quotidiane di Valditara inviano messaggi all’opinione pubblica e a una parte della categoria che soffre di una crisi di identità profonda. Così nasce la sua pedagogia dell’umiliazione o l’idea della «scuola di cittadinanza» contrapposta al reddito di cittadinanza. È un’idea conservatrice e pre-costituzionale di una scuola che sorveglia e punisce.

Dove vuole arrivare questo ministro?
Vuole tornare a un ipotetico passato pre-sessantottino dove tutto funzionava. Ovviamente non è vero. La sua è un’illusione retrospettiva che si combina con la modernizzazione reazionaria ispirata alla «meritocrazia», un concetto così caro al governo da avere cambiato il nome al ministero dell’Istruzione che già aveva perso il concetto di «pubblica».Vogliono smantellare la scuola democratica della Costituzione per una più classista che sancisce un sostanziale e pericoloso ritorno al passato gentiliano e autoritario.

Continuano a dichiarare morto il Sessantotto. Perché è così vivo questo fantasma?
Perché vogliono prevenire la rinascita di movimenti anti-autoritari nella scuola e nella società. Fa parte di quella che i teorici dell’estrema destra chiamano «guerra culturale». Un concetto che confondono con l’«egemonia» di Antonio Gramsci, ma senza lotta di classe. Impongono dall’alto comandi, norme e principi morali. Simulano una parvenza di liberalismo e praticano il revisionismo storico come ha detto Enzo Traverso a Il Manifesto a proposito della circolare sul comunismo. Valditara confonde la storia con le sue opinioni. La grande stagione della partecipazione dei lavoratori, degli studenti e dei docenti a partire dagli anni Sessanta e Settanta è stata la manifestazione di un’autonomia di cui ha beneficiato anche il sindacato nella scuola. Non era l’egemonia «della Cgil», ma di una società conflittuale e democratica.

Valditara ha sostenuto anche che lo «sciopero nella scuola non tira più» e riporta le percentuali modeste di adesione alle vostre ultime proteste. Sono dati difficili da smentire…
Siamo i primi a riconoscere che negli ultimi anni la partecipazione si è ridotta. Più che gioirne, il ministro dovrebbe preoccuparsene. Questa è una spia della più ampia crisi della democrazia. Lo sciopero non è archiviato, per esempio ha cambiato la «riforma» di Renzi. Organizzarne uno è fare pedagogia democratica. Ma serve tornare a credere che le cose possano cambiare attraverso il conflitto.

Perché la scuola oggi è sfiduciata?
È uno degli effetti di una politica che l’ha massacrata imponendo, da quasi 25 anni, una deriva aziendalista alla quale hanno partecipato sia le destre che le sinistre neo-liberali. Noi ci siamo opposti alle contro-riforme che l’hanno trasformata in un attore funzionale al mercato e umiliato i docenti e il personale amministrativo con i tagli e i bassi salari.

Valditara dice invece di averli aumentati…
Più che altro ha usato fondi per un contratto scaduto da anni. Sono stati stanziati dai precedenti governi. Quello di Draghi non è stato nemmeno in grado di investirli. La scenata di ieri serve a nascondere il fallimento della sua capacità di rappresentare e governare al meglio l’istruzione in occasione della sua prima prova importante, la legge di Bilancio. Sulla scuola presenta un provvedimento senza investimenti, deludente e regressivo. Per il rinnovo del contratto non c’è un euro, mentre l’inflazione è al 12%. Cosa vuole fare il ministro?

Avete perso iscritti come sostiene Valditara?
L’inesperienza, e una certa difficoltà a comprendere i dati, fanno dire al ministro cose che non rispondono alla realtà. Dal 2001 ad oggi si è dimezzato lo storico distacco con la Cisl scuola da circa 50 mila a 23 mila iscritti di oggi. Alle elezioni delle Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) abbiamo invece avuto 4.535 voti in più. Noi siamo a 262.872, la Cisl a 234.155. Dunque: sono più di 28.717 voti in totale.