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Si riparla di riduzione di un anno della durata delle superiori

l’ipotesi di accorciare di un anno l’attuale quinquennio della secondaria superiore.

26/11/2012
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Tuttoscuola


Mentre a Palazzo Chigi, a latere della discussione sull’atto di indirizzo per gli scatti di anzianità, si parlava anche informalmente di riforma del percorso scolastico, a viale Trastevere al Miur si riuniva nuovamente la commissione voluta dal ministro Profumo per approfondire le varie ipotesi sull’argomento. La concomitanza della ripresa della discussione su una riforma molto cara a Profumo per verificare la praticabilità della riduzione del percorso scolastico degli studenti (in gergo burocratico, l’itinerario scolastico), lascia intendere che il ministro non intende demordere e probabilmente vuole lasciare al suo successore un progetto completo per tracciare una proposta di possibile fattibilità per ridurre il percorso scolastico da tredici a dodici anni.

Scartata l’ipotesi di anticipare a cinque anni l’avvio dell’obbligo scolastico per il possibile effetto della doppia annualità di partenza e della determinazione di un’onda anomala lunga dodici anni con l’aumento del 20% dell’organico di scuola primaria; scartata anche l’ipotesi di ridurre di un anno la parte centrale del percorso, proposta con insuccesso dodici anni fa dal ministro Berlinguer e non gradita a buona parte della categoria, è rimasta soltanto l’ipotesi di accorciare di un anno l’attuale quinquennio della secondaria superiore.

E sembra proprio che di questa ipotesi si sia parlato informalmente a Palazzo Chigi.

Ridurre di un anno la durata della secondaria superiore appena riformata potrebbe essere, dunque, l’obiettivo su cui sta lavorando il ministro che ha dichiarato come si stia pensando alla “scuola del futuro per arrivare - ha affermato - al 2014 con un lavoro preliminare alle spalle”.

Il progetto è tecnicamente il più facile da attuare (“basta” fermare il percorso al quarto anno con doppio esame di maturità), ma avrebbe conseguenze pesantissime, perché porterebbe alla riduzione del 20% delle 220mila cattedre attualmente esistenti. Si perderebbero circa 44 mila posti di docente.

Dopo lo scampato pericolo dell’aumento di sei ore settimanali a retribuzione invariata, per i professori delle superiori si affaccia una nube ancora più minacciosa.

 


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