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Secolo XIX-Insegnanti? "Categoria da rifondare"

Insegnanti? "Categoria da rifondare" Presentato il quarto "Quaderno" sulla scuola dell'associazione di ricerca "Trellle" guidata dal presidente esecutivo Attilio Oliva "Il corpo docente è composto...

03/07/2004
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Il Secolo XIX

Insegnanti? "Categoria da rifondare"
Presentato il quarto "Quaderno" sulla scuola dell'associazione di ricerca "Trellle" guidata dal presidente esecutivo Attilio Oliva
"Il corpo docente è composto per il 30 per cento da "bravi" e per il 49 per cento da "adeguati". Gli altri sono "inadeguati""
Gli insegnanti, oggetto dell'amore-odio delle famiglie, delle critiche più feroci, delle difese più viscerali, sono una categoria di lavoratori da rifondare. E quindi da rilanciare. Essi stessi - così tradizionalmente restii a smuovere lo stato delle cose (dove tutti sono ugualmente considerati, stesso stipendio per diversissime attitudini, dove nessuno è giudicato per il proprio lavoro) - cominciano a manifestare insofferenza. Essi dicono di se stessi (ricerca Irre su duemila 493 intervistati) che il corpo docente, appunto, è composto per il 30 per cento da "bravi", il 49 % da "adeguati", il 21 per cento da "inadeguati". "Perché allora non studiare un sistema di sviluppo professionale che collochi gli insegnanti a tre livelli - "eccellenti", "esperti" e "ordinari" e quindi diversamente retribuiti - per stimolare tutti a crescere professionalmente e per offrire di più a chi da di più? Perché non dare agli eccellenti, che non dovrebbero essere più del 20 per cento del corpo insegnante, il 50 per cento in più dello stipendio, e agli esperti, che non dovrebbero essere più del 50 per cento, il 25 per cento in più? Insomma perché questo complesso mestiere non può essere meglio retribuito, fermo restando la funzione unica, con questa articolazione in tre livelli?". Questa rivoluzionaria proposta è insita nella ricerca dell'associazione Trellle "Quali insegnanti per la scuola dell'autonomia: dati, analisi e proposte per valorizzare la professione", presentata ieri a Roma davanti al ministro Letizia Moratti, Andrea Ranieri della segreteria nazionale Ds, Renzo Dionigi e Giuseppe Silvestri rettori dell'università Insubria e di Palermo, Domenico Chiesa presidente del Cidi, Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti, Roberto Persico, presidente dell'Associazione didattica e innovazione e Maurizio Salvi, presidente dell'A.Ge, associazione italiana genitori. Ad esporre i risultati della ricerca Attilio Oliva presidente esecutivo di Trellle, l'associazione oramai lanciata in una efficace e approfondita analisi della scuola italiana. Con relativi suggerimenti che il ministero non sottovaluta. L'associazione è al suo quarto "quaderno", supportato come i precedenti da diverse fondazioni bancarie.
Forse questa è la ricerca che più inquieta e quindi che più stimola. Partendo da alcune questioni ancora molto aperte in Italia: come sono stati formati, selezionati ed aggiornati fino ad oggi gli insegnanti, come sono stati preparati e incentivati ad affrontare difficoltà crescenti della scolarizzazione di massa. Ed infine: vanno premiati l'impegno e la capacità professionali verificati e riconosciuti nell'ambiente scolastico?
I ricercatori di Treellle hanno analizzato le cause del malessere percepito sia dagli stessi insegnanti sia dalla comunità, fra le quali spicca una insufficiente formazione, l'ambiente di lavoro troppo rigido e burocratizzato ( con una gestione centralizzata del Miur di ben 820 mila insegnanti, 270 mila Ata, 400 mila precari) la carenza appunto di diversificazione di ruoli e responsabilità nel corso del servizio, il declino del prestigio sociale e la mancanza di riconoscimenti simbolici, la scarsa gratificazione economica, l'assenza di valutazione dei meriti. Dunque: " l'obiettivo strategico è migliorare gli apprendimenti degli studenti, valorizzando la professione e rendendola più attraente ed elevando la professionalità media degli insegnanti". Quindi fra le proposte non solo i tre livelli di cui sopra, (non dimenticando che in Italia non esiste una stima degli insegnanti "inadeguati", mentre in Inghilterra un'agenzia indipendente che ispeziona tutte le scuole del Regno ne ha stabilito un 3 per cento) ma anche una operazione di profonda modifica della formazione iniziale (con una laurea specifica abilitante che azzeri concorsi nazionali e regionali, con una selezione a numero chiuso finalizzata all'effettivo reclutamento) e continua.
"Ma va cambiato anche il metodo di reclutamento - incalza Oliva - perché gli insegnanti devono esser scelti, tra gli abilitati dello Stato, dalle scuole in pieno regime di autonomia. Scelti dai dirigenti scolastici che possono farlo a pieno titolo in quanto responsabili in toto, e seguendo il criterio del fabbisogno della scuola. Bloccando così il perverso meccanismo della centralizzazione, sterilizzando le graduatorie fino ad esaurimento".
Infine si propone al Ministero, che non sembra insensibile al tema, una legge sullo stato giuridico degli insegnanti, i loro diritti, i loro doveri. "Gli insegnanti, all'interno del Testo Unico del 1954, risultano ancora essere impiegati civili -spiega Attilio Oliva - per questo non sono sanzionabili per motivi disciplinari, per questo in caso di ricorso al Tar risultano intoccabili".
Resta da dettagliare e sperimentare il modello di valutazione degli insegnanti, quale l'"eccellente" e quale no? Un problemino mica da ridire in una "massificazione" radicatissima. Conclude Oliva. "Si sta studiando un metodo per formalizzare quello che tutti sanno in maniera informale. Chi sa chi sono gli insegnanti bravi? Oltre le famiglie, lo sa la scuola, lo sanno gli insegnanti stessi. Anche questa è la scuola dell'autonomia".

Donata Bonometti
02/07/2004


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