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Sarà ammesso alla Maturità solo chi sostiene i test Invalsi

Circolare del ministero: non serve la sufficienza. Fioramonti contrario: ma è la legge

26/11/2019
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Corriere della sera

Gianna Fregonara

Gli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori dovranno sostenere le prove Invalsi in programma in tutta Italia dal 2 al 31 marzo 2020 per essere ammessi alla Maturità. Non importa se il risultato del loro test sarà sufficiente o no, quel che conta è averlo sostenuto.

Entra così in vigore una delle ultime novità introdotte nell’ambito della riforma della Buona Scuola, che lo scorso anno invece il ministro Marco Bussetti aveva rinviato. Ad annunciarlo non è il ministro Lorenzo Fioramonti, in questi giorni in missione in Cina, e da sempre apertamente contrario a rendere obbligatori i test: lo chiarisce, dopo mesi di incertezze, una circolare che il Miur ha inviato a tutte le scuole. Fioramonti, in serata, si limita a confermare il paradosso: lui resta «personalmente dell’opinione che queste prove vadano ripensate: possono comunque essere utili a evidenziare le fragilità del nostro sistema di istruzione». E dunque? Alza bandiera bianca e dà il suo ok a quello che ha sempre definito «un ulteriore onere» per le scuole: «Ma interpreto con prudenza e responsabilità il ruolo di ministro, e in questo caso ci sono dei passaggi di legge da rispettare».

Gli studenti in primavera dovranno rispondere ai test di italiano, matematica e inglese, materia per la quale potranno ottenere un’attestazione del livello in reading e listening da usare nel curriculum. In fondo per loro non è una gran sorpresa: lo scorso anno le prove (senza obbligo) si sono svolte nel 96,4 per cento delle classi di quinta superiore. Resta ora solo da chiarire come sarà la seconda prova della Maturità, quella di indirizzo: se sarà mista come lo scorso anno oppure di una sola materia come in passato.

Fioramonti nei giorni scorsi si era dilungato sulla modifica della prima prova nella quale ridiventa obbligatoria una traccia storica e sull’abolizione della pesca delle tre buste al colloquio, introdotta dal suo predecessore.

Era in Buona Scuola

Era già previsto dalla legge sulla Buona Scuola, ma Bussetti aveva rinviato l’obbligo

Ma della novità più importante non aveva parlato. Ci pensa la dirigente del Miur Carmela Palumbo che nella sua circolare precisa che «non essendo intervenuto alcun differimento dell’entrata in vigore» delle norme esistenti, «ai fini dell’ammissione dei candidati all’esame di Stato» oltre alla frequenza scolastica e al profitto è necessaria «anche la partecipazione alle prove predisposte dall’Invalsi e alle attività dei percorsi per le competenze trasversali», cioè l’ex Scuola-lavoro.

Soddisfatta la viceministra Anna Ascani (Pd), che in questi mesi si è battuta per l’obbligatorietà dei test: «È necessario avere il test in tutte le scuole per avere un quadro chiaro e completo delle criticità per poter intervenire dove serve». Si divide invece la maggioranza: i renziani come Toccafondi applaudono mentre Leu con Fratoianni chiede un ripensamento. I presidi apprezzano l’Invalsi ma protestano per l’eliminazione delle buste al colloquio: «Garantivano al massimo la parità di trattamento tra gli studenti». Annuncia manifestazioni anche l’Unione degli studenti, da sempre tra gli oppositori delle prove nazionali: «Il ministro ritiri subito la circolare o scenderemo in piazza».


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