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Repubblica/Milano: Fioroni: la scuola non deve dividere

Materne, l´attacco del ministro. Moioli: strumentalizzazione politica

23/12/2007
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la Repubblica

Il responsabile della Pubblica Istruzione cita papa Giovanni: il cammino comune è un dono da tenere stretto
L´assessore: la mia circolare non è per nulla razzista. De Corato: noi dobbiamo applicare la legge

LUIGI BOLOGNINI

La circolare del Comune che nega l´iscrizione alle materne ai figli degli immigrati senza permesso di soggiorno continua a suscitare polemiche e dibattito. Ora interviene anche il ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni. Che, da buon cattolico, cita un aneddoto di Giovanni XXIII che andò in treno a Loreto con due potenti della Terra, che discutevano della guerra fredda, di reciproche diffidenze, preoccupazioni, paure: «Si fermarono alla stazione e videro scendere gente dalle montagne, altri dalla pianura, contadini, professionisti, famiglie. Papa Giovanni disse: "Vengono ognuno con la propria storia, la propria sofferenza, i propri dolori, le proprie gioie, la propria tradizione e la propria cultura. Vengono da lontano e vengono divisi. Quello che a noi deve importare è che da oggi camminano insieme verso una meta comune». Così deve succedere anche nelle scuole: «Il cammino comune tra persone con culture diverse, anche nelle aule, è un dono al quale il nostro Paese non può rinunciare. Chi ha paura è perché non si sente solido». Un apologo che l´assessore ai Servizi Sociali, Mariolina Moioli, condivide «parola per parola». Però? «Però il cammino comune va fatto nel rispetto di tutti e delle regole, nella legalità e con un governo che dialoga e collabora con gli enti locali. Io da Fioroni non ho niente da imparare: a Milano ci sono 170 scuole di infanzia comunali e 20 statali, e anche in queste dobbiamo fare noi programmi di intervento per supplire alle carenze».
Altra reazione di giornata è del deputato radicale Donatella Poretti, che ha presentato un´interrogazione proprio a Fioroni e al ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero: «Il nostro Paese non può accettare provvedimenti del genere. Impedire a minori stranieri l´accesso ai servizi essenziali educativi, negando loro scolarizzazione, socializzazione, istruzione ed educazione, significa costringerli ad ereditare le colpe dei padri e a essere puniti per esse». Parole a cui l´assessore preferisce non rispondere. E invece confessa il disagio per questa vicenda: «Francamente non mi aspettavo certe polemiche, mi sembrava che quella circolare andasse verso una maggior integrazione, altro che razzismo come mi ha accusato il ministro Ferrero. Mi spiace, c´è stata strumentalizzazione politica che ha impedito di capire. E poi che cosa dovevo fare? Mettere in graduatoria figli di irregolari levando posti chi ne ha più diritto?».
In suo soccorso arriva anche il vicesindaco Riccardo De Corato: «È paradossale che noi veniamo accusati da ministri della Repubblica di non violare la legge. La Bossi-Fini impone che gli stranieri senza casa e lavoro vadano espulsi. Se un bambino si presenta coi genitori clandestini cosa facciamo? Iscriviamo il figlio e segnaliamo alla polizia i genitori? Noi dobbiamo applicare la legge. Vogliono abrogarla? Ci provino».


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