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Repubblica-I DOCENTI NEL VORTICE DELL'ATENEO-AZIENDA

I DOCENTI NEL VORTICE DELL'ATENEO-AZIENDA Mentre la trasformazione scava, la lingua dell...

06/06/2004
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la Repubblica

I DOCENTI NEL VORTICE DELL'ATENEO-AZIENDA


Mentre la trasformazione scava, la lingua della burocrazia ministeriale manda ovviamente segnali. Il superiore ministero e giù per li rami rettorati, facoltà, dipartimenti vogliono stanare i neghittosi e sapere che cosa producono. Vogliono la lista dei prodotti.
Nell'uso corrente della case italiane per prodotti si è soliti intendere il vim, l'aiax, il viakal, il rioazzurro, eccetera; per il superiore ministero per prodotto si intendere l'articolo, la comunicazione ad un convegno (regionale, nazionale, internazionale, globale), il saggio: in un libro di altri, il libro tutto di produzione propria, il brevetto, la formula segreta, eccetera.
Una rivoluzione linguistica non da poco. Alla richiesta della colf di portare i prodotti, il docente interdetto non saprà d'ora in poi che cosa portare a casa se il vim o il suo prezioso ultimo articolo. V'è da supporre che nell'era berlusconian-morattiana la merce si sia liberata dalle sue catene (ma non doveva essere l'umanità?) ed è divenuta spirito. Sulla torsione hegeliana del passaggio, molti filosofi universitari sono già all'opera in modo da non essere colti impreparati alla prossima raccolta dei prodotti. V'è di più. Qualche filologo (razza poco produttiva, non sta sul mercato), memore dei lavori di un illustre collega tedesco, autore di un libro-glossario sulla trasformazione dei significati delle parole in epoca nazista, si è già messo all'opera per catalogare la trasformazione della lingua nell'epoca dell'università come azienda. E si attende riconoscimenti e finanziamenti.
Dunque, da qualche mese a questa parte i professori universitari sono agitati, irascibili, portano nelle occhiaie i segni di notti insonni e piene di incubi. Ed hanno ragione. Perché se è facile elencare i propri "prodotti", diventa complicato se i prodotti vanno incasellati, per meglio consentirne la classificazione e soprattutto la graduatoria, dentro griglie ferree di identificazione. Ho scritto un articolo? ma questo articolo è pubblicato da una rivista locale, nazionale, internazionale? è sottoposta al controllo di referee? qual è il codice, la barra, il nickname?
Per carità niente di scandaloso. Ciò che è scandaloso è la trasformazione del catalogo, di cui ogni intellettuale, in nome di un suo dongiovannismo sublimato, va fiero - "esibisco la mia bibliografia", è la sua frase preferita -; in una vessazione che conserva una traccia antiintellettuale. Non vorrei essere frainteso. Non credo che il lavoro intellettuale non sia un lavoro materiale - Mao mi ha vaccinato - ma l'uso del termine prodotto per la connotazione corrente che ne ha, indica una volontà di degradazione e di rivalsa che toglie all'attività intellettuale di un docente universitario il margine che la separa, la fa diversa e più complessa del produrre in un'azienda bella e progressiva che sia.
Ma v'è un altro aspetto dell'operazione "scheda prodotti" che va illuminato. Superata l'antipatia per la parola prodotto, il docente, secondo circolare, è tenuto a segnalare uno o al massimo due prodotti da presentare al proprio Dipartimento. Attenzione: il prodotto va accompagnato da un "abstract" che descrive che cosa è, a che serve, come va usato, se è nocivo ai bambini. L'abstract è più importante del prodotto: in mancanza di esso si è subito squalificati dal responsabile d'area (ovviamente scientifica) al quale il dipartimento ha affidato la visione della merce. In un ambientino, com'è quello universitario, è inevitabile che, criteri oggettivi a parte, scattino faide e ripicche. In una successiva riunione il responsabile d'area o la commissione ad hoc - imediatamente identificatasi con la Cassazione dello Spirito - esibisce l'elenco di quanti e quali prodotti visionati siano degni di essere a sua volta inviati al rettore, e credo ad un consiglio di esperti, che a loro volta, secondo ferree procedure e regole tassative del superiore ministero, farà nei prossimi giorni una seconda scrematura segnalando al ministero stesso i "prodotti di eccellenza". In base a questi prodotti di eccellenza il Ministero deciderà, l'ammontare dei finanziamenti da assegnare alla ricerca per le singole università.
Tra i criteri che aprono la porta dell'eccellenza c'è naturalmente la internazionalizzazione del prodotto che ovviamente deve essere confezionato in inglese. Non so se nel frattempo sono mutate le regole che penalizzavano quanti, in tempi non sospetti, esibivano pubblicazioni in altre lingue ai concorsi. Il sospetto è che l'internazionalizzazione sia una versione aggiornata dell'eterno provincialismo italiano (tu vo' fà l'americano) e giusto nel momento in cui si avverte il pericolo che la globalizzazione si possa tradurre soltanto in un pensiero unico: "o paradigma americano" come mi dice da anni un illustre filosofo italiano della politica. Per non essere presi alla sprovvista e subito squalificati, suggerirei che le università siciliane in consorzio si dotassero di una University Press in grado di accogliere i titoli (anche in italiano?) dei propri docenti, dandosi da subito un rango internazionale.
Titoli. Ecco la scheda poteva chiamarsi "scheda titoli". Poco aziendale, nevvero? E che ne direste di "scheda titoli e azioni"?
PIERO VIOLANTE


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