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'Repubblica' choc: in classe gli Itp stanno a guardare!

Sta facendo discutere la rivelazione di 'Repubblica' sulla ipotetica volontà del ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, di voler rivedere la formulazione degli insegnamenti degli istituti tecnici e professionali

18/11/2013
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La Tecnica della Scuola

 

di Alessandro Giuliani

Il quotidiano romano sostiene che il ministro Carrozza sarebbe in procinto di riformare tecnici e professionali rimodulando le materie settimanali: l’obiettivo è eliminare il “numero elevato di insegnanti tecnici ‘in compresenza’ che, in alcuni istituti, semplicemente non servono. Fanno solo lievitare i costi”. Col risultato “di avere in classe un docente laureato che continua a fare il lavoro che ha sempre fatto e un docente tecnico che sta a guardare”. Ogni commento sul vero ruolo degli Itp, sull’importanza nelle scuole del ‘fare’ quanto si apprende a livello teorico, appare superfluo. Anche il Miur prende le distanze: nessuna riforma in atto.
Sta facendo discutere la rivelazione di 'Repubblica' sulla ipotetica volontà del ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, di voler rivedere la formulazione degli insegnamenti degli istituti tecnici e professionali. In particolare, per il quotidiano romano sarebbe ormai impellente l’esigenza di eliminare le copresenze dei docenti teorici con gli Itp, gli insegnanti tecnico pratici che conducono le esercitazioni in laboratorio.
Con una formulazione a metà tra il semplicistico e il luogo comune, il cronista giustifica anche le intenzioni che sarebbero state espresse dal titolare del dicastero di Viale Trastevere: in talune classi sarebbe il caso di “rimuovere le ridondanze e i vuoti (entrambi) creati dalla riforma Gelmini. Con la Gelmini – sostiene ancora il quotidiano - si è ridisegnato il quadro orario degli istituti tecnici nel nome dei tagli alla spesa riducendo drasticamente le ore di materie di indirizzo e inserendo nell’organico un numero elevato di insegnanti tecnici ‘in compresenza’ che, in alcuni istituti, semplicemente non servono. Fanno solo lievitare i costi”.
Sempre nell’articolo vengono riportati degli esempi forniti da alcuni docenti. “Nel corso Costruzioni, territorio, ambiente (ex geometri) – continua Repubblica - sono previsti insegnanti in compresenza per informatica, fisica, chimica, tecniche di rappresentazione grafica, estimo, tecnologia delle costruzioni e impianti, topografia”. La conclusione è, almeno per un addetto ai lavori, davvero sconvolgente. “Bene, il risultato è quello di avere in classe un docente laureato che continua a fare il lavoro che ha sempre fatto e un docente tecnico che sta a guardare”.
Con chiosa finale che trova anche i colpevoli delle mancate risorse fornite scuola per far aggiornare tutti i docenti. “Questa sovrapposizione negli anni si è rivelata inutile e ha sottratto risorse ai corsi di aggiornamento, per le discipline tecniche fondamentali, e all’acquisto di strumentazione tecnica adeguata”.
Ogni commento appare superfluo. Qualsiasi persona che conosce la scuola superiore italiana e la strutturazione della didattica degli istituti tecnici e professionali sa bene che le cose non stanno così. Lo sa bene anche il ministro Carrozza, la cui portavoce “ ha precisato che all'ordine del giorno del ministro non c'è la riforma degli istituti tecnici e professionali

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