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Organico di rete, progettualità e innovazione didattica

di Simonetta Fasoli

28/08/2014
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ScuolaOggi

L'annunciato piano governativo per la scuola, di cui si attendono le Linee guida (dopo il CdM del 29 p.v.) ha acceso i riflettori sul nostro sistema formativo, in questo scorcio d'estate, provocando come era prevedibile già una serie di reazioni, commenti e prefigurazioni, ampiamente rappresentati in questi giorni sugli organi di stampa e sui mezzi di informazione.

Manca ancora la principale e completa fonte di informazione, costituita dal testo atteso, mentre disponiamo di dichiarazioni “ufficiali” (ministro Giannini al Meeting di CL) significative ma parziali e controverse. C'è da augurarsi che l'iniziativa dell'Esecutivo, una volta tradotta in un testo che già nella denominazione (“Linee guida”) allude ad una visione sistemica, faccia emergere quell'organicità e coerenza che da tempo il mondo della scuola e in generale le politiche della conoscenza a buon diritto si aspettano. Per ora, nelle anticipazioni di cui disponiamo, emergono orientamenti che sembrano voler investire nodi strategici e punti nevralgici dell'intero sistema.

Su tale sfondo di riferimento intende collocarsi questo contributo, selezionando uno di quei nodi, e precisamente quello che si richiama al cosiddetto “organico funzionale di rete”, che comunque va inserito nel capitolo più articolato e complesso delle politiche del personale e della gestione complessiva delle risorse. Sarà utile ricordare che il più pertinente riferimento normativo, al riguardo, va individuato nell'art. 50 del Decreto legge 9 febbraio 2012, n. 5, ai punti c) e d). Ma per una disamina più puntuale della questione, è opportuno tener presente in un combinato disposto anche il punto b) (“definizione, per ciascuna istituzione scolastica, di un organico dell'autonomia, funzionale all'ordinaria attività didattica, educativa, amministrativa, tecnica e ausiliaria, alle esigenze di sviluppo delle eccellenze, di recupero, di integrazione e sostegno agli alunni con bisogni educativi speciali e di programmazione dei fabbisogni di personale scolastico, anche ai fini di una estensione del tempo scuola”). Infatti, l'ottica da cui si intende guardare è quella che permette, a certe condizioni, di creare una circolarità virtuosa tra organico di rete, progettualità e innovazione didattica. Sappiamo che questi aspetti del provvedimento che si attende investono temi sensibili di natura sindacale e professionale, crucialità che toccano i diritti di chi lavora non meno che storie di vita e perfino destini sociali. Consapevoli dunque della parzialità del punto di vista assunto, poniamo in questa sede l'attenzione sui risvolti di carattere organizzativo-gestionale, didattico, e sulle potenziali ricadute che essi, nel loro insieme, lasciano intravedere sull'efficacia del sistema e sulla qualità dei suoi esiti.

La domanda da cui sembra opportuno partire, infatti, è la seguente: l'organico di rete è semplicemente una risposta improntata a puri criteri di “razionalizzazione” (termine che suscita comprensibili inquietudini e motivati sospetti, in tempi di tagli lineari...) o può essere considerato una leva strategica per perseguire l'effettivo miglioramento del modo concreto di “fare scuola”, sul duplice versante dello sviluppo professionale e della garanzia del diritto all'apprendimento e alla qualità della prestazione? Se, infatti, è verosimile solo la prima alternativa, verrebbe da dire che siamo ben lontani da una qualsiasi idea di “riforma”, men che meno “epocale”. Anzi, saremmo al ritorno dell'identico. Sotto questo profilo, l'antecedente più vicino, quello della DOA (Dotazione Organica Aggiuntiva) starebbe a confermare le nostre perplessità. Chi ne ha avuto diretta o indiretta esperienza, sa che quel dispositivo non ha contribuito in modo significativo a migliorare né le condizioni di lavoro dei docenti né la qualità dell'offerta formativa (considerazione che ovviamente esclude, come sempre, eventuali, luminose eccezioni...). Insomma, il punto nodale è questo: se l'organico di rete rappresenta solo un modo di riordinare il complesso e farraginoso sistema di attribuzione delle risorse per l'assegnazione delle supplenze, siamo di fronte ad un provvedimento che varrà (forse) a semplificare la gestione quotidiana delle scuole, ma è poco o nulla rilevante sul piano della qualità dell'insegnamento/apprendimento. Se, invece (come ci si augura) vale la seconda delle due alternative nella domanda posta, e se ha senso il riferimento all'art. 50, punto b), qui integralmente riportato, allora conviene esplorare più attentamente la questione e cercare di fare qualche ipotesi sulle condizioni di fattibilità delle finalità in quel passaggio indicate.

Attribuire all'organico di rete una funzione strategica di miglioramento e di sostegno all'innovazione didattica comporta, dunque (si propone una prima ricognizione certo non esaustiva):

1)      una contestuale rivisitazione dei criteri di costituzione ed individuazione delle reti territoriali, sottratta a qualsiasi meccanismo dettato da contingenze e finalità estranee alla progettualità formativa del territorio;

2)      una riformulazione dell'idea stessa di “territorio”, anche in senso culturale, che comprenda oltre che elementi materiali di localizzazione, anche fattori di analogia e compatibilità tra progetti e competenze professionali non necessariamente legati ad un preciso contesto territoriale;

3)      una presa in carico effettiva dei processi e delle procedure, anche di natura gestionale, che individui luoghi decisionali, soggetti e attori della progettualità di rete, in modo trasparente, anche ai fini della definizione delle risorse, umane e materiali.

4)      un “sistema composto” di criteri per la definizione e l'utilizzazione delle risorse di rete che distingua a monte il fabbisogno relativo alla copertura delle supplenze temporanee/brevi (con i relativi dispositivi previsionali, anche di tipo statistico) da quello correlato alla realizzazione dei progetti metodologico-didattici in cui si articola la progettualità territoriale. In continuità con le considerazioni fin qui svolte, soltanto questa seconda tipologia, a rigore, può propriamente costituire un organico funzionale di rete, in coerenza con l'autonomia scolastica delineata dal D.P.R. 275/99,

5)      un'azione strutturale di coordinamento, di natura orizzontale e non gerarchica, a livello della rete, che promuova e supporti all'interno delle istituzioni scolastiche coinvolte le opportune iniziative di ricerca e di innovazione. In questo modo si può assicurare la circolarità tra progettualità ordinaria e progetto/i di rete, con riferimento anche all'interscambio professionale, alle modalità di monitoraggio e di valutazione degli esiti in termini di sviluppo professionale e di miglioramento dei processi formativi a livello di singole unità.

6)      un'azione sistematica mirata a rendere “leggibili” i progetti, sia nella fase ideativa che in quella attuativa, attraverso strumenti agili e non burocratizzati, tali da permettere di “interrogare le esperienze” a distanza di luogo e di tempo, con l'obiettivo di “aprire le reti” al di là dei loro confini e capitalizzare le competenze, permettendo la circolarità di saperi esperti e contestualizzati.

7)      la predisposizione di un sistema di banca-dati, con un'articolazione che contempli dimensioni territoriali via via più comprensive, per costruire in prospettiva un quadro sincronico e diacronico della/e progettualità di rete. Ciò anche ai fini di una complessiva previsione delle risorse e una non meno rilevante costruzione di un quadro unitario, benché articolato, dei processi innescati.

La ricognizione svolta, come si è detto provvisoria e di certo parziale, può finire qui. Nella sua parzialità chiama comunque in causa altri aspetti, necessariamente lasciati fuori dal campo di questo contributo, che meritano altre mirate elaborazioni. Uno fra tutti: la formazione degli insegnanti, dei dirigenti scolastici, di tutti gli operatori della scuola, che nelle distinte funzioni e specificità sono coinvolti nei processi di innovazione. Non si tratta, infatti, di intervenire con un restyling più o meno accentuato, né di immaginare un disegno complessivo che faccia calare sulla scuola l'ennesima, annunciata, abbozzata, “riforma” più o meno illuminata. Si tratta di ridare alla scuola, e più in generale all'universo della conoscenza, la capacità di ritrovare ed esprimere le sue energie vive: non più terminale muto o comunque inascoltato di provvedimenti, ma a pieno titolo co-costruttore di un nuovo progetto culturale.


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