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Manifesto-E adesso il ministro si deve dimettere"

E adesso il ministro si deve dimettere" Alba Sasso, Ds: "Incompetenza e caos. Ritirino il decreto e la circolare". Sul caso Napoli: "Un teatrino" CI. GU. ROMA Da quando, come componente della comm...

15/01/2004
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il manifesto

E adesso il ministro si deve dimettere"
Alba Sasso, Ds: "Incompetenza e caos. Ritirino il decreto e la circolare". Sul caso Napoli: "Un teatrino"
CI. GU.
ROMA
Da quando, come componente della commissione cultura, ha tra le mani il fascicolo sul primo decreto della riforma Moratti ripete: "E' illegittimo". E ieri ha tuonato contro la circolare sulle iscrizioni: "Un atto di scorrettezza istituzionale". Alba Sasso, deputata dei Ds, è infuriata: da un lato una riforma che boccia su tutta la linea, dall'altra un ministro che lascia molto a desiderare circa il rispetto delle normali regole istituzionali. In più, ieri, "lo strano caso" Angela Napoli, che prima si dimette e poi torna indietro.

Onorevole, come giudica la decisione della sua collega?

Un teatrino, si riscrivono continuamente le regole del gioco. Per quel che mi riguarda rimango dell'idea che la circolare emanata dal ministro sia stata una grave scorrettezza istituzionale. La questione delle dimissioni dell'onorevole Napoli rimangono agli atti, poi ognuno si prende le sue responsabilità. Di fondo, rimane un problema politico: il decreto è stato fortemente contestato in tutte le audizioni che abbiamo tenuto. La prassi politica vorrebbe che ci si fermasse, a questo punto. Anche noi pensiamo sia il caso che il decreto e la circolare vengano ritirati. Anzi, di fronte a tutto questo caos e all'incompetenza dimostrata, penso proprio che il ministro dovrebbe dimettersi.

Lei parla di "scorrettezza istituzionale" rispetto all'emanazione della circolare. Ma non è la prima volta...

Infatti: intanto il decreto in discussione è stato mandato alle camere prima ancora di avere il parere della Conferenza unificata stato-regioni, e quindi noi diamo il parere sul decreto originario. E questa, credo, sia stata una notevole scorrettezza. Ma la scorrettezza più grande è emanare questa circolare nel momento in cui non ci sono ancora i parereri delle competenti commissioni - parere non vincolante ma obbligatorio - e in assenza del passaggio in Consiglio dei ministri, in cui si possono accettare emendamenti oppure variare il provvedimento così come era stato mandato al parlamento.

Fin qui le scorrettezze. E l'illegittimità del decreto?

Gli aspetti sono diversi, ne cito uno: in allegato al decreto, abbiamo trovato i programmi scolastici. Secondo la legge, i programmi dovrebbero essere definiti con regolamento e sottoposti al parere del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, della Corte dei conti e del Consiglio di stato. Il regolamento, insomma, passa per ulteriori approvazioni, mentre così diventano legge, cosa che non è mai avvenuta nella nostra storia.

Ma cosa dicono questi programmi, che scuola prefigurano?

Una scuola molto arretrata dal punto di vista culturale. Faccio qualche esempio: i programmi di storia riprendono l'idea degli esempi illustri, non c'è la rivoluzione industriale e non si capisce perché. E poi tutti i programmi guardano con insistenza a finalità comportamentali. Non a valori intrecciati a conoscenze. Si tratta proprio di un'etica imposta per legge

Torniamo alla circolare della discordia. Lei perché si oppone all'anticipo scolastico?

Innanzitutto penso che, per quanto riguarda la scuola dell'infanzia, in questo modo la si metta in discussione come "scuola", accentuando la funzione di custodia. In pratica, si torna all'asilo. E poi mi chiedo: ci sono le risorse in termini di strutture, professionalità, edilizia per aprire la scuola anche ai bambini di due anni e mezzo? La scuola italiana ha delle esperienze riuscite per queste fasce d'età. Sembra proprio che questa riforma voglia cancellare tutto ciò che di buono c'è nella scuola italiana. Per quanto riguarda l'anticipo alle elementari quello che mi preoccupa di più è che sia "a domanda", cosicché potremmo avere delle classi con bambini che vanno da cinque anni e mezzo a sei anni e mezzo, rendendo impossibile il lavoro.

I Ds hanno aderito alla manifestazione di sabato per difendere il tempo pieno, la lettera del ministro non l'ha rassicurata?

Ecco, quello che mi preoccupa è l'incapacità del ministro di capire cosa stanno chiedendo genitori e insegnanti. Loro chiedono una scuola di qualità, un progetto pedagogico e lei risponde: ma io vi do "il tempo", vi tengo i bambini a scuola per quaranta ore. I genitori non chiedono la custodia dei bambini, ma qualcos'altro. Epoi, c'è un punto che viene sottaciuto: il decreto legislativo abroga l'articolo 103 del testo unico, quello sulla contitolarità dei docenti nel tempo pieno. Se non c'è quello, non c'è più il tempo pieno, né la scuola di tutti


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