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Liberazione-Moratti imbarazza il governo e indigna il popolo della scuola

Circolare illegittima: una commissaria di An si dimette poi ci ripensa ma è bagarre Moratti imbarazza il governo e indigna il popolo della scuola Autogol di Moratti, intendendo la ministra...

15/01/2004
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Liberazione

Circolare illegittima: una commissaria di An si dimette poi ci ripensa ma è bagarre
Moratti imbarazza il governo
e indigna il popolo della scuola
Autogol di Moratti, intendendo la ministra che con una letterina alle famiglie (tanto pagano loro) giura che il tempo pieno resterà ma, contemporaneamente, emana una circolare - sulle iscrizioni anticipate alle prime classi - per applicare un decreto non ancora passato in Parlamento. Una scorrettezza evidente, verso gli alunni che si dovrebbero iscrivere a una scuola che non c'è, e verso il parlamento. Ma la manager prestata all'Istruzione s'è trovata con i minuti contati tra una controriforma che non vuole nessuno e la piazza che, proprio sabato prossimo, straboccherà per il malcontento verso il taglio del tempo pieno, il salto all'indietro per la reintroduzione del maestro unico, la compresssione generale della qualità della scuola pubblica. La Lady di ferro della scuola milanese resta saldamente in testa alla classifica dell'impopolarità, Anche la sua prossima uscita pubblica, a Cernobbio il 20 per l'anno europeo dello sport, sarà blindatissima per oscurare le contestazioni. Si ammetterà che l'impresa non era facile vista la statura di chi l'ha preceduta sulla sua poltrona di Viale Trastevere. Moratti crea imbarazzo perfino tra gli stomaci generalmente di ferro degli inquilini della Casa delle libertà. Così in mattinata si dimette dalla commissione Scuola di Montecitorio Angela Napoli, una vita nella Dc e adesso in An. Non è la prima volta che la ministra scavalca il parlamento. Della sua arroganza parlerà Titti De Simone, deputata di Rifondazione, anch'essa in commissione Istruzione: "Com'è d'uso per questo governo - premette - Letizia Moratti ha cancellato con un colpo di spugna il percorso in commissione che ha annoverato le radicali critiche emerse dalle audizioni". Fatto sta che nel tardo pomeriggio la commissaria ci ripensa, dopo un "chiarimento" con la ministra (probabilmente un baratto della circolare sciagurata con un disegno di legge presentato dalla stessa Napoli sullo stato giuridico degli insegnanti) ritira le dimissioni ma la bufera, intanto, è scoppiata. Panini (Cgil scuola) accusa Napoli di svendere i diritti dei docenti e denuncia il clima di confusione che regna nel governo della scuola. L'Ulivo chiede l'audizione di Moratti in senato dove, proprio ieri, il decreto iniziava il suo iter in commissione. Verdi, ds, Cidi, perfino la concertativa Uil prenderanno posizione in giornata contro la circolare illegittima destinata a diventare materia per i tar come gran parte del lavoro di Moratti invitata caldamente a dimettersi. Solo verso sera, Lega e Udc tireranno un sospiro di sollievo per le dimissioni rientrate ma i centristi dovranno ammettere che servono aggiustamenti al decreto senza il quale la controriforma va a farsi friggere.
Il tira e molla di Napoli è già un successo della mobilitazione di genitori, cittadini e insegnanti verso la giornata unitaria del 17. In tutta Italia coordinamenti e comitati stanno svolgendo iniziative locali (ieri è stata la volta di Milano), assemblee, happening per promuovere il corteo di sabato a cui hanno aderito decine di realtà cittadine e di reti nazionali (dalla Cgil ai sindacati più combattivi, Cobas, Sin. Cobas, Cub, dall'Arci a Cidi, Cgd, Legambiente, "Scuola della Repubblica", Mce ecc...).

Ne prende atto Piero Bernocchi, leader dei Cobas della scuola dopo "il tentativo in extremis della ministra di sabotarci: sabato sarà una manifestazione grandiosa", assicura spiegando l'"enigma" sul tempo pieno garantito nella missiva ma tagliato dalla circolare dove è scritto che verrà garantito il tempo scuola obbligatorio, le 27 ore della mattina, il tempo scuola aggiuntivo del pomeriggio, e infine - testuale "viene altresì assicurata la fornitura del servizio mensa". "Questo non è tempo pieno - spiega Bernocchi - dove le componenti della didattica e della socializzazione sono integrate ma è il doposcuola di vecchia memoria, appaltato non si sa bene a chi".

Checchino Antonini


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