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Liberazione-Atenei, passa la riforma La protesta si scalda

Moratti incassa il sì del Senato. Prof in agitazione Atenei, passa la riforma La protesta si scalda Laura Eduati Tra le nere proteste del mondo universitario e dell'opposizione - che ha ab...

30/09/2005
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Liberazione

Moratti incassa il sì del Senato. Prof in agitazione
Atenei, passa la riforma La protesta si scalda
Laura Eduati
Tra le nere proteste del mondo universitario e dell'opposizione - che ha abbandonato l'aula -, il Senato ha dato il sì alla riforma degli atenei e all'abolizione della figura di ricercatore volute da Letizia Moratti. Ora il disegno di legge dovrà passare alla Camera, e sarà presumibilmente votato a ottobre. Ma il fronte della protesta è deciso ad andare avanti.
Due giorni fa professori e ricercatori avevano manifestato davanti a palazzo Madama, con qualche tafferuglio e l'occupazione pacifica della Crui, la conferenza dei rettori italiani, da sempre compatti contro il ddl. Sindacati e associazioni di categoria hanno chiamato al blocco delle attività dal 10 al 15 ottobre, mentre i rettori hanno chiesto un incontro urgente con il presidente della Camera Casini.

La riforma stabilisce che dal 2013 sparirà la figura del ricercatore di ruolo. La ricerca, dunque, sarà affidata ai precari (oggi 55mila), che si dividono tra dottorandi, borsisti e assegnisti. A loro le università potranno offrire solo due contratti da tre anni l'uno, dopodiché potranno sperare di vincere il concorso e diventare professori associati. Ma è facile indovinare che in molti si scoraggeranno e si dirigeranno verso altre professioni, oppure, come già accade da anni, i migliori cervelli se ne andranno all'estero. Altra novità: i concorsi da locali si fanno nazionali. Per Moratti così si elimineranno i nepotismi e le cooptazioni, dando spazio a chi davvero merita le cattedre. Per chi avversa il ddl, invece, è solo un modo per allungare i tempi della precarietà, e inoltre "così si confonde reclutamento con avanzamento". L'opposizione urla allo scandalo, e non solo perché, come afferma Willer Bordon della Margherita, "siamo di fronte ad una legge orrenda che ha provocato una rivolta unitaria del mondo universitario", ma anche perché, dicono, "Moratti ha scippato" il ddl in discussione alla commissione Cultura per proporlo, blindando il maxiemendamento con la questione della fiducia, al Senato. "E' indecente che su una materia quale quella dello status dei professori universitari, così strategica per il futuro del Paese, la maggioranza tenga un atteggiamento sordo alle voci critiche che si levano dalla scoietà e dall'università tutta", ha osservato il senatore Tommaso Sodano, del Prc. E così l'Unione, speranzosa di diventare maggioranza alle politiche del 2006, ha deciso: se il ddl diventerà legge, sarà fermato.

Intanto, però, la lotta è adesso. "Potrei anche rifare lo sciopero della fame", annuncia Marco Merafina, coordinatore dei ricercatori. Merafina aveva già protestato in questo modo durante la discussione del ddl alla Camera, i mesi scorsi. "La società deve capire che questa è una riforma dannosa per il Paese, portata avanti in modo antidemocratico. Si sta danneggiando il luogo dove si forma la futura classe dirigente, e tutto per soddisfare le voglie dei baroni delle facoltà economico-giuridiche, allergici alla ricerca". Merafina, ricercatore di astrofisica a La sapienza di Roma, non se la sente però di bloccare troppo l'attività didattica ("Ricadrebbe sulla pelle degli studenti"), e si affida alla straordinaria compattezza della protesta. Il 5 ottobre i rappresentanti di categoria e i sindacati incontreranno la Crui per ricalibrare la strategia.

I ruggenti malumori degli universitari non scalfiscono Letizia Moratti. "Il disegno di legge si fonda su una visione già attuata dai Paesi europei", afferma. Franco Asciutti, il senatore Fi incaricato a difendere il ddl alla commissione Cultura, è soddisfatto: "La legge salvaguarda tanti giovani precari".

Una curiosità: sulla riforma Moratti è piombato anche il "no" di Giulio Andreotti. Gli altri senatori a vita, tra i quali anche il premio Nobel Rita Levi Montalcini, ieri mattina risultavano assenti.


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