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LEGAMBIENTE SCUOLA NEWS

LEGAMBIENTE SCUOLA NEWS Indice Tre mesi son trascorsi& Intanto al Senato& Un parere non richiesto I nuovi organi collegiali territoriali: come scatole cinesi Agenda di "Una sc...

24/12/2003
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LEGAMBIENTE SCUOLA NEWS
Indice

Tre mesi son trascorsi&

Intanto al Senato&

Un parere non richiesto

I nuovi organi collegiali territoriali: come scatole cinesi

Agenda di "Una scuola per crescere"? No, grazie!

Il ritorno in piazza

Agenda

1. Tre mesi son trascorsi&

Tanti sono i mesi trascorsi da quando il 12 settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato la bozza del primo decreto applicativo della L. 53/03 riguardante le norme generali relative alla scuola dell'infanzia e al primo ciclo di istruzione (vedi Legambiente Scuola News n. 19) che ha iniziato così il suo iter legislativo: passaggio alla conferenza unificata Stato - Regioni Enti Locali, competenti commissioni parlamentari di Camera e Senato, parere del CNPI. Dovrà tornare poi al Consiglio dei Ministri per la definitiva approvazione. Tre mesi che hanno visto la mobilitazione di insegnanti, genitori, studenti, sindacati uniti ad un ampio schieramento di associazioni professionali e di soggetti della società civile fortemente contrari alla L. 53/03 e al suo primo decreto applicativo, mobilitazione che ha avuto il suo momento aggregante nelle manifestazioni del 29 novembre scorso. E un parere fortemente critico è stato espresso anche dai comuni italiani, attraverso l'ANCI, che hanno chiesto, negli incontri tecnici svoltisi con la sottosegretaria Aprea, numerose proposte emendative. Solo l'assicurazione di accoglimento di gran parte di esse ha fatto sì che la conferenza Stato Regione Enti Locali del 10 dicembre scorso abbia potuto esprimere parere favorevole alla nuova bozza del decreto applicativo per il primo ciclo di istruzione. Hanno dato voto contrario 8 regioni (Campania, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Basilicata, Friuli Venezia Giulia e la Provincia Autonoma di Bolzano), critiche sull'impianto complessivo della riforma e di questo decreto, indipendentemente dalle "migliorie" apportate dagli emendamenti approvati.

Quali le novità introdotte? Poche righe, significative, cambiano fortemente l'art. 7 riferito alla scuola primaria. Viene chiarito che le ore opzionali facoltative (99 ore annue, 3 ore settimanali) sono gratuite e vanno indicate all'atto dell'iscrizione e, una volta scelte, diventano obbligatorie per gli allievi. Inoltre l'assistenza educativa alla mensa sarà garantita fino ad un massimo di 330 ore annue (10 a settimana) da parte del personale docente. Analoghe modifiche subisce pure l'art. 10 relativo alla scuola secondaria di primo grado. L'organico di istituto dovrà tener conto quindi delle ore obbligatorie, delle ore opzionali facoltative e del tempo mensa. L'art. 14 bis pone garanzie sugli organici. Per l'anno scolastico 2004/05 sarà confermato il numero di posti attivati complessivamente a livello nazionale per l'anno scolastico 2003/04 per le attività di tempo pieno e di tempo prolungato. Solo a queste condizioni, aggiunte all'assicurazione che in finanziaria saranno introdotti finanziamenti per estendere la scuola dell'infanzia, la Conferenza Unificata Stato Regioni Enti Locali ha dato il via libera al decreto. Ma il Ministro Tremonti sarà disposto a farsi carico dei costi aggiuntivi che gli emendamenti impongono?

Gli emendamenti apportati garantiscono quantitativamente il tempo pieno (40 ore settimanali, gratuite, interamente coperte da personale docente statale), soddisfano le esigenze dei Comuni che paventavano, dal prossimo settembre, di dovere farsi carico del funzionamento delle mense scolastiche e quelle delle famiglie in quanto viene comunque garantita la presenza a scuola degli alunni per otto ore al giorno e la loro sorveglianza. Continua però ad essere cancellata la qualità educativa di questo modello di scuola data dal team docente, dal continuum educativo di attività didattiche e momenti socializzanti quali il gioco, la ricreazione, la mensa. Si impone invece alle scuole autonome un modello organizzativo della didattica centrato sul docente prevalente e coordinatore-tutor, formato da tre segmenti disgiunti: tempo scuola obbligatorio, mensa scolastica, tempo scuola opzionale.

Al di là degli emendamenti apportati, quanto avvenuto in sede di conferenza unificata ha dimostrato che il testo non è blindato, che si è aperta la strada delle modifiche. Che farà ora l'UDC, da sempre contrario al docente tutor e alla cancellazione del modulo?

2. Intanto al Senato&
Le commissioni parlamentari, che hanno ricevuto il documento il 19 novembre, hanno 60 giorni di tempo (fino al 19 gennaio) per esaminare nel merito il provvedimento. Il testo è ora all'esame della Commissione Cultura del Senato che il 10 dicembre ha dato il via alle audizioni di sindacati, associazioni disciplinari e professionali, dei genitori& Anche Legambiente Scuola e Formazione vi ha partecipato ribadendo la sua posizione critica nei confronti dell'anticipo scolastico, della netta separatezza tra scuola primaria e scuola secondaria di primo grado che, di fatto, nega la realtà degli Istituti Comprensivi che rappresentano ormai un'esperienza stabilizzata e innovativa. Non è un caso che, anche laddove non sono presenti, la scuola reale ha dato vita ad attività di continuità, consapevole del difficile passaggio tra un ordine di scuola e l'altro. Si assiste, invece nel testo, ad una virata concettuale che rischia di compromettere l'impegno di tanti dirigenti ed insegnanti che vedono nel "lavoro in continuità", una garanzia fondamentale del successo formativo degli allievi. Nonostante le rassicurazioni contenute nel testo commentato dal MIUR e gli emendamenti apportati dalla Conferenza Unificata Stato Regioni Enti Locali, lo schema di decreto porta a una destrutturazione del tempo pieno che, prima di essere un servizio alle famiglie, rappresenta un contesto di apprendimento di alto valore educativo e di grande significato pedagogico. Ci sembra inoltre contraddittoria l'ipotesi di "istituzionalizzare" i contratti di prestazione d'opera per gli esperti a copertura delle 99 ore annue opzionali facoltative per la scuola primaria (198 per la scuola secondaria di primo grado). La misura oltre ad introdurre questa formula contrattuale tra i posti in organico, sembra alludere ad una sorta di albo professionale degli esperti per titoli. Ma chiunque frequenti la scuola, sa bene che queste attività che completano l'attività formativa fanno riferimento a competenze professionali difficilmente documentabili con titoli, finendo così per burocratizzare proprio quella proposta organizzativa che dovrebbe essere finalizzata alla promozione della flessibilità (l'intero documento che Legambiente Scuola e Formazione ha affidato alla Commissione Istruzione dopo l'audizione è consultabile nel sito www.legambiente.com/canale6/scuola).

3. Un parere non richiesto

E' quello che il CNPI ha espresso il 17 dicembre approvando "una pronuncia di propria iniziativa" sullo schema di decreto legislativo sulla scuola dell'infanzia e del primo ciclo nonché sulle Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati ad esso allegati. Vi si puntualizza che, "neppure dopo l'approvazione in prima lettura da parte del Consiglio dei Ministri nella seduta del 12 settembre 2003 del decreto in questione, l'Amministrazione ha provveduto al formale invio della suddetta documentazione". Volendo comunque offrire al Ministro un proprio contributo tecnico professionale ai fini della definitiva proposta complessiva il CNPI ha attivato la procedura di "pronuncia di propria iniziativa".

Si ribadisce, inoltre che gli allegati devono essere "inviati al CNPI per il prescritto parere obbligatorio, ai sensi dell'art. 8 del DPR 275/99 dopo l'approvazione definitiva del decreto che li legittima" e che "questa pronuncia quindi non sostituisce il parere obbligatorio proceduralmente previsto". Per questo la scelta del Ministro di mettere a disposizione delle scuole documenti transitori, oltre che non essere prevista dalla L. 53/03, risulta elemento di confusione per le scuole stesse.

Il documento votato dal CNPI è fortemente critico nei confronti del metodo adottato che ha visto calare dall'alto le Indicazioni Nazionali senza "un confronto con le scuole, confronto che assume il pluralismo come valore condiviso". E ancora: "Le consultazioni e il dialogo con il mondo della scuola, usati per l'emanazione degli orientamenti del '91, dei programmi della scuola elementare del 1985 e della scuola media del 1979, dei Nuovi indirizzi curricolari per la scuola di base 2001, hanno coinvolto attivamente i soggetti e favorito la costruzione di un pensiero condiviso ed hanno rappresentato punti di riferimento sicuri per i docenti e terreno fertile di sviluppo professionale che ha poi contribuito a far crescere la scuola in qualità".

La pronuncia entra anche nel merito e, articolata nei contributi dei diversi settori (scuola dell'infanzia, elementare, media) evidenzia i nodi critici sia sotto l'aspetto pedagogico didattico che organizzativo (il documento è consultabile nel sito www.legambiente.com/canale6/scuola tra le news).

E' una pronuncia, quindi, fortemente critica quella che viene dall'organo di rappresentanza del mondo della scuola, una nuova bocciatura dopo lo stop imposto all'art 1 del DM 61/03, un parere non richiesto, scomodo per il Ministro e per il suo decreto.

4. I nuovi Organi Collegiali Territoriali: come scatole cinesi&

Il Consiglio dei Ministri ha approvato nella seduta del 27 novembre un altro pezzo del mosaico che va a ridisegnare la scuola italiana: la riforma degli Organi Collegiali Territoriali, annullando così il decreto 233/99 dell'ex Ministro Berlinguer e mai entrato in vigore.

Tre gli ordini di organi collegiali previsti: a livello locale (Consigli Scolastici Locali), regionale (Consigli Scolastici Regionali) e centrale (Consiglio Nazionale dell'Istruzione e della Formazione). I nuovi organismi non prevedono elezioni dirette dei componenti (quello più "democratico" è il Consiglio Scolastico Locale che risulta eletto dagli eletti nei Consigli di Istituto), riducono fortemente la presenza del personale scolastico dando spazio al altri soggetti designati.

La composizione del Consiglio Scolastico Locale varia a seconda del numero di scuole presenti nell'ambito territoriale. Tre le fasce individuate: fino a 150, da 150 a 350, più di 350. E' composto da un Dirigente scolastico (che possono diventare due nel caso di più di 350 scuole), cinque docenti, due genitori, due studenti (che aumentano di una unità ad ogni passaggio di fascia), un'unità di personale ATA, un rappresentante delle scuole paritarie (due nel caso di più di 350 scuole). A questi vanno aggiunti tre componenti designati dagli Enti Locali, un esperto indicato dalle Università e uno dagli Istituti di alta formazione artistica, musicale e coreutica, un rappresentante di Unioncamere, un direttore di CSA. Il Consiglio Scolastico Locale esprime pareri e formula proposte su: edilizia scolastica, alternanza scuola-lavoro, contrasto alla dispersione scolastica, integrazione portatori di handicap&

Il Consiglio Scolastico Regionale è composto dai presidenti e vicepresidenti dei Consigli Scolastici Locali (membri di diritto), tre rappresentanti delle scuole paritarie, due studenti, due genitori, tre rappresentanti della Regione, tre degli Enti Locali (uno dei comuni, uno delle province, uno della Comunità montana designati ripstiivamente da ANCI, UPI, UNCEM). Si aggiungono un esperto designato dalle Università, uno dagli Istituti di alta formazione artistica, musicale e coreutica, un rappresentante di Unioncamere e il Dirigente dell'Ufficio Scolastico Regionale. Il Consiglio esprime pareri sul dimensionamento delle istituzioni scolastiche, sulla distribuzione dell'offerta formativa nel territorio, sull'effettivo esercizio del diritto dovere all'istruzione e formazione, sull'educazione permanente&

Infine il Consiglio Nazionale dell'Istruzione e della Formazione composto da 55 membri. Ne fanno parte di diritto i presidenti e i vicepresidenti dei Consigli Scolastici Regionali, due componenti sono designati dalla provincia autonoma di Bolzano, uno dalla commissione scolastica regionale del Friuli Venezia Giulia per le scuole di lingua slovena a cui si aggiungono tre rappresentanti delle scuole paritarie dei Consigli Scolastici Regionali. Infine 10 componenti sono nominati dal Ministro scelti tra esponenti del mondo della cultura, della scuola, dell'università, della ricerca, del lavoro, delle professioni, del mondo produttivo, del volontariato sociale. Il Consiglio formula proposte ed esprime pareri obbligatori al Ministro sugli indirizzi e standard nazionali del sistema educativo di istruzione e di formazione, sui piani di studio nazionali, sui raggruppamenti degli insegnamenti in classi di concorso&

Gli organismi, che dovranno essere costituiti entro il 15 settembre 2005, durano in carica quattro anni ma per il Consiglio Nazionale si prevede la decadenza in concomitanza con quella del Ministro che lo ha nominato.

Un meccanismo a "scatole cinesi" che toglie ogni spazio di partecipazione diretta del personale della scuola che pure ha dimostrato, nelle recenti elezioni delle RSU, volere e sapere assumersi la responsabilità di scegliere.

5. Agenda di "Una scuola per crescere"? No, grazie!

Sembra essere questa la risposta che migliaia di docenti, in tutte le scuole italiane, stanno dando alla Ministra per il "regalo non richiesto". L'agenda arriva dopo una campagna pubblicitaria fatta di spot televisivi, opuscoli pubblicitari allegati a quotidiani e settimanali, fumetti per bambini distribuiti nei negozi di giocattoli per illustrare all'opinione pubblica la bontà di una riforma che ancora non è stata approvata. Infine arriva l'agenda per tutti i docenti delle scuole statali e paritarie, l'unica "attenzione" diretta agli insegnanti che in questi due anni hanno ripetutamente chiesto di essere sentiti, ascoltati, coinvolti in una costruzione partecipata dei cambiamenti, in un percorso trasparente e democratico. Non è con una agenda che gli insegnanti vogliono essere coinvolti nella riforma della scuola! Così l'agenda è diventata uno strumento concreto, visibile, di protesta che viene dal basso, di malessere, di indignazione per la politica scolastica di questo governo. Le agende vengono lasciate in qualche angolo delle segreterie oppure raccolte e restituite al mittente (a Viale Trastevere o alle sedi delle Direzioni Scolastiche Regionali come in Piemonte o ai CSA come a Padova). Non manca l'indignazione per lo sperpero di denaro pubblico. Lo scorso anno sono stati spesi 7.746.853 euro dai fondi della 440/97 per realizzare gli opuscoli pubblicitari "Una scuola per crescere" e "Ragioni e sfide del cambiamento". Quest'anno, con la Direttiva 48/03, sempre dai fondi della 440/97 sono stati stanziati 13.200.000 euro per "iniziative finalizzate alla comunicazione del processo di riforma". In due anni più di 40 miliardi delle vecchie lire. Per l'handicap, sempre la Direttiva 48/03 ha stanziato 10.986.588 euro. Le cifre si commentano da sole. E lo sperpero di denaro pubblico fa ancora più arrabbiare gli insegnanti se si pensa che i 35 euro per il rimborso delle spese per l'autoaggiornamento dei docenti, apparso solo nella finanziaria 2002, non è più stato riproposto. Mentre le scuole paritarie vedono anno dopo anno incrementare i finanziamenti che ricevono dal MIUR, la scuola pubblica si dibatte tra tagli degli organici e tagli di finanziamenti, viene minata nella qualità dell'offerta formativa. Tutto questo c'è in quell'atto di protesta. Un autogol per il servizio della comunicazione del MIUR!

6. Il ritorno in piazza

I Coordinamenti e i Comitati in difesa del tempo pieno e prolungato lanciano per il 17 gennaio 2004 una grande manifestazione nazionale unitaria a Roma per il ritiro del primo decreto attuativo della L. 53/03, per la difesa del Tempo pieno e prolungato, in difesa della scuola pubblica e democratica, come sancito nella Costituzione italiana. Una manifestazione che veda in piazza tantissimi genitori, bambini e bambine, insegnanti e lavoratori della scuola: tutti e tutte a riaffermare la propria determinazione nel ritenere la scuola pubblica luogo centrale nella vita democratica del Paese, comunità in cui si crea tessuto sociale, realtà indisponibile ad essere stravolta da una riforma autoritaria.

I Coordinamenti e i Comitati invitano quindi tutti i cittadini, le associazioni, i sindacati e le forze politiche che condividono questi obiettivi e intendono battersi per essi a costruire insieme l'iniziativa in modo che possa avere la più ampia riuscita possibile.

7. Agenda

10 11 gennaio 2004: il circolo Bateson e Legambiente organizzano il seminario "Il mondo dei viventi e l'etica dell'agire umano". Sabato 10, ore 15.30 19.00; domenica 11, ore 9.30 18.30. Sede: Legambiente, via Salaria 403, Roma (programma consultabile sul sito www.legambiente.com/canale6/scuola tra le news).

15 gennaio 2004: si riunisce, per la quarta volta, la commissione di studio mista ARAN MIUR Sindacati (prevista dall'art. 22 del contratto del comparto scuola) che ha il compito di elaborare soluzioni possibili per istituire meccanismi di carriera per i docenti.

27 gennaio 2004: Io non rinuncio alla memoria. Riproponiano per il secondo anno l'appello e la proposta di effettuare un minuto di silenzio nelle classi alle ore 11.59 del 27 gennaio (ora di entrata delle truppe sovietiche ad Auschwitz) leggendo poi la poesia di Primo Levi "Se questo è un uomo". Assieme a noi sottoscrivono l'appello AIMC, CIDI, FNISM, MCE, Proteo Fare Sapere, UCIIM, Edscuola.it, Scuolaidea.it, ScuolaOggi.org.

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