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Le scuole entrano nella Tesoreria Unica (L'esperimento della rana bollita)

di Mara Bonitta

07/11/2012
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Leggendo la circolare n. 32 del 31 ottobre scorso, a firma congiunta MIUR - MEF, con le istruzioni per il passaggio (forzato) alla Tesoreria unica, viene da pensare che l'esperimento della rana bollita, vecchio ormai di oltre un secolo, sia a tutt'oggi condotto a tappeto in ambito scolastico. Aumentare di poco, ma in modo costante, la temperatura dell'acqua, con funeste conseguenze per il povero batrace, non è molto diverso dal diminuire poco e in modo costante le risorse finanziarie all'autonomia scolastica.

Il sistema di Tesoreria unica, introdotto per le scuole dalla legge 135 del 7 agosto 2012 (cd. Spending review) prevede infatti che entro lunedì 12 novembre (anzi, meglio entro venerdì 9, tanto per non arrivare in ritardo) tutte le disponibilità liquide delle istituzioni scolastiche ed educative statali siano depositate presso le contabilità speciali della Banca d'Italia.

Su un sottoconto fruttifero (interesse 1% - che sembra piuttosto redditizio rispetto a quella media dello 0.15 % riferita ai 900 milioni di euro di giacenza minima ipotizzata nelle casse delle scuole) vanno i fondi propri delle II.SS., derivanti da atti di liberalità, proventi della vendita di beni e servizi, proventi da lavorazioni per conto terzi (sarebbe interessante capire quanto frequenti siano...), mentre tutte le altre somme (finanziamenti ministeriali e pubblici in genere, assegnazioni, contributi e altre entrate, ivi comprese quelle provenienti da mutui) devono invece essere riversate su un sottoconto infruttifero.

È evidente che se le banche potrebbero sembrare le potenziali danneggiate, in realtà saranno le scuole a dover pagare due volte l'operazione, prima con la perdita degli interessi attivi (perché è piuttosto evidente che l'1% di quasi 0 è inferiore al pur modesto 0.15 % di 900 milioni di euro), poi con il pagamento dei servizi che gli istituti cassieri – deprivati dalle somme finora loro affidate – comunque presteranno alle scuole con operazioni di incasso e pagamento che comunque svolgeranno, sia pure in qualità di intermediari, con tariffe di mercato che un sindacato della scuola stima superare, mediamente, i 3.000 euro annui.

C'è tuttavia chi è escluso dalle forche caudine della Tesoreria unica, come ad esempio le scuole pubbliche della Val d'Aosta e delle Province di Trento e Bolzano e gli Istituti di Alta Formazione Musicale e Coreutica, per i quali c'è la possibilità di investire le proprie somme (ovviamente prima del 9 novembre) in titoli dello Stato italiano (BOT, BTP, CCT, CTZ, CTP...), sempre che i dirigenti scolastici abbiano a disposizione fondi di cui non sanno che fare e decidano di diventare soci condivisori del debito pubblico.

MEF e MIUR, nella citata circolare 32, concordano anche sulla non obbligatorietà di smobilizzare, qualora posseduti dalle scuole in base a chissà quale normativa di contabilità ordinaria o straordinaria dello Stato, buoni postali fruttiferi e libretti postali.

In compenso, bisognerà pagare i fornitori entro 60 giorni, ovviamente attingendo prima dal conto fruttifero, bisognerà evitare accuratamente di chiedere, in sede di rinnovo della convenzione di cassa, un qualsivoglia contributo da utilizzare in progetti (pena l'accusa di turbativa d'asta), bisognerà mettere in pratica sponsorizzazioni e attività varie di fund raising per compensare le entrate sempre più esigue e sempre più in ritardo, bisognerà attivare l'OIL, in ossequio ai principi di semplificazione delle procedure e dematerializzazione degli atti, pur continuando a conservare gli originali dei documenti contabili con annessi titoli di spesa...

Varrebbe forse la pena rallentare un poco l'esperimento, prima che l'acqua raggiunga la temperatura di ebollizione e sia troppo tardi per la nostra rana.

 

da Sinergie di Scuola

 

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