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La tribuna di Treviso: Scuola, la pecora nera di Fioroni

Nei giorni scorsi Giuseppe Fioroni, ministro della Pubblica istruzione, ha tuonato contro i docenti italiani, a suo dire ignoranti, non aggiornati, mediamente troppo vecchi per insegnare efficacemente

31/12/2007
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La Tribuna di Treviso

FABIO GIRARDELLO

Nei giorni scorsi Giuseppe Fioroni, ministro della Pubblica istruzione, ha tuonato contro i docenti italiani, a suo dire ignoranti, non aggiornati, mediamente troppo vecchi per insegnare efficacemente. Causa dell’ira, l’esito del rapporto dell’Ocse (Organizzazione per la
Cooperazione e lo Sviluppo Economico) sulla preparazione degli studenti di 57 paesi europei ed extraeuropei.
Dal rapporto risulta che soltanto il 37% degli studenti medi italiani sa perché esiste l’alternanza giorno-notte, solo il 67% sa leggere un semplice grafico e un buon 60% evidenzia problemi a interpretare le informazioni contenute in un testo.
«Pecora nera» degli ordini italiani sarebbe, secondo Fioroni, la scuola media. Sotto accusa, in particolare, la mancata assimilazione dei cosiddetti «saperi minimi», ovvero di quei contenuti, abilità e competenze imprescindibili che lo studente dovrebbe assolutamente possedere.
Secondo i dettami ministeriali, ogni istituto scolastico dovrebbe individuare autonomamente i «saperi» essenziali, differenziati per ordine scolastico e classe, oltre che per indirizzo e per materia.
Com’era prevedibile, i criteri adottati nell’individuazione delle conoscenze (il «sapere») e delle competenze (il «saper fare”) stanno evidenziando abissali disomogeneità: non a tutti docenti, evidentemente, pare essenziale che lo studente conosca i motivi dell’alternanza giorno-notte; qualcuno ha pensato di dare priorità alla correttezza grammaticale o al calcolo dell’area delle figure geometriche piane. H allora scattata l’idea di sottoporre gli insegnanti all’(ennesimo) corso d’aggiornamento. Qualche esperto ha invocato un più severo il reclutamento degli insegnanti (che oggi avviene previo corso presso le SIS, scuole post-universitarie per la formazione dei docenti). Qualche preside ha suggerito di infliggere agli insegnanti corsi di approfondimento disciplinari. Per finire, lo scoraggiamento ha indotto il Ministro a sospettare che l’età media degli insegnanti (50 anni) sia troppo elevata per garantire un insegnamento «moderno». Fioroni ha così toccato il dolorosissimo tasto dell’età dei docenti: un meccanismo d’assunzione medievale costringe infatti decine di migliaia di quarantenni a lavorare nella scuola come precari. Quanto all’assieparsi delle iniziative correttive, esse cozzano con la triste realtà della finanzia pubblica. H cosa certa, per esempio, che i fondi destinati a ciascun Istituto scolastico di primo grado per la formazione dei Docenti nel 2008 sarà decurtata di due terzi rispetto all’Anno precedente. Denunce, corrucci e proposte abortite sembrano destinate ad aggiungersi all’interminabile serie di episodi della lacrimevole fiction della Scuola Italiana e dei suoi mali. Se qualche risultato si è ottenuto, esso è di segno assolutamente negativo. Ancora una volta si è sbandierata l’inadeguatezza della Scuola Italiana, che appare come una fucina infernale che alimenta l’uso precoce di stupefacenti, il fiorire del bullismo, il diffondersi di fenomeni devianti, come il voyeurismo videotelefonico, il sadismo (ricordate la maestra che ha tagliato la lingua al bimbo con la forbice?) e la pedofilia. Eppure la modesta esperienza di docente e di pubblico amministratore del sottoscritto, che è stato costantemente a contatto con gli Istituti Scolastici della Provincia di Treviso dal 1984, smentisce questo lugubre quadro: ho conosciuto moltissimi colleghi preparati e presidi laboriosi, nonostante l’esiguità dello stipendio (che a malapena raggiunge la metà della retribuzione media europea). E moltissimi studenti curiosi, intelligenti e sufficientemente preparati. Che sia capitato nell’unica isola felice in tanto mare di lacrime? Non credo. Forse, Ministro Fioroni, è bene cominciare a comunicare un’altra immagine della Scuola Italiana. E se il problema sono i saperi minimi, perché non adoperare i validi e sapienti collaboratori ministeriali, sempre pronti a dare la croce addosso ai docenti, per individuarli in modo omogeneo ed efficace, valido per tutto il territorio nazionale?
Fabio Girardello


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