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La «carovana della conoscenza» in tour per l’Italia

Trentamila chilometri, lungo 20 regioni. L’inaugurazione ieri con Landini alla guida. Incontri ed assemblee lungo il tragitto

17/11/2023
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il manifesto

Luciana Cimino

Per i lavoratori della scuola e per gli studenti, lo sciopero di oggi non è la conclusione ma l’avvio di un lungo percorso di lotta. Che parte dall’opposizione al definanziamento dell’istruzione pubblica per tenere insieme la battaglia contro il precariato, quella contro l’autonomia differenziata e le ragioni della pace. La Flc Cgil ha presentato ieri «Stesso Paese, stessi diritti», un tour in carovana attraverso 20 regioni e 110 territori, fatto da assemblee sui luoghi di lavoro e incontri con i cittadini, che andrà avanti fino al prossimo giugno. Trentamila chilometri su un camper con la scritta «La conoscenza non si spezza!», inaugurati ieri dal segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, alla guida.

«Sarà un percorso impegnativo per la nostra organizzazione – ha spiegato la segretaria generale Flc Cgil, Gianna Fracassi – ma lo sciopero di oggi è solo una prima, importantissima tappa, non possiamo tradire la fiducia delle centinaia di migliaia di persone che ci hanno detto di continuare a rappresentare il profondo dissenso che c’è nel nostro settore». Quattro i temi portanti dell’iniziativa: la questione salariale nei settori della conoscenza, a partire dal tema dei rinnovi contrattuali; la precarizzazione del lavoro; la privatizzazione e il definanziamento di scuola, università, ricerca e Afam e l’autonomia differenziata.

Il percorso attraverserà anche momenti significativi come l’assemblea nazionale sulla precarietà nei settori della conoscenza, le assemblee sull’emergenza università e le Conferenze di Ente che riguardano la ricerca. Incrocerà inoltre due ricorrenze importanti come i 50 anni della riforma degli organi collegiali e i 50 anni dalla strage di Piazza della Loggia a Brescia nella quale persero la vita 8 persone, 5 delle quali appartenenti al sindacato scuola.

«Abbiamo gli insegnanti meno pagati d’Europa, i livelli di precarietà più alti, una gravissima dispersione scolastica e il minor numero di laureati a causa dei costi altissimi dell’istruzione superiore – ha sintetizzato Landini – questo non può essere un tema che riguarda solo la scuola, ma tutti noi perché è una delle disuguaglianze più evidenti che affrontiamo». «Noi non ci fermeremo oggi – ha aggiunto il segretario – ma continueremo finché non cambiano queste politiche economiche e sociali sbagliate per il nostro Paese». Anche le associazioni studentesche, in corteo congiunto con i sindacati, continueranno a mobilitarsi nei prossimi mesi. «Saremo in piazza da nord a sud, con cortei ed assemblee in tutte le regioni – ha spiegato Paolo Notarnicola, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi – la nostra generazione vive una profonda precarietà e per questo siamo a fianco al sindacato: le nostre lotte sono intersezionali a quelle dei lavoratori». «Come ogni anno scendiamo in piazza il 17 novembre ma quest’anno abbiamo anche un motivo in più: la protesta contro la legge di bilancio che ha tagliato le borse di studio», ha sottolineato Camilla Piredda, coordinatrice dell’Unione degli Universitari. Mentre gli studenti di Link avvieranno, a partire da domani, «un processo di intenso dialogo con le altre realtà dell’università che raccolgono professori, dottorandi, personale universitario e ricercatori precari, per costruire insieme un diverso modello di università».

Prossimi appuntamenti: l’assemblea nazionale «per un’altra Università», lunedì prossimo a Bologna e il presidio sotto il Parlamento durante la discussione della legge di bilancio, il 25 novembre, «per rivendicare un modello di università che metta al centro la conoscenza e non il profitto».


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