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Il tempo pieno da salvare

Pippo Frisone

14/11/2012
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ScuolaOggi

Lunedi 12 novembre si è svolto a Milano un Seminario sulla scuola primaria e sul tempo pieno, organizzato dalla Cisl-scuola, dalla Flcgil di Milano e dal giornale Scuolaoggi. Scopo dichiarato dell’iniziativa, dopo anni di frammentazione del dibattito attorno alla primaria, era quello di riuscire a fare un primo bilancio, un ticket al tempo pieno. Sullo sfondo le ripetute manomissioni, tentate e attuate sulla scuola primaria, prima dalla Moratti poi dalla Gelmini che nel triennio 2009/12 con la sua riforma epocale ha lasciato sul campo ben 27.111 posti. Un primo dato significativo, colto negli interventi e nel corso del dibattito, è stato quello dell’aumento costante delle classi a tempo pieno nell’ultimo sessennio 07/08 – 12/13, aumento a macchia di leopardo, più al nord che al sud più nelle grandi città metropolitane e meno in periferia. Dal dato nazionale del 24,15% del 2007/08 con 33.224 classi a tp si è passati al 30,06% del 2012/13 con 39.735 classi a tp.

La regione con la percentuale di tp più alta nel 2012/13 è la Basilicata col 47,66% che supera di stretta misura la Lombardia col 47,22% ma che mantiene in cifra assoluta il più alto numero di classi a tp con 9.887. Agli ultimi posti il Molise col 7,25% , la Campania col 7,34% e la Sicilia col 7,76%.

Cifre su cui riflettere: Milano nel decennio 1998-2008 passa da 4.916 classi a tp a 6.980 del 2008/09 , arrivando a 7.034 classi a tp nel 2012/13.

Tanto per dare un’idea, bisogna mettere assieme tutte le classi a tp di quasi mezza Italia, Abbruzzo(340),Basilicata(662),Marche(832),Molise(54),Sicilia(986),Umbria(425) Campania (1125) Liguria (1212),Puglia( 1309) per ottenere un risultato che si avvicina a quello di Milano.

Per restare solo al nord occorre mettere assieme il tp del Piemonte (4228) con quello del Veneto(2711).

Milano rappresenta il 17,70% del totale nazionale a tp ( 39.735 ) e il 71,14% del dato lombardo( 9.887 ) . Il balzo delle classi a tp a livello nazionale è stato dal 24,15% del 2007/08 al 30,06% del 2012/13 .

Salvare il tempo pieno è stata la parola d’ordine del seminario milanese. Il tempo pieno è un contenitore ma quale è il tempo dell’apprendimento? Quale e quanto tempo serve per imparare? Il tempo della scuola primaria è e rimane decisivo nella formazione degli italiani. L’Europa ci chiede di aumentare i laureati e di ridurre fortemente la dispersione scolastica e gli abbandoni ancora molto alti nella secondaria.

Perciò vanno rafforzati i progetti formativi forti che vadano in direzione dell’inclusione e non dell’esclusione, della multiculturalità e per buone pratiche didattiche. La primaria ha bisogno di tempi lunghi e distesi non solo per la sua funzione sociale ma anche e soprattutto per favorire gli apprendimenti degli alunni di tutti i ceti e dei docenti in un processo circolare di apprendimento/insegnamento continuo. Contitolarità, collegialità, corresponsabilità sono gli strumenti che i docenti devono continuare a maneggiare con cura , affiancandoli a una formazione continua non più rinviabile. Quanto all’autonomia didattica e organizzativa (dpr 275) , va incoraggiata di più, risultando l’approccio della primaria ancora timido e scarsamente praticato.

Il tema degli organici, funzionali e di rete, è stato approfondito nei gruppi di lavoro.

Quello che è uscito dal decreto semplificazione è un vorrei ma non posso che non ha convinto nessuno. Senza risorse aggiuntive ( erano stati proposti all’inizio 10mila posti in più) e senza finanziamenti alle scuole, non si ha nessun organico funzionale e nessuna autonomia vera.

Si blocchino i decreti attuativi, rinviando la riforma degli organici funzionali e di rete al futuro governo politico che verrà. Non si può continuare a voler fare le nozze coi fichi secchi,cioè senza risorse e senza investimenti.

L’attuale proposta di organico funzionale , uscita dal Parlamento con l’art.50 della L.35/12

altro non è che la fotocopia dell’esistente, fortemente condizionata dai vincoli sugli organici, ripetutamente richiamati con l’art.64 L.133/08 e l’art.19 L.111/11. Meglio rinviare il tutto.

Nel frattempo la scuola primaria cerchi di salvare il salvabile di quanto resta del tempo pieno.

Come? Provando a rilanciare un progetto innovativo del tempo pieno che contenga il meglio di un’esperienza quarantennale (classi aperte, lavorare in gruppo, flessibilità organizzativa, percorsi didattici individualizzati, di livello, laboratori ecc..,).

Se questo progetto risulterà più forte e condiviso non solo dai docenti ma anche dalle famiglie, bisognerà chiedere all’USR le 44ore per classe garantite e non le 40 o 41 ore come avviene attualmente. Spetterà poi ai singoli collegi , in virtù dell’autonomia didattica-organizzativa riconosciuta dal Dpr 275/99, come utilizzare le risorse interne una volta assegnate,ritagliandosi anche le compresenze che riterrà necessarie. Chi vorrà mantenere un tempo scuola a 40 ore, senza le compresenze, magari col tempo mensa affidato al comune, sarà libero di farlo ma sarà altra cosa rispetto al tempo pieno. E’ giunto il momento di cominciare a separare il colesterolo buono (tempo pieno) da quello meno buono (tempo lungo).

E tutto in attesa di avere organici funzionali veri che possono garantire un’autonomia vera alle istituzioni scolastiche, accendendo cosi un primo fanalino in fondo al tunnel che ridia speranza alle nuove generazioni, alle quali stanno rubando anche il futuro.

 


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