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Il piano salva scuola "Istituti più flessibili per tagliare i costi"

Il ministero: "Non è Valditara che ha deciso il dimensionamento ma un accordo fra la Commissione Ue e la precedente gestione Pd"

21/07/2023
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La Stampa

Elisa Forte

Non è il ministro Valditara che ha deciso il dimensionamento ma un accordo fra la Commissione europea e il passato governo dove ministro era un esponente del Pd», sottolineano dal ministero dell'Istruzione e del Merito. È una premessa chiave per il gruppo di lavoro di viale Trastevere a Roma alle prese con la grana del dimensionamento scolastico. Non si può fare dietrofront, occorre portare a termine la decisione: «Non chiudiamo scuole, accorpiamo istituzioni scolastiche già oggi rette con l'istituto della reggenza. Essendo una milestone del Pnrr noi siamo stati costretti ad attuarla». La condizione di partenza, premette il MIM è la seguente: «Rendere necessaria la gestione sostenibile delle scuole». Dunque, nel triennio scolastico che parte dal 2024 fino al 2027 potrebbero essere 700 (698 per l'esattezza) le scuole da accorpare. Carmela Palumbo, capo dipartimento del ministero dell'Istruzione e del Merito spiega qual è la situazione di partenza: «Le istituzioni scolastiche - su richiesta dell'Ue - vanno razionalizzate e gestite in modo sostenibile perché il trend di diminuzione della denatalità è severo. Avremo un milione di studenti in meno nei prossimi dieci anni e una decrescita che si aggirerà tra le 80 e 90 mila unità all'anno. Dal 2024-25 funzioneranno 7.461 istituti e grazie alla nuova normativa, più flessibile, e alla negoziazione con il Ministero dell'Economia siamo riusciti a salvare 149 istituti». Come evidenziato ieri da La Stampa il 70 per cento delle fusioni riguarda il Sud, già da subito. Qui alcune Regioni avranno un impatto maggiore sugli accorpamenti degli istituti, non solo perché ci saranno meno studenti, ma soprattutto perché avrebbero accumulato scuole sottodimensionate senza intervenire. «Vero, ci sono Regioni più coscienziose e virtuose che sono intervenute autonomamente, hanno operato gli accorpamenti anticipando quello che proporremo dal 2024-2025 mentre ci sono Regioni come la Campania che al ridursi del numero degli alunni hanno lasciato aumentare il numero delle scuole sottodimensionate». Così il presidente Vincenzo De Luca nel prossimo anno scolastico si troverà ad affrontare il nodo di 102 scuole che non potranno avere dirigenti scolastici titolari. «Ci sono Regioni - aggiunge Palumbo - che hanno fatto una buona manutenzione della rete scolastica, anno dopo anno». La Lombardia ne dovrà sistemare in reggenza 36, il Veneto 40 e l'Emilia Romagna 13. La reggenza intesa come doppio incarico sopravviverà ancora nel 2023-2024. Nel prossimo anno scolastico 644 scuole su 7.960 dovranno essere assegnate in condominio. Nel triennio che partirà da settembre 2024 inizia il nuovo corso. Alcune Regioni non gradiscono. Puglia e Campania, ad esempio, hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale. «Non si agirà sui punti di erogazione dei servizi, non si scalfisce la dotazione organica dei dirigenti», assicura Palumbo. CGIL continua a restare ferma sui calcoli che ribadisce di aver fatto su rielaborazione dei dati del MIM: ha diffuso una tabella riepilogativa che illustra un taglio del 10% tra dirigenti e dsga (direttori dei servizi generali e amministrativi): 827 unità in meno in 4 anni. «Le scuole restano nei territori in maniera capillare come presidi sociali, quel che cambia è la governance amministrativa e dirigenziale - spiega Palumbo -. Stiamo lavorando per standardizzare e semplificare i processi: caduta la reggenza che rimane in piedi solo per il prossimo anno scolastico, il dirigente non dovrà fare tutto doppio con più segreterie, consigli di classi di più scuole, più Consigli d'Istituto, come succederà ancora il prossimo anno». La mappa scolastica regionale - stando a quanto sostiene il ministero - sarà più flessibile e potrà essere disegnata in base ai bisogni territoriali. Dal ministero per voce di Palumbo, "tecnica" di consolidata esperienza e di lungo corso, al servizio di diversi governi di differente colore politico sottolineano che «il vantaggio sarà quello di assegnare alle Regioni una capacità decisionale che permetterà di conservare anche piccole istituzioni scolastiche anche con per esempio soli 200 studenti e plasmare la rete scolastica rispetto ai bisogni locali». Ogni tre anni sarà definito il numero massimo di dirigenti sul quale ciascuna Regione potrà contare. Da impiegare secondo le proprie volontà. «Ora se si ha volontà di mantenere dal punto di vista della gestione una scuola con poche centinaia di studenti non si potrà fare, scatta la decadenza del dirigente titolare a favore del reggente. Dal 2024 in poi la scuola resta dov'è ma va assegnata a un dirigente titolare. La tagliola del numero minimo di studenti decade a beneficio dei bisogni che le Regioni riterranno prioritarie».