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Il Mattino: Oddifredi e la scienza cenerentola

qual è lo stato di salute della scienza in Italia?

12/10/2006
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Il Mattino

Matematico «impertinente» e affabulatore, Piergiorgio Odifreddi è da sempre in prima linea per diffondere (e difendere) la cultura scientifica in Italia, con una verve polemica capace di guadagnarsi, in pari misura, entusiasmi convinti e critiche feroci. Come succede quasi inevitabilmente dopo ogni suo intervento pubblico (come quello recente al festival dei Saperi di Pavia) o dopo l’uscita dei suoi libri di divulgazione scientifica, l’ultimo dei quali, Incontri con menti straordinarie (Longanesi), raccoglie cinquanta interviste con alcune delle menti più straordinarie della scienza occidentale. Invitato a Napoli, nell’ambito della «Tre giorni della scuola» promossa dall’Enel, all’interno del programma «Energiaper», Odifreddi parlerà oggi alla Città della Scienza (a partire dalle 9,30) su «Il valore della Ricerca e dell’innovazione» in un incontro con Gianluca Comin, direttore delle comunicazioni Enel, moderato da Marco Cattaneo, vice direttore di «Le Scienze».
Professor Odifreddi, qual è lo stato di salute della scienza in Italia? «Partiamo da un dato statistico: venti anni fa gli iscritti alle facoltà scientifiche erano il 50 per cento e oggi la percentuale è scesa al 2,5 per cento. Un tracollo, un calo disastroso, che sia chiaro, non riguarda solo l’Italia. Gli Stati Uniti non stanno messi meglio di noi. Anche lì la maggior parte, allettata anche dai guadagni, preferisce studiare Legge piuttosto che Matematica. Solo che in America le facoltà scientifiche restano piene, perché gli americani sono rimpiazzati da studenti indiani e cinesi, mentre da noi si svuotano inesorabilmente. Di questo passo ritorneremo ad accendere il fuoco con la pietra focaia». Eppure, nonostante questa situazione di emergenza, l’Italia resta uno dei Paesi europei che investe meno nella ricerca scientifica. Perché, secondo lei? «Non solo non investe, ma addirittura, come sembra di capire dalla Finanziaria, è previsto un taglio dei finanziamenti all’Università. Il problema è che in Italia non c’è alcuna cultura scientifica. L’atteggiamento idealista, dominante in Italia dai tempi di Croce e Gentile, ha provocato danni enormi, con cui facciamo i conti ancora oggi. La riforma Moratti non fa che ribadire questa separazione netta tra i licei, tempio delle scienze umanistiche, destinati a chi deve comandare, e gli istituti tecnici, riservati a chi va a lavorare. Basti vedere anche quanto poco spazio la scienza occupa nelle pagine culturali dei quotidiani. A questo si aggiunge la presenza del Vaticano, che certo non aiuta la scienza. La religione cattolica, ci piaccia o no, è dogmatica, e obbliga a credere cose inspiegabili. E questo è inconciliabile con la scienza. Non è un caso che gli scienziati cattolici siano un’esigua minoranza, e che la maggior parte degli scienziati siano ebrei o protestanti. Questi ultimi, infatti, sono abituati a confrontarsi direttamente con i testi sacri, mentre i cattolici devono credere all’infallibilità dei giudizi di qualcun altro». La polemica con il Vaticano è ricorrente nei suoi interventi. Ma crede davvero che tra Chiesa e scienza si sia ancora come ai tempi di Galilei? «Certo che no, ma solo perché il Vaticano non ha più il potere di condannare il libero pensiero e la ricerca scientifica. Del resto lo stesso Galilei è stato solo parzialmente riabilitato dalla Chiesa. Tra scienza e religione resta lo stesso conflitto d’interessi: oggi ad esempio la biotecnologia collide con la politica della Chiesa e con i partiti che la sostengono, come ha dimostrato il referendum sulle staminali». E dunque, stretta tra idealismo e cattolicesimo, secondo lei la scienza non ha speranze in Italia? «Viviamo in un Paese dove sei milioni di persone consultano periodicamente maghi e astrologi, e altri sei milioni si recano da padre Pio in cerca di un miracolo. È un numero enorme, che dimostra quanto gli italiani siano un popolo fondamentalmente anti-scientifico. Eppure non bisogna disperare. Restano molte persone eroiche che lavorano per diffondere la cultura scientifica nelle Università e nelle scuole di ogni ordine e grado».


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