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Il governo non capisce la sofferenza sociale

Intervista a Susanna Camusso. La leader CGIL: Il lavoro è l'emergenza dell'Italia. Giornata di lotta dei sindacati in tutta Europa contro la linea dell'austerità

14/11/2012
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l'Unità

«Questo è un Paese abbandonato, insicuro, che si frantuma e sacrifica vite umane all’incuria e al disinteresse. Viviamo una fase drammatica: i tre operai toscani morti ieri sono il tributo del lavoro all’emergenza, ma quante crisi, quanti tragedie, quanti lutti possiamo ancora sopportare? I contabili al governo non hanno ancora capito di aver sbagliato strada. Cosa deve ancora succedere affinchè il governo comprenda che è il lavoro la priorità del Paese, che è urgente un piano straordinario che offra speranza ai giovani, alle donne, ai disoccupati?»

Susanna Camusso rientra da un giro in Sicilia, uno dei tanti, disperati punti di crisi di quest’Italia indebolita e ingiusta, per guidare oggi lo sciopero generale di quattro ore indetto dalla Cgil in coincidenza con la giornata di lotta della Confederazione dei sindacati europei (Ces) contro le politiche di austerità che stanno mettendo in ginocchio il Vecchio Continente.

 Segretario Camusso,questa iniziativa sindacale europea forse arriva tardi,ma certo cade in un momento drammatico. Perchè avete chiamato i lavoratori allo sciopero? «La Cgil aderisce alla protesta europea e rivendica sobriamente qualche merito, visto che la nostra analisi sulla natura e gli effetti della crisi, sui danni dell’austerità cieca e ideologica, ha trovato conferma nei fatti. L’Europa sociale dice oggi che bisogna smetterla con i tagli e basta, non possono pagare sempre e solo i lavoratori e i pensionati, ci vogliono risorse subito da investire per aiutare i redditi bassi, per creare un ciclo di investimenti produttivi, per creare lavoro. Le crisi si moltiplicano, i lavoratori sono buttati sulla strada, c’è un impoverimento generale. La Sardegna, la Sicilia sono una polveriera sociale, ci sono interi poli produttivi e settori industriali che stanno chiudendo. Il nostro sciopero chiede di cambiare strada, lo sciopero è la risposta giusta».

Eppure neanche l’appello europeo convince le confederazioni Cgil Cisl e Uil a fare un’iniziativa unitaria. Cosa deve succedere pe rtornare insieme in uno sciopero? «Neanche stavolta è stato possibile fare qualcosa insieme a Cisl e Uil, anche se ne avremmo tutti uno straordinario bisogno. Dobbiamo riflettere e agire lealmente per cambiare questa situazione perchè la divisione ci rende tutti più deboli. C’è un grande bisogno di sindacato, di un sindacato forte capace di contrattare, di proporre un nuovo modello di crescita, di intervenire sull’organizzazione e le condizioni del lavoro, sulla difesa dei diritti. Le forzature, gli strappi come l’esclusione della Fiom dal rinnovo del contratto dei metalmeccanici non aiutano. E ovviamente ribadisco la mia totale solidarietà a Cisl e Uil per gli attacchi squadristi contro le loro sedi».

Quali sono i punti più delicati della crisi italiana in questo momento? «Ho un grosso timore per quello che potrebbe succedere nel 2013, tra pochi mesi. Il presidente del Consiglio Mario Monti ci ha raccontato che le sue riforme faranno ripartire l’economia. Non è vero, non si vede nulla. Lo sfilacciamento del tessuto industriale, la caduta dei consumi, dei redditi dei lavoratori e dei pensionati, il disagio sociale sempre più largo sono tutti fattori che testimoniano la decadenza del Paese. Non sappiamo se ci saranno le risorse per gli ammortizzatori sociali, per la cassa integrazione in deroga, mentre cresce la domanda da parte di nuovi soggetti ad essere aiutati. Ci sono comuni in default, saltano i servizi minimi, sono stati tagliati i fondi agli enti locali, alla sanità, alla scuola e non c’è un intervento che abbia il segno della redistribuzione e dell’equità. Ogni provvedimento del governo ha il dna inequivocabile dell’ingiustizia, toglie speranze invece di crearne. Non si può pensare solo ai mercati, così si distrugge il Paese».

Ma l’azione dei tecnici trova consensi trasversali, c’è chi li vuole anche dopo il voto. «Il proseguimento di questa stagione tecnocratica sarebbe una svolta autoritaria. È chiaro per chi ha a cuore la nostra Costituzione che il governo dei tecnici, non eletti, privi del riconoscimento democratico dei cittadini, può essere solo un episodio limitato nel tempo, almeno di non voler alterare i fattori fondativi del nostro Stato. Ma forse avremo qualche ministro tecnico impegnato direttamente nella campagna elettorale. Invece di occuparsi della politica industriale, di restituire un po’ di soldi ai lavoratori, di cambiare i vertici di Finmeccanica prima che esploda un altro dramma occupazionale, si stanno preparando le elezioni».

I sindacati sono stati accusati di porre ostacoli agli investimenti stranieri... «Propaganda inutile. Hanno cambiato le pensioni, il mercato del lavoro, ne hanno combinate di tutti i colori e siamo ancora in una crisi spaventosa. Gli stranieri non investono perchè la corruzione è devastante, perchè la legalità è a rischio in larga parte del Paese, perchè la politica fiscale con possibili interventi retroattivi fa scappare tutti. Questi sono i fatti».

Cosa si aspetta dalla politica? «La campagna elettorale infinita rischia di fare danni. Bisognerebbe usare questi sei mesi che ci portano al voto per decidere provvedimenti capaci di alleviare le sofferenze della gente, di fermare l’impoverimento del Paese. Se ci fosse poi una legge elettorale capace di ridare senso alla partecipazione dei cittadini sarebbe un gran successo».

Ha visto in tv i candidati alle primarie dei progressisti? «Sì. È stata una bella prova, un’eccezione in questo scenario politico. Vuol dire che c’è spazio, che ci sono dirigenti politici capaci di parlare dei problemi della gente, di proporre soluzioni, di cercare il consenso attraverso azioni leali e trasparenti. Di questo abbiamo bisogno».

Rinaldo Gianola


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