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Il governo che verrà-di Raffaele Ruggiero

Non poteva che finire così! Con l'araldo del nuovismo, l'uomo dei record, il mallevadore del titanismo da self-made-man, affabulatore per nevrosi, modernista per auto-acclamazione, est...

20/04/2005
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Non poteva che finire così!
Con l'araldo del nuovismo, l'uomo dei record, il mallevadore del titanismo da self-made-man, affabulatore per nevrosi, modernista per auto-acclamazione, estremista per indole, allergico alle mediazioni, alle regole istituzionali, al senso dello Stato, ai distinguo e alle manovrine da Prima Repubblica già: davvero non poteva che finire così! imprigionato tra le minacce esauste agli alleati da amministratore delegato in procinto di licenziare un qualunque colletto bianco in pubblico e, in privato, affannato nella rincorsa di un governicchio balneare, alla Goria o alla Forlani, esorcizzando il fallimento di un intero blocco sociale, di una visione superomistica e ideologica della realtà, negando la crisi sino allo spasimo, sino al ridicolo, per tirare a campare più che si può, fino all'autunno, magari a primavera, tampinando i sondaggi, tirando qualche focaccia soporifera qui e là, agli alleati sulla devolution, sulla fiscalità, sugli appalti e le consulenze, forse perfino sul pubblico impiego, riattrezzando il partito di plastica, serrando i ranghi dei quadri e dei pubblicitari, facendo il lifting alla coalizione, rimpinguando il repertorio delle barzellette.
Uno psicodramma niente affatto shakespeariano e molto, invece, pirandelliano in cui il re non viene morso dalla serpe che ha covato nel seno ma da solo, nell'atmosfera surreale dell'interno-notte di un palazzo vuoto, annaspa in un gorgo visionario tirando fendenti a improbabili fantasmi comunisti, mentre i cortigiani osservano dalle feritoie in attesa di un nuovo sovrano, dotato di senso pragmatico, che sia in contatto con la realtà, che non sragioni distribuendo a tutti e a ciascuno promesse di gloria in Terra Santa e di atroci castighi per i neghittosi, ma si accontenti, più mediocremente, di assicurare solidità al regno, pane e spettacoli al popolino, guarentigie ai vassalli, fianchi robusti alle cortigiane e sufficiente opulenza a ministri e dignitari. Così è sempre stato nei reami che durassero, così sempre sarà: per questo motivo Giulio Cesare è morto scuoiato mentre Augusto è diventato vecchio ossequiato come divinità in Terra. Per lo stesso motivo il Re Sole faceva un insignificante cenno con lo sguardo e la Francia intera si prostrava ai suoi piedi mentre Napoleone è morto come un qualunque ergastolano sul più sperduto scoglio dell'Atlantico.
Eppure ha sufficiente esperienza, l'imprenditore Silvio Berlusconi, ha viaggiato a iosa ovunque, ha accumulato abbastanza soldi, ha dispensato sufficienti sorrisi di convenienza, stretto mani di uomini di ogni valore, cantato canzoni napoletane e raccontato storielle spinte, contrattato con affaristi brianzoli e notabili siciliani, banchieri e travetti di ogni latitudine, tignosi bottegai e inguaribili sognatori della politica, battuto pacche su spalle capaci di portare pesi e responsabilità di ogni tipo; insomma, vivaddio!: è abbastanza uomo di mondo, anche senza aver fatto tre anni di militare a Cuneo, per sapere che siamo tutti nati lui compreso in un paese democristiano e noi tutti compreso lui moriremo in un paese democristiano!
I democristiani c'erano prima di lui: ci saranno dopo. Salteranno come ranocchi sul carro del vincitore un attimo prima che diventi il vincitore! E' il loro mestiere. Ed è una legge di natura in questo Paese; non può farci niente nessuno. Nemmeno lui!
E allora? Perché questo impuntarsi sulla devolution? Perché consentire a un piccolo partito come la Lega di allungare la sua ombra schiettamente eversiva su ogni provvedimento, dall'economia alla riforma della scuola, dall'immigrazione allo snaturamento del rapporto tra magistratura e governo, dalla politica degli investimenti al reclutamento nel pubblico impiego, dalla fiscalità all'ordine pubblico? Probabilmente perché il potere, come un vitigno, dà frutti buoni se matura lentamente. Non basta una sola generazione. Le fortune politiche costruite troppo in fretta hanno vita breve: "Il potere diceva il più accreditato marpione democristiano tra gli accreditati marpioni democristiani logora chi non ce l'ha&" Aggiungiamo pure, però, che 'Il potere dà alla testa a chi non è abituato a gestirlo'.
Eh, si, signor presidente: da qualunque parte la si guardi questa triste faccenda, è indiscutibile che lei ha omesso di valutare, tra le cose che non si poteva omettere di valutare duemilacinquecento anni di storia del diritto costituzionale, settecento anni di aneliti unitari, cinquecento di realismo anticlericale, mezzo secolo di Risorgimento, alcune decine di moti e rivoluzioni, plebisciti e referendum istituzionali, centotrenta anni di dottrina sociale della Chiesa, altrettanti di sindacalismo, un secolo e mezzo buoni di dottrina sociale laica, ottanta di collettivismo e di antifascismo, anche cattolico e perfino liberale, cinque anni di Resistenza, cinquanta di eurocomunismo, altrettanti di europeismo, quarantacinque di pragmatismo cattolico (perché Expedit, altroché se Expedit&), un paio di decenni di contestazione giovanile, altrettanti di concertazione, tre volte tanto di contrattazione, bienni rossi, autunni caldi, martiri del nazismo e della mafia, di ogni colore, di ogni tessera di partito, di sindacato, di ogni regione, di ogni città, di ogni sperduto campanile! E ha dimenticato anche il tramestio spirituale e politico, soprattutto giovanile, degli ultimi anni, la voglia di valori saldi, di pensiero forte, di solidarietà, di impegno, di etica, di religiosità, di famiglia, di giustizia, di sicurezza, di sogni.
Insomma, signor presidente: lei se n'è infischiato dell'Italia e, francamente, degli italiani!
E continua ad infischiarsene.
Ma questo non si può&
L'erba-voglio non cresce&
Neanche nel giardino del re&
Soprattutto se poi uno l'Italia la vuole sdoganare in tanti pezzettini e vuole trasformare il Parlamento, figlio della Resistenza, nella succursale dell'ufficio legale di un'azienda privata.
Ed è per questo che, sia quel che sia, molti di noi, tanti, molti di più di quanti forse lei immagina, brinderemo il giorno in cui lei si ritirerà a vita privata (o, molto più probabilmente, verrà costretto a farlo da una sonora, definitiva sconfitta elettorale), a godersi il frutto del suo lavoro di imprenditore e lascerà il Paese nelle mani di gente che sa cos'è la politica e sa che per farla bene o almeno decentemente! occorre preoccuparsi anche degli italiani!
E un'altra cosa. Decisamente importante.
I sondaggi (ma neanche sono indispensabili: basta fare caso alle discussioni della gente nei bar, nei supermercati, negli autobus) mostrano chiaramente che la stragrande maggioranza delle categorie, professionali e non, sono scontente, percepiscono maggiore insicurezza, delusione, sfiducia nel futuro rispetto a cinque anni fa. Per la prima volta dal dopoguerra, nel nostro Paese si pensa che ai giovani, ai figli, toccherà un futuro peggiore che ai padri: e sono i padri ad accorgersene per primi! Per la prima volta la precarietà sta incancrenendo complessivamente il sistema delle tutele, ben oltre i confini professionali e geografici nei quali, nei decenni scorsi, era solitamente confinata. Non sono più solo gli stagionali della ristorazione, o i cottimisti dell'edilizia, non più solo i figli di un dio minore nati a sud di Eboli, dove Cristo un tempo si fermava ma pur era disposto a scendere: oggi ci sono precari in grandissima quantità, a Nord e a Sud, nell'industria, nei servizi di ogni tipo, negli enti locali, perfino nel pubblico impiego.
E tra, questi quelli, che sono stati oggetto delle attenzioni più ossessive da parte di questo governo sono stati proprio i precari della scuola. Non dimentichiamo (perché tutto ci hanno potuto togliere tranne la dignità e la memoria!) che il primo provvedimento del governo Berlusconi è stato una legge sul reclutamento degli insegnanti.
E il primo provvedimento del prossimo governo dovrà essere una legge sul reclutamento degli insegnanti!
Ed è per questo che, in questa delicata fase di transizione, occorre tornare a parlare di politica con i politici seri; quelli che c'erano prima del 13 maggio; quelli che ci saranno dopo. Laici e cattolici. Ma che abbiano a cuore l'Italia e gli italiani. E occorre farlo con sistema e schiettezza, guardandoci in faccia. Adesso.

La colpa del degrado surreale in cui è caduto il settore del reclutamento scolastico è condivisa, in solido, da tutta la Casa delle libertà e non solo da una parte di essa. Non si può parlare 'delle' responsabilità ma 'della' responsabilità: univoca, cristallina, pienamente partecipata, ricercata, voluta, perseguita, con metodo, realismo, compiacimento cinico, assoluta insensibilità! Il ruolo di presunta 'mediazione' tra l'anima mercantile e quella sociale della coalizione, ricercata - a chiacchiere - da Alleanza Nazionale o dall'UDC, oltre che sapere di beffa e di offesa all'intelligenza, impallidisce di fronte all'incredibile sfilza di provvedimenti, altamente distruttivi dei diritti e della ragione, che sono stati votati, senza fiatare, da questi due partiti che, oggi e troppo tardi, cercano di separare disperatamente le loro fortune dall'immagine, in questa fase perdente, di Silvio Berlusconi. AN e UDC hanno alzato la mano per dire di si quando le regole di spartizione di potere imponevano loro di alzarla. Sempre. Se si trattava di scegliere tra il buon senso e la ragion politica. Hanno scelto. Ogni volta. Nel modo peggiore. E noi non dimentichiamo.
Non dimenticheremo!
Alleanza Nazionale, che ha nel pubblico impiego un bacino notevole di voti, ha tradito la sua anima statalista proprio nella scuola. La mediocre manovra elettorale di Giuseppe Valditara ha rivelato tutto il proprio carattere pateticamente strategico un minuto dopo la chiusura delle urne (anche a quei pochi, del resto, che gli avevano prestato fede).
L'UDC, che sottovoce, fuori dal palazzo, lanciava strali contro l'articolo 5, in Consiglio dei ministri lo ha votato senza battere ciglio. E proprio l'UDC ha la massima responsabilità di alcuni dei provvedimenti più intollerabili, dal punto di vista costituzionale, riguardanti il reclutamento: l'equiparazione del punteggio di servizio tra la scuola pubblica e la scuola privata e la creazione di un reclutamento parallelo per gli insegnanti italiani: quello che passa attraverso il Vaticano, i vescovati e gli ordinari diocesani. Queste forze, che oggi cercano di scaricare l'uomo che le ha portate al potere, non possono non potranno! nascondere le loro responsabilità rispetto ai precari della scuola. Stiano sicuri che ogni revisionismo verrà puntualmente impedito: stiano sicuri! Di tempo, visto che siamo in procinto di essere estromessi da quei posti di lavoro che ci spettano da lungo tempo, ne avremo a iosa. E lo useremo. Ah, se lo useremo!

Ma se la responsabilità è condivisa è anche vero che il nocciolo ideologico della coalizione è stato rappresentato da Forza Italia e dalla Lega Nord. E non è certo un caso che, nel momento per essa più critico, l'asse Berlusconi-Bossi abbia resistito fino a sfidare, come nel miglior gioco d'azzardo, gli alleati e le più elementari regole costituzionali. Questo nocciolo passa attraverso due filoni fondamentali, entrambi pomi irreparabili della discordia, adesso che di trippa per gatti, in termini elettorali, ce n'è davvero poca, tra le due anime della coalizione (quella clerico-conservatrice e quella eversivo-secessionista): il particolarismo regionalistico e l'allergia verso il concetto di Stato, di pubblico, di welfare, di diritti, di solidarietà. A questi due concetti si riconduce, innanzitutto, il preambolo costruito dall'attuale ministro che, appena insediata, sentenziò che duecentomila insegnanti in Italia erano di troppo (e, considerato che in cinque anni saranno andati in pensione oltre centomila docenti e che solo 12.500 sono stati rimpiazzati, occorre darle attestato di grande coerenza). Ad esso si sono aggiunti due corollari professati, a più riprese da vari esponenti, di Forza Italia: l'inadeguatezza professionale degli stessi e la loro età giudicata troppo avanzata. L'altro frutto avvelenato, imputabile segnatamente alle forze autonomiste, è stato il più odioso e devastante dei provvedimenti in tema di tabelle di valutazione: quello sulla supervalutazione di alcuni servizi. Tale provvedimento, insieme ad altri, ha segnato il definitivo affossamento di qualunque ragionevolezza in tema di progressione di carriera e di maturazione del diritto alla stabilizzazione del contratto di lavoro. Mai un tale livello di degrado era stato raggiunto in questo settore! Mai una tale disaffezione verso la ragione! Mai tanti diritti calpestati!

In questo quadro cosa spetta al Centro-Sinistra (con trattino o meno)? Tanto per cominciare non vivere di rendita. L'aria tra i precari (e non solo) della scuola è niente affatto serena in tema di rapporti politico-sindacali. Gli attuali 'precari' sono circa 150.000 (contando che lavora già e chi aspira, a vario titolo, ma con un minimo di probabilità, al posto di lavoro). Considerato che ognuno di loro smuove almeno tre o quattro preferenze siamo, a volerci mantenere bassi, oltre il mezzo milione di voti (troppi? Provate a chiedere a Valditara&) Si tratta dei voti, più o meno, che hanno dato la più grande maggioranza parlamentare del dopoguerra al governo Berlusconi: se tutti i precari avessero votato a sinistra, quel 13 maggio, le cose sarebbero andate diversamente (per i precari stessi).
Se poi contiamo che, in totale, i dipendenti della scuola sono circa un milione, allora&
L'elettorato dei precari scolastici si è dimostrato, nel tempo, volubile; perciò Alleanza Nazionale (e prima personaggi del calibro di Asciutti e della Aprea) ci hanno provato. Il Centro-Sinistra questo lo deve sapere. La disaffezione verso la destra e il voto di protesta non devono essere scambiati per affezione verso la sinistra: gli ideali, in questo settore come in tanti altri, continuano a non essere decisivi. Coloro che pensano in termini organici a un partito o a una coalizione sono l'assoluta minoranza tra di noi. Chi voterà adesso a sinistra non lo farà necessariamente per convinzione: molti lo faranno per disperazione! E questa è un'eredità tremenda che la destra lascia al futuro governo&

Per prima cosa, quindi, occorrerà abolire alcune tra le più grandi vergogne che questo governo ha posto in essere. E si cominci proprio dall'abolizione (in toto!) del famigerato punto h della Legge 143. Niente più doppi punteggi: non ci sono mai stati nel doppio canale. Devono sparire subito. Subito!
Subito&
La prima legge del governo Berlusconi è stata sul reclutamento scolastico: la prima legge del prossimo governo dovrà essere sul reclutamento scolastico.

In secondo luogo dovrà essere arginato il mercimonio di titoli valutabili che ha visto la corsa (e lo scontro) tra università pubbliche e private all'accaparramento di clienti. Un fiume di denaro che ha migliorato i rapporti tra il MIUR e i rettori (dimessisi in massa tempo fa per questioni di denaro sonante). Una forma di finanziamento alternativo che non compromette i conti pubblici ma risulta particolarmente odiosa perché intacca le sostanze di persone già gravemente svilite, dal punto di vista economico ed esistenziale. Qualcosa che se risultasse più 'bipartisan' di quanto già attualmente venga percepito intaccherebbe la stessa sostanza morale di un governo alternativo al presente. Per questo o il Centro-sinistra si pone prima di tutto come alternativa morale a questo fenomeno e pone un argine a questo scempio o verrà inesorabilmente castigato dai lavoratori. Berlusconi è sempre lì: le elezioni le può vincere ancora.

Il vasto movimento di protesta nei confronti della Legge 53 contiene anche un importante capitolo relativo alla riforma del reclutamento. L'atteggiamento del Polo su questo tema (con buona pace dell'UDC) è stato in solido quello del colpo di spugna. I precari attuali sono stati definiti, tout-court, "frange sacrificabili" dal sottosegretario Aprea e sulla stessa linea si sono posti altri esponenti, soprattutto di Forza Italia: oltre 100.000 persone 'sacrificabili' che finora hanno mandato avanti la scuola e che, molto spesso, hanno i capelli bianchi. L'Unione e le altre forze del Centro-sinistra devono mettere in agenda il blocco completo anche dell'articolo 5. Poi si andrà a ragionare sul futuro. Con un minimo di decenza che, finora, non c'è stata.

La linea di tendenza sulla spoliazione delle risorse per la scuola, l'università e la ricerca deve essere invertita. Drasticamente. Non c'è categoria sociale coinvolta che non lo ritenga indispensabile. Lo chiedono le famiglie, strette nell'urgenza di servizi qualitativi; lo chiedono gli alunni, di ogni età; lo chiede Confindustria che denuncia, ormai più degli stessi addetti ai lavori, il regresso, in tema di patrimonio formativo e di valore aggiunto tecnologico, del made in Italy.
Quelli che Silvio Berlusconi - nel tono che gli è più congeniale: l'eversivo-millantatorio - chiama poteri forti, alludendo a un presunto atteggiamento corporativo degli addetti di questo settore, hanno portato l'Italia tra i paesi più benestanti del mondo valorizzando la più grande ricchezza dei suoi cittadini: l'inventiva, la fantasia, l'intelligenza, la cultura. Ma forse il presidente del consiglio ritiene che i 180.000 ingegneri che la Cina sforna ogni anno e che la stanno ponendo al vertice dei paesi produttori di servizi e manufatti ad alta tecnologia siano un miracolo ineffabile o, magari, un'altra imboscata dei feroci marxisti (tra qualche anno i più ricchi del pianeta) contro l'Occidente civilizzato: spuntano così, senza spiegazione, dal pastrano del comunismo, e non hanno niente a che vedere con il massiccio piano di potenziamento del sistema formativo messo in essere dal governo cinese&

Si aggiunga a tutto ciò che continuano ad esserci, in Italia, corsie preferenziali di accesso alla professione docente che, se condivisibili nelle motivazioni, non lo sono più nelle dimensioni: oggi, in tutte le province, in qualsiasi classe di concorso, la metà dei neo-assunti vengono prelevati dalle categoria protette. Non c'è anzianità di impiego, non acume che tanga. Non bastano due o tre lustri di servizio, non tre o quattro concorsi brillantemente superati di fronte a un'iliosacralgia o un ipertiroidismo.
E' mai possibile continuare così? Si controllino i numeri una buona volta! Le amministrazioni sono sempre indisponibili a fornire dati, stilare anagrafi e, nel dubbio, applicano le proporzioni massimali in maniera generalizzata: il 50% e via! E il blocco delle assunzioni ha aggravato la situazione perché ogni anno nuovi disabili vanno ad ingrossare le fila degli aspiranti e nuovi precari storici vengono estromessi dal lavoro anche per questo motivo. Con il risultato che, oramai, metà degli insegnanti li scelgono le ASL...

Questa piccola rassegna alla quale ogni precario che abbia più di tre anni di servizio potrà aggiungere la propria personale giustificata querimonia dimostra che questo settore non soffre, semplicemente, come soffrono tanti altri: questo settore è stato devastato! Artatamente. Con metodo. Per giustificare il nuovismo, l'avventurismo a tutti i costi. Per screditare il sistema delle graduatorie e infangare chi, in quel sistema, lavorava. Il reclutamento dei docenti non ha più nessuna certezza; il precariato non è più una gavetta, quella specie di obolo da pagare al sistema che sfociava, comunque e sicuramente, nel lieto fine della stabilizzazione. Oggi chi ha dieci, quindici, venti anni di servizio non di ruolo rischia di saltare in qualunque momento, per qualunque motivo, perché un medico ha deciso che un'ernia del disco è grave a sufficienza per assicurare il 46% di invalidità a una persona che non ha mai lavorato nella scuola e vuole lavorarci o perché un parlamentare ha deciso che sua nipote che abita a Campacavallo di Sopra deve usare il diploma magistrale per fare punteggio: cosicché il giorno dopo una docente residente ad Ischia prenderà doppio punteggio se lavora a cento metri da casa e una che si sveglia alle 4:00 e viene a lavorare a Napoli, magari in una realtà ad alto rischio sociale, prenderà punteggio normale.
Questo è stato il berlusconismo nel nostro settore. Da qui dovrà ripartire, se vuole segnare la differenza, una differenza visibile e reale, il governo che verrà!
In fretta.
Per l'amor del cielo.
In fretta!


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