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I bimbi fantasma di Monfalcone tetto nelle scuole, stranieri a casa

La sindaca: limite del 45% nelle classi, chi è fuori vada nei paesi vicini. E 50 piccoli bengalesi disertano l’asilo

21/09/2018
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la Repubblica

Corrado Zunino

MONFALCONE ( GORIZIA)

Molti bambini bengalesi non hanno iniziato la materna a Monfalcone. La prima classe.

Dicono cinquanta, ma la conta è un ginepraio: plessi sparsi sul territorio, scuole in ristrutturazione, padri in congedo in Bangladesh. Ogni giorno si fa una croce sull’elenco, quando arriva la certezza della rinuncia. I bambini hanno tre anni e sono i figli delle "famiglie Fincantieri", gli operai dei subappalti dei subappalti Fincantieri. Altri bambini italiani sono invece rientrati nei due istituti del centro. Via Roma e via Duca d’Aosta.

Giardini alberati intorno alle strutture tardo Ottocento e lungo i viali ricche birrerie, studi di avvocati. Hanno tre anni anche i piccoli italiani e sono i figli delle famiglie di Monfalcone che, le scorse stagioni, si erano spostate nei comuni vicini — Staranzano, Turriaco — perché le scuole si erano riempite di piccoli neri, e madri con il velo che li lasciavano al cancello. «Quarantacinque famiglie italiane sono tornate a casa, la metà di quelle che avevamo perso due anni fa», dice la sindaca Anna Maria Cisint, capello corvino, primo volto della Lega in questo Nord-Est di confine. «Cinquanta bambini bengalesi non vanno più a scuola», dice Adriano Zonta, segretario regionale della Federazione dei lavoratori della conoscenza. Lui, per conto della Cgil, ha firmato un esposto in procura.

A Monfalcone, ventottomila residenti soltanto, seimila sono stranieri: il 22%. Nel 2017, prima volta in assoluto, all’ospedale San Polo i nati da famiglie migranti (140) hanno superato i figli di autoctoni (118). Il 71% dei nuovi stranieri erano bengalesi. Cisint, che a fine 2016 aveva vinto le elezioni con il 62% e sottratto Monfalcone alla lunga stagione del centrosinistra, ha ricevuto lo statino nascite e reagito introducendo in classe le quote stranieri. Con la delibera 152, approvata lo scorso 13 giugno, le ha fissate al 45%. E ha dato avvio a un vertiginoso giro di istituti — otto quelli fuori Monfalcone — e spostamenti di alunni che ha prodotto tre risultati: la quota "non italofoni", così definiti, nelle prime materne è scesa anche di quaranta punti. I bambini italiani e italofoni sono tornati a scuola sotto casa, Monfalcone centro. E, tre, un’aliquota di musulmani — specificatamente bengalese — non va in classe la mattina. A imparare i rudimenti della lingua e dell’integrazione. "Prima gli italiani", nella Monfalcone di Fincantieri, è una promessa compiuta. Un fatto. Matteo Salvini a inizio estate ha twittato, infatti: «Brava il sindaco leghista». Non sopporta la declinazione al femminile della carica.

Monfalcone è un caso e un laboratorio, a prescindere dalla Lega. È il terzo comune d’Italia per presenze straniere negli istituti scolastici di tutti i gradi. Con il 26,6%, viene dopo Pioltello (area metropolitana di Milano) e Fucecchio (area metropolitana di Firenze). Ancora oggi nelle classi successive della primaria — seconda e terza della Collodi — ci sono sezioni con ventidue cognomi non italiani su ventidue iscritti. Grazie alla Lega, questa è la novità, i quattordici in lista d’attesa nei due istituti cittadini da quest’anno sono tutti stranieri.

La fucina di famiglie bengalesi è la Fincantieri, dicevamo. Protesi a mare della città, grande azienda che, seguendo sempre la sindaca Cisint, «ha usato Monfalcone come il suo spogliatoio». Già, ma in una provincia — Gorizia — con quindicimila espulsi dal lavoro mai rientrati è difficile dire a una multinazionale con commesse navali prenotate fino al 2028 che deve andarsene, o non richiamare più operai dal Bangladesh. «Con la giunta stiamo lavorando per far partire una scuola interna all’azienda». Proprio in questi giorni al Tribunale è partito un secondo processo "per caporalato", in orbita Fincantieri.

Ancora la sindaca: «Devo abbassare quel 22%, altrimenti a Monfalcone non ci sarà futuro».

Ex Forza Italia, già dirigente di enti locali, Anna Maria Cisint ieri ha incontrato il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti.

Vuole risorse "per l’integrazione".

Ha già messo in fila, tuttavia, provvedimenti che vogliono dissuadere gli stranieri a vivere Monfalcone. Ha tolto le panchine da Piazza della Repubblica, sfrattato il forestiero cricket dalla Festa dello sport, vietato le birre fresche negli spacci alimentari .

Ha fermato la costruzione di una moschea. «Lo dico io ai rumeni di non fare pipì sui cancelli e ai papà bengalesi che, poverini, vengono dai villaggi, di spiegare ai loro figli che la cacca non si fa nei tombini». Assicurano diverse maestre: «Gli steccati mentali ci sono nelle famiglie italiane e in quelle bengalesi». Cisint: «Se qualche madre straniera non manda il figlio a scuola, nonostante il pulmino gratis, è una scelta. Io ho allargato ad altri sedici alunni le materne della città, ho messo due milioni per una scuola d’infanzia e la gente mi ferma per strada. "Non mollare", mi dicono».


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