FLC CGIL
Contratto Istruzione e ricerca, filo diretto

https://www.flcgil.it/@3915679
Home » Rassegna stampa » Rassegna stampa nazionale » Elementari, arrivano i numeri della domanda e dell'offerta

Elementari, arrivano i numeri della domanda e dell'offerta

IlCnr ridisegna l’Italia in base alle dimensioni degli istituti

15/09/2014
Decrease text size Increase text size
La Stampa

Il dato che risalta è quello della  Puglia, un’intera regione di scuole  elementari popolatissime.  Molto grandi anche le scuole della  Pianura Padana, della Sicilia di Palermo  e dintorni. Il resto d’Italia ha  di sicuro scuole molto grandi ma sono  distribuite con maggiore regolarità.  È la realtà delle scuole elementari  italiane che emerge da uno studio  del Cnr realizzato da Riccardo  Di Clemente, ricercatore dell’Istituto  dei sistemi complessi (Isc-Cnr),  da Alessandro Belmonte dell’Invalsi  e con la collaborazione di Sergey  V. Buldyrev della Yeshiva University  di New York.  Lo studio è uscito su «Nature  Scientific Reports» e ha permesso  di mettere a punto per la prima volta  un metodo per ottimizzare la collocazione  delle scuole primarie sulla  base della densità abitativa e delle  caratteristiche del territorio.  «È uno strumento molto utile per  chi si occupa di politica perché permette  di individuare facilmente le  situazioni di sovraffollamento»,  spiega Raffaele Di Clemente. È, insomma  il primo algoritmo mai creato  per combattere le «classi-pollaio  », cioè sovraffollate, e migliorare,  così, l’offerta formativa per le famiglie  sul territorio italiano. Se qualcuno  avesse davvero voglia di farlo.  «Abbiamo preso in esame la grandezza  degli edifici scolastici, la loro  distribuzione sul territorio nazionale  e il numero degli alunni nelle scuole in  relazione alla popolazione residente e  alle caratteristiche delle diverse aree,  al fine di individuarne le criticità -  spiega Riccardo Di Clemente - e abbiamo  visto che il numero degli iscritti  in ciascuna scuola cresce in modo  indipendente dalla sua dimensione.  Questa osservazione, non banale, ci  suggerisce che scuole piccole montane  e scuole piccole nei grandi centri  abitati crescono allo stesso modo ed è  strano se si pensa che invece le zone  di montagna sono sempre meno abitate.  Le scuole di questi piccoli centri  invece sono ancora ben vive e attraggono  molti studenti». Almeno questa  è la realtà fotografata al 2010, anno di  riferimento dei dati utilizzati per la  mappa. Probabilmente se fosse realizzata  sui dati attuali sarebbero evidenti  gli effetti dei tagli e degli accorpamenti  realizzati dopo il 2010.  Nelle grandi città è normale aspettarsi  scuole con molti alunni. È vero  quasi ovunque in Italia tranne che a  Roma e Genova dove, invece, resistono  entrambi i tipi di scuola, piccole e  grandi. «A Genova per la presenza  della collina molto vicino al centro  città - spiega Di Clemente - e a Roma  probabilmente per la presenza di un  centro storico dove gli edifici non permettono  ampliamenti. Nel caso della  Puglia, invece, le politiche adottate  hanno portato a una proliferazione di  istituti di grandi dimensioni».  Si tratta solo dei primi dati - sottolineano  i ricercatori - se si volesse andare  in profondità si potrebbe capire  molto su dove esiste un gap significativo  da colmare tra domanda e offerta  di istruzione. Ma, appunto, bisognerebbe  aver voglia di andare in  profondità. 


La nostra rivista online

Servizi e comunicazioni

Seguici su facebook
Rivista mensile Edizioni Conoscenza
Rivista Articolo 33

I più letti

Filo diretto sul contratto
Filo diretto rinnovo contratto di lavoro
Ora e sempre esperienza!
Servizi assicurativi per iscritti e RSU
Servizi assicurativi iscritti FLC CGIL

FERMIAMO L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA!

Nei prossimi giorni potrai firmare
per il referendum abrogativo.

APPROFONDISCI