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Corriere: Università. Moltiplicati negli ultimi anni i rapporti con cultura e impresa

Università come isole. Circondate, sì, dal mare delle iniziative culturali ed economiche della città. Ma di fatto impermeabili. Fortezze di un sapere che non dialoga con l’esterno.

10/04/2006
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Corriere della sera

«Moltiplicati negli ultimi anni i rapporti con cultura e impresa»
Università come isole. Circondate, sì, dal mare delle iniziative culturali ed economiche della città. Ma di fatto impermeabili. Fortezze di un sapere che non dialoga con l’esterno. E’ questa la denuncia che ieri lo scrittore Luca Doninelli ha fatto sulle pagine del Corriere . Con tanto di esempi circostanziati. «Non esiste, da parte dei teatri come da parte dell’università - ha detto Doninelli -, nessuno straccio di intesa che permetta a uno studente di assistere agli spettacoli a prezzi veramente ridotti». Ma il mondo dell’università non ci sta. «Gli atenei milanesi hanno moltiplicato negli ultimi anni i rapporti con il mondo della cultura e dell’impresa», rivendica Giulio Ballio, rettore del Politecnico.
Stiamo ai fatti. Doninelli lamenta, in particolare, scarsi rapporti tra università e teatro.
«Falso. I rapporti con il teatro sono numerosi. Studenti e professori possono contare anche su biglietti scontati, naturalmente sorteggiati tra i richiedenti. Con il Piccolo teatro abbiamo organizzato Infinities , una manifestazione nei magazzini della Scala. I nostri rapporti col teatro sono tali che due nostri studenti si sono innamorati del palcoscenico e si sono iscritti alla scuola di teatro del Piccolo».
Tutto bene, allora?
«Amo rivendicare quello che funziona. I problemi veri sono altri. In tema di rapporti università-istituzioni culturali, il difficile viene adesso. La finanziaria 2006 stabilisce che quest’anno gli enti pubblici possano spendere al massimo il 60 per cento di quanto avevamo investito nel 2004 per attività culturali. Un vincolo che limita anche le università. In pratica, il prossimo settembre rischiamo di aver già finito i soldi».
L’obiettivo è contenere la spesa pubblica...
«Sì, certo. Ma la cultura non si può considerare uno spreco. Certo, molto si potrebbe fare anche a livello locale».
Per esempio?
«Il nuovo sindaco dovrebbe investire di più sui giovani. Il che significa aumentare gli alloggi per gli studenti a prezzo accessibile ma anche proporre una città più viva e stimolante. Milano da città dei vecchi deve diventare una città per i giovani».
Anche i bilanci dei Comuni sono risicati.
«Ma i giovani sono da sempre un ottimo investimento. Ogni anno si trasferiscono a Milano per studiare all’università ben 7.000 ragazzi provenienti da tutta Italia. Tra di loro ci sono le risorse migliori del Paese. Trattenerli qui vuole dire garantire cervelli al nostro sistema produttivo».
Cosa serve?
«Più manifestazioni e iniziative a loro misura».
Esempi vincenti?
«Nell’ultimo anno e mezzo la Triennale è diventata un punto di riferimento per i giovani affamati di cultura».
E con il mondo dell’impresa come vanno i rapporti?
«Sempre ottimi. Alle imprese, più che investimenti su iniziative culturali, chiediamo di finanziare progetti di ricerca».
I soldi arrivano?
«Sì. Nonostante le difficoltà attraversate negli ultimi anni dal nostro sistema produttivo, i fondi provenienti dalle imprese nel 2005 sono aumentati del 10 per cento rispetto all’anno precedente. Nel 2004 erano cresciuti del 12 per cento rispetto al 2003. Insomma, la tendenza è consolidata nel tempo».

Rita Querzé


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