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Concorso. Potevamo stupirvi con gli effetti speciali....

di Pino Patroncini

27/11/2012
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Retescuole

Sui concorsi, che il ministro Profumo con la baldanza non si capisce bene se del neofita o quella di colui che ciecamente crede nei miracoli dell’hi-tech, si ripromette di fare ogni anno o due il MIUR comincia a mostrare il fiato.
La prima doccia fredda è venuta dal numero degli iscritti: ancorché si sia ricorso alla esclusione del personale già di ruolo, impedendo anche a chi era in servizio in un grado inferiore di scuola di concorrere per il grado superiore ( e quindi anche per stipendi superiori), cosa mai successa e che inficia pesantemente il carattere pubblico del concorso stesso (oltre a discriminare tra docenti a tempo indeterminato della scuola pubblica, esclusi, e della scuola privata, ammessi), al concorso sono arrivati 320.000 aspiranti contro una previsione ministeriale di circa 160.000.
Poi sono arrivate le notizie circa i tempi dell’esame: la prova preselettiva non prima della metà di dicembre e quella scritta non prima di febbraio, aprono pesanti interrogativi sui tempi della correzione e conseguentemente dello svolgimento delle prove orali, tal che risulta assai problematico che per il prossimo settembre, quando inizierà il nuovo anno scolastico siano espletate tutte le procedure per l’assunzione di quei settemila docenti di cui si prometteva l’immissione in ruolo già nel 2013.
Ad aggravare questi tempi sono arrivate poi le disposizioni sul funzionamento delle commissioni: 500 candidati a testa e lavoro solo il pomeriggio, per non pesare sull’erario. Deve avere giocato su questa scelta la nostra previsione che il ricorso ad almeno 3.000 commissari a tempo pieno sarebbe costata solo in supplenze circa 120 milioni di euro contro il costo di un milione con cui Profumo ha fatto passare la cosa alla corte dei conti. Necessiterebbero comunque non meno di 2.000 commissari senza preselezione, 1.000 con una preselezione al 50%, 500 con una preselezione al 75%. Ma lavorando solo al pomeriggio avanzato essi, a prescindere dal loro numero complessivo, potrebbero esaminare solo pochi compiti al giorno e svolgere ancor meno prove orali, tre o quattro, dal momento che sono per disposizione prove di un’ora ciascuna. Concorso per dirigenti scolastici docet!
Qualche dubbio deve essere venuto ai funzionari ministeriali anche quando si è deciso di fare la prova preselettiva direttamente davanti a un computer ed in soli 2 giorni. Ammettendo, come sembra, quattro turni per due giorni, cioè 8 turni, il MIUR ha dovuto trovare almeno 40.000 postazioni internet per poter effettuare la prova. E il tutto deve svolgersi a tempi da record: entrata dei candidati, appello o firma(?), sistemazione, spiegazioni, accensioni varie, accessi e via… 50 minuti di prova e poi rialzarsi, controfirmare (?), lasciare la sala, arieggiare e fare entrare l’altro turno e via di nuovo. E’ vero che tutto è fatto, evidentemente, per sfoltire, ma se solo avremo l’1% dei contrattempi saranno 3.200 i candidati discriminati, se ne avremo il 10% sarà quasi l’equivalente di un intero slot!
Andiamo avanti: sedi calendari e batterie delle prove dovevano uscire il 23 novembre, invece la GU di quel giorno riportava solo le date delle prove: 17 e 18 dicembre e il rinvio del resto al 27 novembre.
Oggi, 27 novembre, un laconico comunicato comunica che date calendari e, soprattutto ( quel che sta più a cuore ai candidati), le batterie di 3.500 quesiti , da cui saranno estratti i 50 della prova, saranno accessibili solo alle 20: il che equivale a rinviare praticamente di un altro giorno il tutto.
Inoltre si dice che la restituzione delle prove preselettive avverrà non immediatamente, come era stato promesso, ma l’8 di gennaio , cioè dopo le vacanze di Natale. Evidentemente anche le meraviglie della tecnologia hanno i loro limiti, a meno che non si voglia pensare che i computer siano stati programmati per credere ancora a Babbo Natale!
Mancano in questa descrizione gli imprevisti e i relativi rallentamenti che possono derivare da ricorsi e quant’altro, viste le numerose esclusioni in partenza (personale di ruolo, neolaureati 2003-2012, ecc.) e quelle che poteranno avvenire in corso d’opera per le più disparate ragioni, compresa la contraddizione finale che vede le assunzioni non in base al risultato ma il risultato (l’abilitazione) in base all’assunzione (sic!). Ma anche così il MIUR comincia a mostrare il fiato, però cerca ancora di contenere i ritardi nei limiti degli impegni presi. Sul fatto se ci riuscirà o meno, effetti speciali permettendo, le scommesse sono aperte.
Intanto però la cosa che più importa è che le batterie che il MIUR manderà fuori non saranno riproducibili e soprattutto non ci sarà la risposta giusta. Ognuno in pratica farà 70 esercizi, “accesi” per 50 minuiti, con 50 quesiti ciascuno in cui al massimo si saprà quali risposte si sono azzeccate e quali no, ma senza sapere per questi quale era invece la risposta giusta. Forse, se sarà possibile, occorrerà ripetere 4 volte tutti gli esercizi in cui ci sono errori e memorizzare: insomma un “genio” ce la può fare in una settantina di ore (3-4 ore al giorno), uno un po’ scalcagnato può arrivare a mettercene 280 (14 ore al giorno!?!). Dunque siamo di fronte a poco più che un puro allenamento tecnico, senz’altro utile ma in cui è altrettanto evidente la voglia di sfoltire le fila dei concorrenti in maniera gratuita. Ma soprattutto che differisce con quanto fatto in altri casi simili in cui all’allenamento sulle batterie corrispondeva anche il “ripasso” degli argomenti trattati. E’ stato il caso per esempio dei dirigenti scolastici e fa specie che mentre per una funzione superiore si è usata la manica più larga, per una considerata inferiore si voglia essere più severi. E’ una bella contraddizione per chi abitualmente si riempie la bocca di “merito” e di carriera “in base al merito” .


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