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Campania, si torna in aula: il Tar sconfessa De Luca

Accolti i ricorsi contro l'ordinanza che mandava gli studenti, fino alle medie, in dad. Il ministro Bianchi: «Solo il 4,5% degli studenti e il 6% dei professori in quarantena». Flc Cgil: «Il 15% degli alunni e il 20% del personale assenti, dati che raccogliamo sui posti di lavoro, raccontano una realtà che difficilmente può dirsi normalità»

11/01/2022
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il manifesto

Adriana Pollice

«Tutte le decisioni sono state prese dialogando con regioni e comuni. Vogliamo l’Italia aperta con tutte le cautele del caso»: Mario Draghi ieri ha ribadito la posizione del governo, la scuola resta in presenza. «In media in Italia abbiamo avuto nel 2020 65 giorni di lezione persi causa Covid – ha aggiunto – rispetto a una media dei paesi più ricchi del mondo di 27 giorni». Per due anni i sindacati hanno chiesto i dati ufficiali della pandemia a scuola senza alcun successo. Ieri il ministro Bianchi si è presentato in conferenza stampa con un po’ di numeri: solo lo 0,72% dei docenti non ha fatto il vaccino (lo scorso agosto il ministero li considerava un’emergenza gravissima); il 6% dei professori e il 4,5% degli studenti ieri era assente per quarantena; solo il 3,07% dei comuni ha fatto un’ordinanza di chiusura.

DALLA FLC CGIL arrivano altri numeri: «Il 15% degli alunni e il 20% del personale assenti, dati che raccogliamo empiricamente sui posti di lavoro, raccontano una realtà che difficilmente può dirsi di normalità. Non crediamo sia giusto da parte del governo minimizzare perché poi i fatti vanno in tutt’altra direzione. Le scuole medesime, in assenza di personale, riducono il servizio e vengono costrette a mandare all’aria ogni seria programmazione. Si pongono molti problemi di gestione come l’impossibilità di trovare i supplenti, l’assurda approssimazione nell’indicare la modalità di verifica delle vaccinazioni da parte degli alunni (pare che da ultimo lo stesso ministro abbia invocato il buon senso della certificazione sulla parola da parte delle famiglie), la mancata dotazione delle mascherine ffp2».

LE UNICHE REGIONI a spostare il ritorno in classe sono state la Sicilia (ma di soli 3 giorni) e la Campania fino al 29 gennaio (dalla materna alle medie) con un’ordinanza firmata venerdì scorso dal presidente De Luca e bocciata dal Tar ieri. Il Tribunale amministrativo ha dato di nuovo torto alla Campania. Era già successo lo scorso novembre quando aveva sancito che le ordinanze di gennaio e febbraio 2021, che avevano mandato le classi in dad, erano illegittime ma la decisione era arrivata ad anno scolastico concluso. Tre i ricorsi depositati contro la regione, uno dall’Avvocatura dello Stato per conto della presidenza del Consiglio dei ministri e dei ministeri dell’Istruzione e della Salute. La presidente della quinta sezione del Tar Campania, Maria Abbruzzese, li ha accolti in via cautelare riaprendo così le scuole da oggi. La camera di consiglio è fissata per febbraio.

LA CAMPANIA ieri mattina ha depositato la memoria difensiva: le misure previste dal decreto del governo del 5 gennaio «sono inattuabili e del tutto virtuali, almeno nel territorio campano. Vi è impossibilità di assicurare il contact tracing e insostenibilità dei carichi da parte delle Asl». Una posizione supportata dall’Unità di crisi regionale mentre le misure nazionali «non sono fondate sul parere tecnico-scientifico del Cts che non è stato convocato, contrariamente a quanto richiesto da tutte le regioni». E ancora: «La sospensione dell’ordinanza determinerebbe un danno gravissimo in termini di ulteriore picco dei contagi e dei decessi e di gravissima pressione sul sistema sanitario, in una situazione già fortemente critica». Infine lo scenario: «L’indice Rt di ospedalizzazione pari a 1,78 con il raddoppio dei ricoveri Covid in arco settimanale; esaurimento dei posti letto pediatrici Covid nella regione con popolazione più giovane d’Italia; blocco già decretato delle attività sanitarie di elezione; esaurimento di posti letto di degenza Covid nel breve periodo in mancanza di misure immediate».

PER IL TAR, tuttavia, l’ordinanza è «palesemente contrastante rispetto alle scelte, politiche, operate a livello di legislazione primaria». La normativa nazionale disciplina in maniera specifica la gestione delle attività didattiche in pandemia e ciò «esclude che possa residuare spazio per ordinanze che vengano a regolare diversamente i medesimi settori». Inoltre la Campania non è zona rossa, «non risulta alcun focolaio né alcun rischio specificamente riferito alla popolazione scolastica». Né sono state assunte misure restrittive di altre attività. Infine, «le difficoltà del sistema sanitario regionale, lungi dal giustificare la misura sospensiva, dimostrano piuttosto la carente previsione di adeguate misure preordinate a scongiurare il rischio, ampiamente prevedibile, di ‘collasso’ anche sul sistema dei trasporti».

IL GOVERNO aveva già messo in chiaro che non ci sarebbero stati margini di azione per i presidenti di regione. Poi però ci sono le difficoltà dei territori. Il governatore Veneto Zaia: «Tra defezioni di insegnanti malati o in quarantena e non vaccinati la situazione è difficile. Draghi si faccia dare un parere dal Cts. Questa mattina 800mila persone saranno confinate per 5 ore in aule e se ci saranno positivi il contagio sarà aiutato nella sua diffusione. Siamo tutti per la scuola in presenza ma bisogna guardare in faccia la realtà».

SECONDO TUTTOSCUOLA circa 200mila classi dal 17 gennaio in poi potrebbero essere in dad. Il ministro Bianchi concede: «Se ci sono le condizioni le scuole potranno usare la didattica a distanza ma per un tempo limitato». Il protocollo sicurezza ha abolito la distanza di un metro in aula (il governo così ha potuto tagliare l’organico Covid) però le raccomandazioni del ministero dell’8 gennaio dicono che gli alunni della scuola primaria e secondaria di I e II gradi dovrebbero «consumare il pasto a una distanza interpersonale di almeno due metri». Bianchi ieri ha ripetuto «Abbiamo dato 92 milioni 104mila euro al commissario Figliuolo per fare a titolo gratuito i tamponi alla scuola secondaria, questo libera spazio per i più piccoli». Ma è un mese che il tracciamento è saltato.

IMPIANTI DI AERAZIONE: «Abbiamo dato i soldi alle scuole che li hanno impiegati in base alla loro autonomia» spiega il ministro. «Questi 350 milioni sono stati distribuiti tra le 8mila scuole italiane. Pensare che con questi fondi si facessero gli impianti di aerazione, che tra l’altro fanno gli enti e non i presidi, è irrealistico» la replica del presidente dell’Associazione nazionale presidi, Giannelli. Anche l’Anp ha dato le stime sulle assenze ieri: «Mancava il 10% del personale scolastico, circa 100mila persone fra docenti ed Ata. Alle secondarie superiori circa il 10% di studenti assenti. Negli ordini inferiori meno perché è più problematico lasciare i bambini in casa. Quello che il governo non ha voluto fare lo farà la pandemia».


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