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Repubblica-Bari-Lo scandalo delle Università un problema di reclutamento

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26/06/2004
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la Repubblica

IDEE
Lo scandalo delle Università un problema di reclutamento

di Alba Sasso
Perciò è sbagliato il disegno di legge sullo stato giuridico dei docenti in discussione alla Camera, perché non affronta e tanto meno risolve nessuno dei problemi
ALBA SASSO


Sono sempre più numerose e sempre più inquietanti le notizie di concorsi universitari su cui si avvia una procedura giudiziaria, non ultime le notizie che coinvolgono anche l'Università di Bari. Sui fatti, sulle persone, alla magistratura il compito di concludere le indagini al più presto. Ma il problema di come l'Università ha affrontato nel corso degli ultimi anni la questione vitale del reclutamento e del ricambio generazionale e di come intenderà affrontarla negli anni a venire non può essere un problema proprietario: di addetti ai lavori che sanciscono in un patto non scritto regole e procedure. Perché stiamo parlando di altro: stiamo parlando della capacità del sistema di formare e selezionare una comunità qualificata di persone, di come costruire quel know how particolare, in cui l'insegnamento è il precipitato nobile di quel bene pregiato che si chiama ricerca. Stiamo parlando di intelligenze da non perdere, di giovani ai quali non tagliare futuro e speranze, di quel sapere che è condizione della crescita del paese. Stiamo parlando di interesse pubblico.
E allora dobbiamo dire che in questi anni si è reclutato poco e "non sempre bene", se proviamo a ragionare anche dalla parte di quelli che mostruosamente il disegno di legge Moratti chiama gli "utenti finali". Abbiamo perso intere generazioni, potenzialità, intelligenze. Se l'Università invecchia, diventa autoreferenziale, la patologia diventa norma, la cooptazione l'unica scelta possibile. Perciò è sbagliato il disegno di legge sullo stato giuridico dei docenti in discussione alla Camera, perché non affronta e tanto meno risolve nessuno dei problemi in discussione: né il tema della qualità del sistema (si può garantire ricerca e didattica qualificate con un tasso sempre più elevato di precarietà?) né quello del reclutamento (mi pare che riproporre concorsi nazionali sia come scegliere di curare la polmonite semplicemente cambiando tipo di aspirina). E tutto questo mentre scontiamo un blocco di tre anni nelle assunzioni e una riduzione di risorse per l'Università pubblica. Mentre come ha detto proprio a Bari Pietro Tosi, l'Università italiana ha bisogno di almeno altri 15mila docenti. E perciò mi pare improvvido in un paese che oggi è al bivio tra crescita e declino, anche per un deficit di ricerca e innovazione, eludere il tema di come portare avanti il processo di cambiamento dell'Università pubblica, a partire dalla fatica, dalla passione, dal rigore del lavoro dei tanti, docenti e studenti, che la portano avanti. Discutiamone anche in questa Bari che si propone oggi come modello di governo nel Mezzogiorno. Apertamente. Senza sindromi da fortino assediato, senza lasciarsi condizionare da episodi che rappresentano l'Università come luogo di traffici illeciti di esami e di concorsi. Perché la battaglia per un'altra Università, per uno spazio pubblico e qualificato del sapere e della ricerca, è ancora possibile, ed è una parte importante della nostra scommessa di futuro.
deputato Ds


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