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Manifesto: Boomerang Moratti sul Primo maggio

Dopo i fischi del 25 aprile, i sindacati confederali invitano il ministro dell'istruzione al corteo milanese. E scoppia la bufera: la Cgil scuola ritira gli striscioni, in tanti annunciano la diserzione, e la Fiom contesta: non possiamo sfilare con chi ha mortificato la scuola pubblica

29/04/2006
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il manifesto

M. Ca.
Milano
Gli spiritosi trovano la battuta: «Verrà con la sorella mondina». Gli attoniti ululano sgomenti: «Cose da pazzi». Non piace ai milanesi di sinistra l'ultima trovata di Cgil, Cisl e Uil. Hanno invitato Letizia Moratti, candidata sindaco del centro destra, a partecipare al corteo del Primo Maggio. Di più: a salire sul palco in piazza Duomo in coppia con lo sfidante Bruno Ferrante, candidato dell'Unione. Quest'ultimo al corteo ci sarebbe stato «a prescindere». La presenza stravagante è quella della ministra della scuola più odiata della storia della Repubblica.
Ad avere la bella idea è stato Onorio Rosati, neosegretario della Cgil milanese di stretta osservanza «riformista», che motiva così l'invito: «Dopo i fatti del 25 Aprile, il clima a Milano si stava facendo troppo pesante. La campagna elettorale per le comunali rischiava, e rischia, di avvelenarsi». Tra i fatti ci sono i fischi alla Moratti emessi, secondo Rosati, da gente intollerante, «estranea al nostro mondo». Non è così, ma il segretario della Cgil l'assimila ai quattro disgraziati che, in coda al corteo e in favore di telecamere, hanno bruciato una bandiera di Israele. L'invito, quindi, ha il netto sapore di un gesto di risarcimento per l'offesa arrecata a Letizia Moratti. Il Primo Maggio il servizio d'ordine sindacale collaborerà con la polizia. «Saremo sicuramente in grado d'impedire qualsiasi inconveniente», assicura Rosati, ferito nell'onore dai tanti pensosi editorialisti che rimpiangono i «bei servizi d'ordine di una volta».
Senza aspettare il Primo Maggio, gli «inconvenienti» si sono già verificati. Nella Cgil l'invito alla Moratti ha suscitato, oltre che malumori e brontolii, critiche e prese di distanze ufficiali. La più pesante è quella della Flc-Cgil Scuola di Milano, che ha «ritirato» i suoi striscioni dalla manifestazione di lunedì prossimo. «Non possiamo sfilare in un corteo dove sia presente un ministro che, pervicacemente, in questi anni ha mortificato la qualità del lavoro nella scuola», si legge nel comunicato della Flc. La segretaria Alfia Nicotra si dichiara «sconcertata» per l'invito a un ministro che ha firmato una riforma «votata a furor di maggioranza dal governo Berlusconi» piena di «nefandezze»: meno scuola pubblica, meno tempo scuola, meno risorse, più precarizzazione. Segue tabella dei buchi d'organico nelle scuole di Milano e provincia. Ha un diavolo per capello anche Wolfango Pirelli, segretario lombardo della Cgil scuola. Dovendo calibrare le parole, si limita a definire «inopportuna» l'iniziativa. «Soprattutto a Milano», la città che ha espresso la più forte mobilitazione dal basso e autorganizzata - basti pensare alla Retescuola - contro la riforma «Morattila».
E cos'è questa storia del Primo Maggio di «tutti», obiettano Maria Sciancati e Franco Arrigoni, segretari della Fiom milanese e lombarda. La festa dei lavoratori è da sempre una ricorrenza «di parte» e non risulta che la ministra Moratti militi dalla parte di chi vuole che il figlio dell'operaio abbia le stesse opportunità del figlio del professionista.
Si smarcano da Rosati due segretari della Camera del lavoro milanese, Antonio Lareno e Nerina Benuzzi. In una lettera «formale» e resa pubblica annunciano che diserteranno il palco in piazza Duomo, sfileranno in corteo, ma non alla testa. Letizia Moratti, scrivono, è ancora ministro e per cinque anni si è contraddistinta per le sue iniziative contro la scuola pubblica, «come ben sanno le famiglie milanesi scese in piazza in difesa del tempo pieno». Lella Brambilla, della Cgil regionale, osserva che la partecipazione dei politici alla festa dei lavoratori è sempre auspicabile, «ma nel pieno rispetto dell'autonomia del sindacato».
I lavoratori della Tamini di Legnano comunicano che loro a Milano non ci saranno, per esprimere con l'assenza «totale dissenso» per un invito «spregiudicato e inopportuno». Sempre da Legnano i segretari della Fiom Soresini ed Esmeraldi ricorrono all'ironia: se la «compagna» Letizia Brichetto si è pentita, vada alla Mayday Parade in programma nel pomeriggio. «I lavoratori non devono risarcire la Moratti di nulla, semmai è vero il contrario», dice il segretario della Fiom di Bergamo.
Scarse le reazioni dei politici. Il segretario del Prc lombardo Elio Locatelli si rifugia in una criptica dichiarazione: «Il Primo Maggio sia giornata di unità, non di indifferenziato ecumenismo». Parla fuori dai denti, invece, Roberto Biscardini della Rosa nel pugno: «Dopo la Moratti, per la proprietà transitiva, sul palco del Primo Maggio aspettiamoci la Confindustria». Si dichiara «affranto» Mario Agostinelli, ex segretario della Cgil lombarda: «Il Primo Maggio è dei lavoratori. Un sindacato che lo usa per espiare una colpa che non esiste, enfatizzata dai media, dà prova di subalternità culturale e politica».


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