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Università: i sindacati incontrano il Ministro. Le risorse restano il punto debole

Si è svolto venerdì 17 febbraio il primo incontro con il Ministro Profumo. Verificheremo alla prova dei fatti le buone intenzioni.

20/02/2012
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Il Ministro ha aperto la discussione facendo il quadro delle prossime scadenze connesse all’applicazione della legge 240/2010 ricordando, in particolare, che ci troviamo ancora nella  fase di revisione degli statuti e di emanazione dei decreti attuativi. Entro la fine del mese il Miur darà risposta su  30 statuti. 

Il Ministro ha passato quindi la parola al Direttore Generale Livon il quale ha specificato che attualmente 42 statuti hanno ricevuto la nota con le osservazioni del Miur e 12 sono già in Gazzetta Ufficiale. Alcune università stanno procedendo con le loro osservazioni.

Sempre Livon ha fatto il punto sui decreti attuativi segnalando come il Miur abbia inviato tutti i decreti all’esame delle commissioni parlamentari.

Particolarmente importanti quello sulla contabilità economico patrimoniale e quello sull’accreditamento che sanciscono la cornice fondamentale per dare prime risposte ai problemi della gestione finanziaria degli atenei e del reclutamento.

La prossima settimana ci sarà in conferenza Stato-Regioni il confronto sul decreto per il diritto allo studio mentre entro la fine del mese di marzo si concluderà  l’iter con l’audizione nelle commissioni parlamentari.

Il ministro ha ripreso la parola affrontando il tema del diritto allo studio e definendo drammatica la situazione soprattutto in alcune regioni. Il decreto sul quale si lavora dovrebbe mettere nella condizione di dare una risposta positiva a tutti gli studenti idonei (per reddito e merito). A tal fine, è però necessario il concorso dei tre attori stato, regioni e contribuzione studentesca. Quanto alle cifre, il Ministro ritiene si possa disporre di circa 380 milioni di euro, di cui 170 da fondi del ministero, 150 provenienti dalle tassazioni studentesche, e 60 dalle regioni (mancherebbe tuttavia ancora l’accordo con la conferenza Stato-Regioni). Relativamente alla tassazione, affinché il piano possa funzionare, è necessario un riequilibrio a livello nazionale della contribuzione studentesca sulla base di una soglia nazionale da definire però in ragione degli indicatori di situazione economica e dei contesti regionali. Quindi, in sostanza, in alcune regioni viene annunciato un aumento della tassa per il diritto allo studio.

Costo standard: è in fase di avvio l’elaborazione di una proposta, ma la situazione è variegata e profondamente diversa da ateneo ad ateneo. Il Ministro ha affermato che è difficile trovare un punto di equilibrio, ed è necessario avviare il processo tenendo conto che strappi troppo forti non si possono fare anche perché ci sono costi insopprimibili da parte dell’Università di cui il costo standard non può non tenere conto.

FFO: in questi giorni è in corso di definizione la struttura del decreto che, si prevede, sarà molto simile a quella del 2011. Il Ministro ritiene che una modifica più decisa possa essere fatta solo a valle della chiusura del processo di riforma. Il decreto dovrebbe quindi essere emanato entro il mese di marzo. Le voci fondamentali restano tre: una  quota base, una quota premiale, e una perequativa. E saranno simili a quelle dello scorso anno. Unico elemento di novità, si prevede l’allargamento degli interventi finanziari a supporto degli studenti con disabilità allargando questa categoria agli studenti con problemi di dislessia.

Il Ministro ha quindi illustrato una proposta per mettere a sistema tutte le risorse disponibili per l’Università e la ricerca, tale da rendere completamente utilizzabili per le spese fisse anche quelle risorse che non provengono dal fondo ordinario. L’obiettivo, ha affermato, è quello di avviare un processo di tipo culturale: le categorie di fondi per università/ricerca/edilizia ad oggi intese e gestite come contenitori separati devono invece essere integrate in un processo di finanziamento all’università di tipo multi-fondo con una quota significativa su base progettuale. Quote di risorse dei progetti potranno essere utilizzate anche per coprire spese per il personale o anche in servizi perché inseriti nell’FFO. Un modello di convergenza dei finanziamenti che segue il modello europeo prossimo futuro – multi fondo, convergente e triennale. Questo deve permetterci di reagire sul punto della capacità di spesa dei fondi europei e sulla capacità di attrazione di fondi per la ricerca.

Per il Ministro non è, però, ancora possibile intervenire al momento sui fondi ordinari dando avvio immediato al multi-fondo, si tratta piuttosto, ed in via preliminare, di "mettere sul tappeto" tutte le risorse che ci sono monitorandole e censendole. Quest’anno non dovrebbe quindi cambiare nulla, le risorse del futuro multi-fondo non interagirebbero subito: ci si deve limitare ad una sorta di sperimentazione finalizzata a vedere quante sono, quanti finanziamenti "non standard" ogni ateneo ha ricevuto e riceve.

Il Ministro ha affermato di voler far sì che i bandi previsti dal fondo di trasferimento - ad esempio quello per i laboratori e i distretti o il bando città intelligenti – prevedano una quota minima anche per università ed enti di ricerca. I bandi saranno costruiti in modo tale  che almeno il 25% di queste risorse siano destinate all’Università e il 10% agli enti di ricerca su base progettuale.

Turn-over: il Ministro ha affermato di voler elevare il tetto del 50%, anche se ha sottolineato che già con questo tetto si garantisce il mantenimento dell’attuale numero di personale. È necessario però che le Università lavorino ad una attenta programmazione.

Dal 2014 sarà quindi operativo il bilancio unico e consolidato. Nel bilancio consolidato devono essere riportate tutte le azioni connesse con strutture parallele (tipo fondazioni o strutture esternalizzate). Questo deve permettere di quantificare e monitorare le spese diverse degli atenei che oggi sfuggono al controllo.

Abilitazioni: il Consiglio di Stato il pr ossimo23 febbraio dovrebbe rendere il proprio parere e a stretto giro si dovrà proseguire col provvedimento alla corte dei conti. Forse il percorso terminerà a fine marzo. Quindi occorrerà stabilire una cadenza annuale delle abilitazioni per non avere troppi candidati in un tempo troppo breve e anche per evitare un clima da ultima spiaggia. Quest’anno sono stati messi a disposizione 78 milioni di euro per il piano straordinario (13+65), dal prossimo anno ci saranno a disposizione invece 90 milioni. Sono risorse importanti che possono fare avviare una fase di programmazione del reclutamento. Parallelamente il Ministro intende anche far partire le abilitazioni per i professori di I fascia.

La nostra posizione

Domenico Pantaleo, Segretario generale della nostra organizzazione, ha interloquito con il Ministro su molte questioni. Prima di tutto è stata ribadita la netta contrarietà all’aumento delle tasse universitarie già insostenibili per la maggioranza degli studenti.

L’idea del fondo multi-funzionale, in linea di principio, è condivisibile ma in pratica comporta rischi notevoli. Se, infatti, le risorse del fondo ordinario fossero tali da garantire il normale funzionamento di tutti gli atenei questa operazione permetterebbe di recuperare e rendere disponibili finanziamenti aggiuntivi anche nella gestione del personale. In pratica, però, la capacità progettuale di alcuni atenei, anche con il concorso degli enti locali, non è oggi nelle condizioni di reggere questa modalità di finanziamento. Nei fatti si creerebbe una competizione tutta a svantaggio di alcune università in particolare di quelle meridionali che sì ricevono risorse anche attraverso altri canali, ma vivono oggi in una condizione di grande difficoltà. Allo stesso modo, il rischio è che siano penalizzati gli atenei generalisti e quelli nei quali prevale la ricerca di base rispetto a quella applicata. Il fondo multi-funzione richiede poi una capacità di integrazione  tra gli attori oggi sconosciuta in molti territori (cercando di evitare contropartite pericolose di stampo clientelare, sempre dietro l’angolo).

In generale servirebbe un intervento di incremento delle risorse del fondo ordinario e un piano pluriennale di assunzioni. Almeno 20.000 ricercatori entro il 2018 anche in considerazione del fatto che l’Europa ritiene che ne servano un milione in più entro il 2020.

Si è poi sottolineata la necessità di un intervento sulla legge 240/10 e sugli statuti, in particolare in tema di democrazia che non riteniamo possa essere considerata un lusso.

Abbiamo ribadito la necessità di sospendere la valutazione di sistema per un periodo limitato ma necessario a verificarne i criteri e a chiarirne le finalità. Non ha alcun senso dichiarare che serve a chiudere alcuni atenei mentre, ad esempio, gli Stati Uniti aumentano gli investimenti portandoli a 140 miliardi di dollari. Il modello “tatcheriano” è la causa della crisi attuale e noi stiamo scegliendo quella strada se proponiamo simili idee sulla valutazione

Urgente è l’avvio in tempi rapidi delle procedure per l’abilitazione, eventualmente con criteri definiti dal CUN nella fase transitoria. È necessario dare avvio al reclutamento di professori seconda fascia. In particolare, è necessario che Il piano straordinario di reclutamento sia interpretato per dare opportunità ai ricercatori che hanno lottato per mesi e mesi; non è accettabile quanto sta avvenendo alla Sapienza dove si penalizzano sia i ricercatori idonei che quelli che aspirano all’abilitazione.

Ancora, troviamo assurda la condizione dei molti ricercatori vincitori di concorso ma impossibilitati a prendere servizio in quegli atenei che hanno sforato il 90% . Su questo punto è necessario un intervento immediato.

Altrettanto urgente è avviare un piano di reclutamento straordinario di ricercatori TD con “tenure”.

Per dare avvio ad entrambe le misure basterebbe rendere disponibile il 100% delle risorse che si liberano dal turn-over per nuovo reclutamento.

Come più volte richiesto, abbiamo sollecitato il Ministro a intervenire con nota interpretativa sul blocco stipendiale di ricercatori e professori confermati poiché nonostante le risposte del governo alle interrogazioni parlamentari sull’argomento e la nota del CODAU molti atenei continuano a dare interpretazione restrittiva dell’art. 9, comma 21, della Legge n. 122/10. Altrettanto importante è vigilare sui recenti interventi legislativi relativi all’attribuzione dello scatto maturato da tutti i ricercatori nel passaggio dal primo al secondo anno di servizio affinché nessuno venga ingiustamente penalizzato da interpretazioni restrittive della norma.

In relazione al decreto sul bilancio patrimoniale, riteniamo che debba essere garantita l’autonomia finanziaria dei dipartimenti.

Quanto al decreto semplificazioni si è chiesto di cassare sia la norma che permette nuovamente il dilagare delle docenze a contratto super precarie sia quella che prevede l’istituzione del tecnologo a tempo determinato per l’Università: ennesima figura contrattuale precaria della quale gli Atenei non hanno certamente bisogno.

Lettori e Cel

Abbiamo ribadito come sia prioritario il riconoscimento del ruolo professionale dei Lettori/CEL e l’attribuzione di un trattamento economico uniforme e rispondente ai pronunciamenti delle sentenze della Corte di Giustizia europea e delle numerose sentenze di Cassazione. Grave è quanto accaduto in relazione ai trattamenti previdenziali su cui è necessario un intervento immediato.

Importate è il riconoscimento, messo in discussione dalla L. 240/2010, della possibilità per questo personale di poter avere affidati corsi di insegnamento a titolo gratuito od oneroso. Su questi argomenti abbiamo consegnato al ministro una lettera specifica.

Sulle Aziende Ospedaliere abbiamo sollecitato

  • decreti per il personale
  • ripristino delle norme che prevedono l’abbattimento del coefficiente ffo/spese per il personale, ai fini dell’assegnazione delle risorse centrali e del turn-over del personale
  • necessità di procedere alla stesura condivisa con le regioni di uno schema tipo di convenzione tra università e SSN che ne delinei le interrelazioni.

E’ stato chiesto da tutte le organizzazioni sindacali un intervento specifico del Ministro Profumo sulla situazione siciliana dove i rettori degli  atenei di Catania, Messina e Palermo hanno sottoscritto una intesa con la Regione Sicilia, del tutto  illegittima sul versante contrattuale e legislativo, con la quale  intendono trasferire il personale tecnico amministrativo al sistema sanitario.

Abbiamo poi sollecitato l’attenzione del Ministro sulla necessità di riaprire il confronto sui rinnovi contrattuali, ripristinare  il  diritto alla carriera e modificare radicalmente la legge Brunetta.

Il Ministro nella replica ha richiamato le parti alla opportunità di definire un verbale di riunione da condividere, al quale fare proseguire il confronto su specifici temi, in appositi tavoli tecnici.

Tavoli tecnici che per il nostro Segretario Generale devono essere attivati in tempi rapidi e che dovrebbero riguardare questi 4 temi:

  • risorse
  • reclutamento
  • questioni contrattuali in raccordo con il confronto aperto tra Cgil-Cisl-Uil e Ministro della Funzione Pubblica
  • diritto allo studio

In conclusione possiamo dire che certamente il Ministro ha mostrato un profilo dialogante e positivo, tuttavia verificheremo durante il percorso di confronto che è stato preannunciato, la reale volontà di recepire le nostre richieste e la necessità di iniziative di mobilitazione di sostegno alle rivendicazioni. Comunque è importante che si cambi rotta rispetto al  modello autoritario della Gelmini, tornando a discutere ed a confrontarsi.

Il tema delle risorse resta tuttavia un punto debole su cui chiederemo con forza, e attraverso l’iniziativa sindacale, un deciso ripensamento. Mentre negli Stati Uniti Obama aumenta gli investimenti in ricerca e sviluppo e assume 100.000 professori di matematica, le peggiori ricette neoliberali continuano a condizionare la politica economica europea ed italiana. Su questo chiediamo un deciso cambiamento.

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