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“Restiamo in Contratto”: le FAQ per il ricorso legale dei precari dell’Università

Che cos’è la vertenza, chi può partecipare, come si aderisce.

22/07/2019
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Che cos’è la vertenza legale?

Con l’approvazione del decreto 75/2017 “Decreto Madia” si sono aperte le procedure per le stabilizzazioni negli EPR grazie all’articolo 20 commi 1 e 2 per i soggetti con contratto a tempo determinato o contratto flessibile per un totale di 36 mesi.
Tale norma non si applica, però, ai ricercatori precari dell’università e per questo da mesi portiamo avanti una piattaforma rivendicativa insieme ad ADI per una vera riforma del pre-ruolo e per un reclutamento ordinato e ciclico con finanziamenti strutturali adeguati.

Il 3 aprile 2019 con ordinanza n. 4336 il Tar del Lazio ha rinviato pregiudizialmente alla Corte di Giustizia Europea il caso di un ricercatore a tempo determinato di tipo A richiedente la stabilizzazione presso il proprio ateneo, non appena avuto il rinnovo biennale del proprio rapporto di lavoro.

La Organizzazione sindacale Federazioni Lavoratori della Conoscenza CGIL e la Confederazione Generale Italiana del lavoro CGIL hanno depositato congiuntamente presso il Tar Lazio un atto finalizzato ad intervenire nel suddetto procedimento per richiedere al giudice amministrativo di partecipare alla discussione che si terrà in Corte di Giustizia.

Per queste ragioni la CGIL e la FLC CGIL hanno avviato la Campagna “Restiamo in Contratto”, finalizzata a promuovere un’azione legale a tutela del diritto alla stabilizzazione.

Chi può partecipare al ricorso per Ricercatori a Tempo Determinato?

I soggetti che possono partecipare al ricorso sono:

  • Ricercatori a Tempo Determinato di tipo A con 36 mesi di contratto e soggetti a rinnovo
  • Ricercatori a Tempo Determinato con 36 mesi di servizio in attesa di rinnovo
  • Ricercatori a Tempo Determinato con il contratto triennale in essere. 

Il ricorso è collettivo o individuale?

I ricorsi potranno essere collettivi soltanto in presenza di condizioni contrattuali identiche e nello stesso ateneo.
Diversamente, il ricorso sarà proposto individualmente.

Sono un Assegnista di Ricerca da più di 3 anni lavoro nella stessa Università, posso accedere al ricorso al Tar?

No, per per gli Assegnisti di Ricerca la procedura è diversa. La FLC CGIL ricorrerà al Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa il quale ha il compito di monitorare e assicurare la garanzia e il rispetto delle disposizioni della Carta Sociale Europea, le cui decisioni sono dichiarative e le autorità nazionali sono tenute ad adeguarsi o disapplicare la normativa nazionale coinvolta se dichiarata non conforme alla Carta dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali.

Chi interessa la procedura per assegnisti?

Tutti coloro che abbiano avuto almeno un assegno di ricerca successivamente alla data del 28 agosto 2015 e che abbiano maturato alla data del 31 dicembre 2017 almeno tre anni di assegno di ricerca, anche non continuativi, negli ultimi 8 anni.
Possono altresì aderire coloro i quali abbiano maturato il triennio di anzianità lavorativa anche con contratti annuali di tipologia diversa (ad esempio, co.co.co.)

Se sono un RtdB e in precedenza sono stato in una delle situazioni sopra citate?

Si, certo.

Quali sono i passaggi per avviare il ricorso?

Prima di presentare la documentazione da inviare al Tar del Lazio o al Comitato Europeo, ogni interessato dovrà presentare, presso il proprio ateneo, istanza di stabilizzazione. L’amministrazione avrà 30 giorni per poter rispondere, passati i quali si potrà presentare ricorso al diniego o al silenzio.

Come si aderisce al ricorso?

Il ricorso è rivolto agli iscritti della FLC CGIL. Per aderire al ricorso bisogna compilare la scheda al seguente link https://forms.gle/sDNk9Ayrwv1mHBfV8 entro il 22 settembre.
Dopo aver compilato il modulo online, verrete ricontattati e vi forniremo la scheda informativa, il modello di istanza da compilare e inviare al proprio Ateneo.
Tutte le informazioni e i documenti andranno inviate al seguente indirizzo email restiamoincontratto@flcgil.it. Al quale potete rivolgervi anche per chiedere informazioni.

Se non sono ancora iscritto alla FLC CGIL come faccio a tesserarmi?

La tessera si può fare presso una qualsiasi sede FLC CGIL presente sul territorio.

Quanto costa partecipare al ricorso?

Il costo individuale per la presentazione del ricorso è di € 208,86 oltre iva e cpa per un totale di euro 265,00. L’importo dovrà essere versato alle coordinate indicate nella scheda informativa soltanto dopo la valutazione eseguita dal legale sulla fattibilità del ricorso.
A tale importo bisognerà aggiungere la quota di contributo unificato che il Tar Lazio richiede nella misura di euro 325,00 per ciascun ricorso. Saranno esonerati coloro che risultano in possesso di un reddito familiare inferiore ad euro 34.481,46.
Nei ricorsi collettivi, la quota di contributo unificato pari ad euro 325,00 sarà divisa per ciascun aderente.

Questi costi valgono anche per gli Assegnisti di Ricerca?

No, per il ricorso al Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa il costo è di 55 euro per ciascun interessato comprensivo di tessera diretta alla FLC CGIL.

Dopo aver compilato il modulo online, quali documenti saranno richiesti?

  1. Scheda di adesione compilata e sottoscritta;
  2. Contratti di lavoro (contratti a tempo determinato, assegno di ricerca, ecc);
  3. Copia dell’istanza che bisognerà inviare alla propria università con relativa ricevuta di ritorno (se la spedizione avviene a mezzo pec sarà sufficiente la ricevuta di consegna)
  4. Documento di identità
  5. Consenso al trattamento dei dati personali [documento da inviare agli interessati che dovranno restituire firmato].

Se partecipo al ricorso potrei mettere a repentaglio la mia attuale posizione lavorativa?
Assolutamente no, il fatto di presentare istanza di stabilizzazione all’Amministrazione dell’Ateneo e di fare ricorso successivamente non avrà ripercussioni sulla tua posizione lavorativa.

Se entro i 30 giorni dall’invio dell’istanza l’Ateneo non ha risposto cosa accade?

Si procede ugualmente alla vertenza legale, il silenzio vale come diniego.

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