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L’Università, la cronaca, la protesta

Le indagini in corso non devono essere utilizzate per screditare l’Università o chi si mobilita.

26/09/2017
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Apprendiamo dalla stampa di un’indagine della magistratura su un ampio numero di docenti di diritto tributario di diversi atenei italiani per l’indebito condizionamento svolto nelle procedure abilitative. Come è ovvio, spetta alla magistratura accertare i fatti e sanzionare i comportamenti illegittimi o illegali. Ove le accuse venissero confermate, e venissero accertate le responsabilità dei coinvolti, crediamo che si debba agire con la massima fermezza a garanzia del sistema universitario e della sua dignità

Tuttavia, riteniamo gravissimo che, ancora una volta, singoli casi di cronaca – seppure gravi – vengano utilizzati per gettare discredito sull’intero sistema e sull’intero corpo docente, fatto di docenti e ricercatori che in condizioni difficili svolgono con dedizione il proprio lavoro. Cosa che non avviene mai, come è giusto che sia, per altre categorie.

Ancor più grave ci sembrano le illazioni che accostano questo fatto di cronaca ai docenti che in queste settimane scioperano per un riconoscimento dell’equo trattamento stipendiale per il lavoro svolto in questi anni. Ci siamo più volte espressi sul senso politico di questa iniziativa, sollecitando una riflessione e un allargamento della protesta. Non possiamo però che esprimere la nostra solidarietà a chi, in maniera strumentale, viene accostato a uno specifico fatto di cronaca, con l’evidente intento di delegittimare un’intera categoria e le iniziative politiche che parte di essa a messo in atto.

Ancora una volta, pur di non affrontare i problemi veri e strutturali del sistema universitario si preferisce rappresentare l’Università italiana come un sottobosco di corruzione. E invece tutti i dati relativi alla produttività scientifica, alla qualificazione dei nostri laureati (compresi quei cervelli che cercano fortuna altrove) mostrano con chiarezza che le questioni da affrontare sono altre: dal sottofinanziamento del sistema, al finanziamento della ricerca di base; dal contrasto al precariato, all’ampliamento del diritto allo studio; dal rinnovo dei contratti, alla qualificazione e formazione di tutto il personale universitario; dal riconoscimento delle istanze salariali e giuridiche dei docenti, alle necessità di reclutamento di un numero adeguato di docenti per tutte le fasce; dal contrasto alla burocrazia, alla radicale messa in discussione dell’ANVUR e delle sue politiche.

Certamente la magistratura però non può bastare. Se l’Università vuole continuare a essere una comunità deve esercitare una sempre maggiore vigilanza contro ogni forma di comportamento illecito.

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