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Chiarimento sull’adeguamento ISTAT per il personale docente ed i ricercatori a tempo determinato

Alcune simulazioni sull’importo degli adeguamenti stipendiali per professori ordinari e associati, RTI, RTDa e RTDb.

22/02/2019
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In una precedente notizia abbiamo approfondito alcune informazioni sull’adeguamento stipendiale dei docenti universitari previsto dal primo gennaio 2019, di circa il 3,48%, e che sarà erogato in busta paga presumibilmente dal prossimo autunno con i relativi arretrati (dopo l’emanazione del relativo DPCM entro fine aprile e la sua pubblicazione, in genere per l’estate).

Avendo fornito alcuni riferimenti esemplificativi sulle dimensioni dell’aumento mensile che includevano il personale di ruolo a tempo indeterminato e gli RTDb, abbiamo ricevuto alcune sollecitazioni di chiarimento sulla situazione degli RTDa.

La riforma Madia (DLgs 75 del 25 maggio 2017), all’articolo 23 comma 16 prevede una modifica della Legge 165 del 2001 (articolo 3, comma 2), nel quale i ricercatori universitari a tempo determinato vengono pienamente inclusi nel personale in regime di diritto pubblico (rivedendo/integrando/precisando sulla questione la cosiddetta riforma Gelmini, la legge 240 del 2010, che sembrava invece considerare gli RTD come personale in regime di diritto privato). Tenendo quindi conto di questa precisazione normativa e che il trattamento economico annuo lordo onnicomprensivo spettante ai ricercatori a tempo determinato è definito sia per gli RTDa che per gli RTDb sulla base di quello spettante ai ricercatori a tempo indeterminato (nello stesso regime di impegno), gli adeguamenti ISTAT si devono pienamente applicare a entrambe queste figure.

Precisiamo quindi, nelle esemplificazioni degli adeguamenti previsti (intorno al 3,48%) sulle retribuzioni lorde, che l’aumento mensile dovrebbe essere intorno ai 75 euro per gli stipendi più bassi (RTDa e RTI con anzianità minima), intorno agli 85 euro per gli RTDb (e gli RTI con una decina di anni di anzianità), intorno ai 110 euro per i PA appena entrati in ruolo sino ad arrivare a quasi 200 euro per i PO al termine della propria carriera.

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