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Minoranze Linguistiche: Monitoraggio attività e piano di interventi e finanziamenti per la realizzazione di progetti in ambito scolastico - a.s. 2005/2006

Monitoraggio delle attività - Esiti e considerazioni

30/12/2005
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Dipartimento dell'istruzioneDirezione Generale per gli ordinamenti scolasticiUfficio 6

Legge 15 dicembre 1999, n. 482 - art. 5 Monitoraggio delle attività - Esiti e considerazioni

Sin dall'inizio della fase di sperimentazione avviata dal Ministero attraverso il piano di interventi e finanziamenti a favore delle scuole, in conformità alle disposizioni di cui alla legge in oggetto, la Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici ha effettuato la prevista azione di monitoraggio delle attività intraprese dagli istituti finanziati.

Ciò si è realizzato mediante la predisposizione di apposite schede trasmesse anno per anno agli istituti soprarichiamati, opportunamente elaborate al fine di evidenziare, tramite parametri specifici, i risultati raggiunti e la loro ricaduta nel contesto formativo. Dette schede, ovviamente, dovevano essere restituite debitamente compilate in ogni loro punto.

A conclusione e a consuntivo di quanto sin qui osservato, la scrivente intende formulare le proprie considerazioni in merito.

In via preliminare si rileva una evoluzione riguardo al numero dei progetti approvati: dai 47 finanziati nel primo anno ci si attesta sui 118 del precedente anno scolastico. Ciò sembra manifestare una accresciuta disponibilità all'utilizzo della lingua minore accanto a quella ufficiale e appalesa la volontà all'inserimento della materia nei piani di studio personalizzati, anche se si nota una certa ritrosia ad uscire dal piano extracurricolare. Appare chiaro, comunque, come il bisogno formativo degli alunni e delle loro famiglie nel contesto di cui trattasi, sia stato recepito dalla moderna scuola dell'autonomia e della riforma.

Altresì importante è fare presente che sia nel pregresso che nell'odierno, l'insegnamento della lingua minore nelle scuole si è svolto con spirito di tolleranza e nel pieno rispetto delle differenze. Anzi, l'entusiasmo e il lavoro fin qui osservabili, appaiono portatori di strutturati principi democratici.

La "geografia" nella quale la fase di sperimentazione si è espletata chiarifica lo sviluppo di alcune realtà territoriali: a forti insediamenti locali come, ad esempio, le comunità friulane, sarde, ladine e, con qualche eccezione, quella occitana, strutturate radicalmente nella regione di provenienza, si contrappone la comunità di lingua arbereshe (albanese), presente in più regioni del mezzogiorno. Queste realtà, tra l'altro, essendo quelle quantitativamente più pregnanti, sono quelle dalle quali provengono più richieste per il finanziamento di progetti.

I parametri di cui alle schede di monitoraggio predisposte da questa Direzione hanno permesso, entrando più nello specifico, di avere una totale "visione", momento per momento e annualità per annualità, dello svolgersi progettuale in ambito locale.

All'uopo si espongono, in sintesi, gli esiti più significativi.

Le attività principali sono state quelle afferenti alla valorizzazione del patrimonio linguistico e culturale delle singole comunità. Ciò si è realizzato tramite incontri di servizio tra docenti oppure corsi di formazione, aventi a tema lo studio delle arti e delle radici del proprio linguaggio. Sono state svolte, anche con l'ausilio di esperti, indagini sul territorio, con la conseguente ricerca della propria tradizione folkloristica; cibo, usi e costumi, balli, mestieri e fiabe. Da notare sono le attività di laboratorio, soprattutto quelle teatrali, che nella maggior parte dei casi hanno suscitato più interesse, sia nei partecipanti che negli astanti. Non è stata però solo la parte ludica a fare da protagonista: nell'ambito dei più importanti progetti pluriennali di rete e non, il personale docente ha svolto corsi di formazione di livello universitario, ad esempio sulla realizzazione di un Portfolio per le lingue, sull'uso delle tecnologie informatiche come veicolo di acquisizione della materia e sulle modalità del suo insegnamento in età precoce.

I metodi di studio non hanno evidenziato differenze sostanziali. Aldilà di alcuni moduli diversificati a seconda dell'età, onde favorire le differenti capacità cognitive (e questo fa apprezzare l'attenzione psico-pedagogica profusa dal personale docente nei confronti degli alunni coinvolti), l'apprendimento del linguaggio, e non poteva essere altrimenti, è stato indirizzato verso l'ambiente familiare, nel quale il bambino, potendosi relazionare sul piano dell'affettività, è stato certamente favorito nella comunicazione. Un buon metodo, per gli studenti della secondaria di I° grado si è rivelato, tra l'altro, la lettura di testi relativi agli usi, costumi e tradizioni della propria comunità.

Come logica conseguenza, alcuni tra gli obiettivi raggiunti sono stati: una maggiore conoscenza storica e culturale della lingua minore; la ricostruzione del proprio passato e del suo significato antropologico-folkloristico; una più attenta capacità di ascolto e di comunicazione e, in alcuni casi, come spesso accade attraverso il giusto stimolo, una più accresciuta autostima.

I risultati ottenuti dalle singole Istituzioni scolastiche, sia che collaborassero ad un progetto di rete, sia che lo avessero strutturato singolarmente hanno evidenziato, in buona sostanza, l'arricchimento dei propri P.o.f., il consolidamento dei rapporti con gli altri Enti e la consapevolezza delle proprie potenzialità nell'ambito dell'autonomia scolastica. Oltremodo importanti si sono rivelate le collaborazioni tra Istituti e docenti coinvolti nei procedimenti di acquisizione ed apprendimento della lingua minore.

I percorsi progettuali fin qui indicati hanno prodotto, nel corso degli anni della sperimentazione, una grande quantità di materiale cartaceo, multimediale e video, che ha contribuito, prima timidamente, poi con sempre più crescente sicurezza, alla "esportazione" delle attività progettuali al di fuori della scuola. Significativi sono stati alcuni lavori degli alunni, molti dei quali ancora "bambini". Hanno creato fumetti e disegni con i quali hanno arricchito i progetti, hanno partecipato a spettacoli all'aperto e soprattutto si sono impegnati nelle attività di laboratorio teatrale, anche quando si trattava di rivisitare in lingua minore note rappresentazioni nazionali.

Merita forse, aldilà della fredda attività di controllo effettuata attraverso il monitoraggio, una speciale "menzione" questo impegno da parte di nostri alunni così piccoli che, oltre a suscitare una non indifferente tenerezza, manifestano una volontà di apprendimento, una tecnica e una competenza non comuni. Il personale docente ha, dunque, in questi anni, lavorato con serietà e professionalità. Sono proprio questi due ultimi aspetti, unitamente alle doti dei loro studenti, che prima di tutto hanno favorito la disseminazione culturale della lingua minore nel territorio.

Le schede monitoraggio, infine, contengono una parte opportunamente dedicata al rendiconto economico.

Nell'apposita sezione, gli Istituti hanno dovuto indicare i residui degli anni precedenti, l'ultimo finanziamento assegnato, le somme impegnate e le spese effettuate. Ciò ha consentito e consente all' Amministrazione, anno dopo anno, di verificare quanto viene speso e la sua utilizzazione ai fini progettuali. Si osserva che, in merito, le scuole si sono sempre attenute alle indicazioni di cui alle Circolari annuali diramate dalla scrivente ai sensi della Legge 482/99.

Per il futuro si intende però procedere a un intervento più "diretto": la verifica amministrativa non sarà solo basata sul "dichiarato" dagli Istituti. E' prevista, infatti, l'attivazione di un monitoraggio in "loco", a campione e su realtà regionali diverse, attraverso il supporto di un apposito strumentario e di personale qualificato e incaricato all'uopo, onde favorire una più completa e chiara "visione", sul campo, circa le attività svolte e le spese sostenute per la realizzazione progettuale.

Il Dirigente Elisabetta Davoli

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