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Esami di Stato: audizione alla Camera sul ddl di riforma

Va avanti l’esame del ddl di riforma degli esami di stato. Audizione alla Camera. Le posizioni delle FLC Cgil.

07/12/2006
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Nella giornata di ieri 6 dicembre 2006 si è svolta una un’audizione informale presso la Commissione Cultura della Camera dei deputati in merito al disegno di legge di riforma degli esami di Stato a cui, oltre alla FLC Cgil, erano stati convocati CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS, Gilda e Forum delle Associazioni Professionali. Il disegno di legge è all’esame della Commissione in sede referente.
In quella sede la FLC Cgil ha espresso la seguente posizione.

La posizione della FLC Cgil sul disegno di legge di riforma dell’esame di stato

La FLC Cgil condivide l’intento complessivo di riforma degli esami di stato, soprattutto per quel che riguarda la revisione delle commissioni d’esame. La scelta operata dal Ministro Moratti di rendere totalmente interne le commissioni, oltre a ridurre l’esame ad una inutile ripetizione delle prove e delle interrogazioni già fatte dagli stessi docenti in corso d’anno, rappresentava una svalutazione del valore probante dell’esame con un conseguente riflesso sul valore anche legale del titolo di studio rilasciato. Quindi la FLC Cgil condivide una scelta che ridà dignità e serietà all’esame di Stato.

Ciò detto, la FLC Cgil trova che nel testo siano tuttavia presenti numerosi problemi di carattere sia generale che particolare.
Ad esempio, non ci sfugge che all’articolo 3, dove si affronta la relazione tra scuola secondaria superiore e università, pur con l’intento condivisibile di costruire questa relazione si sorvola tranquillamente sul fatto che gli studenti italiani saranno gli unici in Europa a dover affrontare di fatto due prove per passare all’università: un esame di Stato a cui è stata ridata la serietà che gli spettava e delle prove di ammissione per superare i numeri chiusi delle facoltà universitarie, che sono diventate sempre più complesse.
Sempre per stare sulle generali, altri problemi si riproducono laddove il testo restaura l’ammissione ai fini dell’accesso all’esame: si tratta di una scelta che sicuramente coglie anche bisogni espressi da una parte dei docenti, ma che sembra solleticare della professione docente gli aspetti più autoritativi nei confronti dell’alunno. E questa volontà rasenta l’istigazione al falso in atto pubblico quando propone che l’ammissione possa avvenire solo se tutti i debiti dell’alunno saranno saldati. Una simile impostazione, un po’ troppo contabile, del rapporto tra debito e credito formativo, sembra non tener conto che l’evoluzione di uno studente a quell’età non è lineare come una somma algebrica.

Ma su due punti in particolare si appunta l’attenzione della FLC Cgil: le questioni riguardanti i candidati esterni, in particolare la possibilità data loro di affrontare l’esame presso le scuole paritarie, e quelle riguardanti in ruolo dell’INVALSI nell’esame di Stato.

Sulla prima questione la FLC Cgil ritiene che i candidati esterni debbano essere esaminati sia in fase di ammissione che in fase di esame di Stato solo ed esclusivamente da commissioni istituite presso le scuole statali, togliendo quindi loro la possibilità di essere esaminati dalle scuole paritarie.
Ci spinge a questa considerazione innanzi tutto una questione logica: che esame di Stato è se gli esaminatori non sono di Stato?
In secondo luogo ci spinge una considerazione procedurale: nessuno vuol mettere in discussione qui il diritto delle scuole paritarie ad esaminare i propri alunni alle medesime condizioni delle scuole statali, ma, mentre per gli alunni interni alle paritarie siamo di fronte al rispetto di procedure istituite in base a regole statuite per legge e di controlli che si presumono fatti in altra sede, qui siamo di fronte ad alunni esterni che si presentano privatamente senza aver dietro nessuna procedura verificata in corso d’opera.
In terzo luogo ci spinge l’esplodere dei numerosi scandali di questi anni e comunque la sospetta lievitazione del numero di candidati esterni ammessi agli esami presso le scuole paritarie, che è salito dai circa 200 del 1997 ai quasi 3.000 del 2004.
La scelta di intervenire su questo argomento solo ponendo un limite al numero delle commissioni nelle scuole paritarie, non diversamente da come era già previsto nelle norme applicative della legge 53/2003, non risolve il problema di eventuali aggiramenti della regola ed è suscettibile di creare discriminazioni tra gli stessi candidati esterni.

Sulla questione dell’INVALSI ci troviamo di fronte ad un problema altrettanto delicato e dalle molteplici implicazioni. Giova ricordare che la legge 53 prevedeva che la terza prova scritta degli esami di Stato, attualmente a disposizione delle scuole per una verifica complessiva delle conoscenze dell’alunno, fosse assegnata alle competenze dell’INVALSI per farne uno strumento di valutazione nazionale del sistema scolastico attraverso la valutazione degli alunni. Il Ministro Fioroni aveva promesso che questa scelta, da più parte criticata, sarebbe stata rivista. La prima stesura stessa del disegno di legge prevedeva l’abrogazione di questa misura sia dal lato svolgimento delle prove che dal lato compiti dell’INVALSI, lasciando a quest’ultimo solo il compito di “offrire” modelli di prova (tra le altre cose, prevalentemente rivolti agli istituti tecnici e professionali, in particolare in relazione alla valutazione di progetti interdisciplinari!). Una misura che di per sé non avrebbe dovuto costituire obbligo né la sottrazione alle scuole della terza prova scritta. E, per la verità, anche il testo attuale parla di restituzione all’autonomia delle scuole della terza prova scritta. Ma il testo uscito dal Senato da un lato parla dell’INVALSI che offrirebbe modelli di terza prova a tutti (sono scomparsi i riferimenti specifici agli istituti tecnici e professionali e alle prove su progetti interdisciplinari) e dall’altro introduce confusamente un compito per cui l’INVALSI dovrebbe decidere come utilizzare le prove d’esame per valutare gli alunni in coerenza con le valutazioni di altri paesi europei.
Il testo in questione per una parte invade compiti valutativi che sono propri del corpo docente, e per questo la frase in questione andrebbe tolta.
Per un’altra parte prefigura in tema di valutazione, un tema assai spinoso, tutto e il contrario di tutto. In questo momento, infatti, la discussione sulla valutazione sta attraversando tutte le scuole europee e due sono i temi principali in questione: valutazione a tappeto/valutazione a campione (tema inerente anche alla valutazione nel primo ciclo, dove però si è optato per la valutazione a campione), valutazione attraverso la valutazione degli alunni/valutazione attraverso altre inchieste. Una formulazione come quella prevista nel testo non esclude né la valutazione attraverso la valutazione degli alunni (che anzi diventa la forma precipua) né la valutazione a tappeto: due formule che, per esempio, accentuerebbero la tendenza alla concorrenza tra le scuole con tutte le conseguenze del caso. Si tratta perciò di un’altra buona ragione per cassare quel passaggio, affrontando il problema della valutazione INVALSI in altra sede e con maggior cognizione di causa.

Roma, 7 dicembre 2006

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