
In una lettera a firma del nostro Segretario generale Domenico Pantaleo, chiediamo al nuovo Governo, al Parlamento e a tutte le forze politiche un intervento urgente sul piano legislativo al fine di ripristinare una situazione di legalità e legittimità così come la Corte europea chiede al Governo italiano.
Sollecitiamo il Presidente Monti, molto attento alle regole dell'Europa, ad una soluzione politica non più rinviabile per sanare la macroscopica ingiustizia che ha colpito migliaia di lavoratori per evitare la ripresa del contenzioso .
Ricordiamo al Governo che già la legge finanziaria 2008 (legge 244/07) suggeriva un percorso contrattuale che oggi si potrebbe riprendere al fine del riconoscimento delle anzianità pregresse.
La coerenza vuole che si tenga conto dei principi enunciati dalle Corti Europee non solo quando si chiedono sacrifici per “Salvare l'Italia” ma anche quando prevedono il riconoscimento di risarcimento per diritti negati ai lavoratori italiani.
Analogo intervento era già stato richiesto al precedente Governo subito dopo la pubblicazione della sentenza di condanna della Cedu.
Con la legge 124/99, a partire dal 1 gennaio 2000, il personale ATA dipendente degli Enti locali è passato alle dipendenze dello Stato.
Per ottenere l'intero riconoscimento dell'anzianità maturata presso l'ente di provenienza, questo personale ha dovuto avviare un procedimento giudiziario che l'ha visto vincente fino alla emanazione della legge finanziaria 266/05.
Infatti, il comma 218 della legge 266/05, con un'interpretazione autentica retroattiva della legge 124/99 (legge che regola il passaggio dagli Enti locali allo Stato), nega il riconoscimento per intero delle anzianità maturate nell'ente di provenienza. Nella stessa legge viene fatta salva l'esecuzione dei giudicati (cioè sentenze di Cassazione o, comunque sentenze anche di grado inferiore non appellate e quindi divenute definitive) alla data di entrata i vigore della legge.
La legittimità della legge 266/05 viene confermata nel 2007 dalla Corte Costituzionale.
In conseguenza della legge 266/05, la Cassazione, smentendo se stessa, nei successivi pronunciamenti sui ricorsi pendenti ha dato torto ai lavoratori.
Adesso, la questione sta tornando di grande attualità a seguito delle recenti decisioni giurisprudenziali riportate di seguito: