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Liberiamo la ricerca

Il Ministro Mussi sceglie di ricollocare la ricerca italiana nel contesto europeo, di ridare valore al merito scientifico, di rilanciare il ruolo della ricerca di base. Ci aspettiamo che tali scelte vadano a modificare la realtà degli enti di ricerca del nostro Paese

05/06/2006
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Il Direttivo Nazionale della FLC Cgil ha approvato un ordine del giorno in cui commentava positivamente la notizia che il Ministro dell’Università e della Ricerca aveva ritirato la firma dell’Italia da un documento volto a impedire il finanziamento da parte della Commissione Europea di ricerche sulle cellule staminali embrionali. Ma tale notizia, ampiamente e variamente commentata dalla stampa, dal mondo politico e da quello della scienza, ha oscurato altre importanti prese di posizione.

Il Ministro Mussi, arrivato a Bruxelles, ha trovato l’Italia in una imbarazzante situazione di isolamento ed ha cominciato a compiere atti che costituiscono una vera inversione di tendenza.

La FLC in più occasioni, a partire dai documenti del nostro Congresso fondativo, ha ribadito:

  • la necessità di collocare la ricerca italiana nel contesto di quella europea e, in particolare, di contribuire alla nascita ed alla crescita del Consiglio Europeo della Ricerca;

  • l’importanza di valorizzare la ricerca di base come valore in sé, ma anche per il suo ruolo di impulso a tutta la filiera della ricerca, fino all’innovazione;

  • l’urgenza di liberare la ricerca pubblica italiana da vincoli ideologici, burocratici e politici per riportare il merito al suo ruolo di unico criterio di scelta.

I primi atti del Ministro in Europa vanno in tale direzione e non possiamo non esserne lieti.

Ora ci attendiamo una analoga decisione e chiarezza in Italia: la comunità scientifica si aspetta cambiamenti veloci e netti.

La ricerca italiana ha, infatti, urgenza di essere liberata: solo a partire da questa scelta di autonomia sarà possibile il suo rilancio ed i giovani potranno ritrovare, finalmente, un loro spazio ed un loro ruolo.

L’Europa, finalmente anche con il contributo dell’Italia, sceglie di finanziare le Idee (7460 milioni di euro) e lo fa riconoscendo a rappresentanti della comunità scientifica la capacità ed il diritto di giudicare il merito delle proposte sottoposte alla selezione.

In Italia ogni attesa rende la situazione più difficile, perché cresce il potere di quanti hanno anteposto i loro interessi politici e personali al bene pubblico. Oggi i presidenti di molti, quasi tutti, gli enti pubblici di ricerca continuano a sistemare i loro uomini di fiducia, il più delle volte omettendo ogni valutazione scientifica, nei posti di governo, legando i ricercatori ed il personale tutto ad una lunga catena di comando. Anche le poche assunzioni che il blocco permette avviene senza alcun criterio di valutazione ed in assenza di trasparenza, privilegiando le posizioni apicali, se non addirittura i posti di dirigenza.

Anche per bloccare tale deriva occorre fare presto.

Roma, 5 giugno 2006