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Brescia: NO al progetto del Governo contro l'Università pubblica

Proseguono le iniziative di mobilitazione negli atenei italiani.

30/07/2008
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Le iniziative di mobilitazione negli atenei

L’Ateneo Bresciano si è mobilitato giovedì 24 luglio 2008 contro i provvedimenti del Governo che intervengono pesantemente su tutti i settori della Conoscenza e colpiscono con particolare accanimento l'Università, minando profondamente la natura pubblica dell'istruzione e della ricerca universitaria ed il lavoro.

A tal fine i lavoratori dell’Università hanno concordato con le ragioni del Presidio che si è tenuto giovedì 24 luglio 2008 in Piazza Rovetta organizzato dai sindacati confederali in difesa della dignità del lavoratore pubblico e della qualità dei servizi.

5000 persone si sono ritrovate in piazza e hanno manifestato: cittadini, studenti e famiglie contro il progetto, mortale per l'Università pubblica, cui sono ispirati i recenti provvedimenti del Governo, il documento di programmazione economico finanziaria e il disegno di legge finanziaria 2009.

Roma, 30 luglio 2008

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FLC Cgil – CISL Università – UILPA-UR-AFAM
RSU Università di Brescia

L'università pubblica a rischio di estinzione

Attraverso un decreto legge il governo conduce violento attacco alla qualità del lavoro e del sistema pubblico della conoscenza, ai salari, alle prospettive di reclutamento e di carriera dei giovani e dei precari

I lavoratori dell’Università di Brescia urlano forte il loro no:

  • alla trasformazione delle università in fondazioni di diritto privato, con lo scopo di subordinare la conoscenza al profitto. In un paese che, anche nel privato, destina alla ricerca cifre ridicole

  • al taglio dei finanziamenti di circa 500 milioni di euro nei prossimi 4 anni che necessariamente comporteranno un impoverimento dei servizi agli studenti e un innalzamento delle tasse universitarie

  • al blocco delle assunzioni del personale docente e tecnico amministrativo che avrà come conseguenza l’invecchiamento del personale, la definitiva chiusura ai giovani e l’impossibilità di premiare le capacità interne

  • al taglio delle retribuzioni proprio nella parte destinata alla produttività, in barba ai proclami di Brunetta. Si vogliono livellare verso il basso stipendi che già ora si aggirano sui 1.000/1.100 euro al mese medi per il pta, col contratto scaduto da 31 mesi e aumenti inferiori all’inflazione

  • al blocco delle stabilizzazioni che non farà che peggiorare la situazione dei tanti precari le cui professionalità da anni sono al servizio degli atenei (altro che consulenze d’oro!)

  • all’indegna equazione mediatica statali=fannulloni, che ponendo tutti indistintamente tra gli inetti, priva i lavoratori di diritti sacrosanti e non fa altro che premiare quelli meno efficienti

Non è mortificando chi lavora nell’Università che si garantisce un servizio di qualità!!!

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FLC Cgil – CISL Università – UILPA-UR-AFAM
RSU Università di Brescia
Comunicato stampa

L’Ateneo Bresciano si mobilita contro i provvedimenti del Governo che intervengono pesantemente su tutti i settori della Conoscenza e colpiscono con particolare accanimento l'Università, minando profondamente la natura pubblica dell'istruzione e della ricerca universitaria ed il lavoro.
A tal fine i lavoratori dell’Università concordano con le ragioni del Presidio che si terrà giovedì 24 luglio in Piazza Rovetta dai sindacati confederali in difesa della dignità del lavoratore pubblico e della qualità dei servizi. In quella sede vogliono rendere partecipi i cittadini, gli studenti e le famiglie del progetto, mortale per l'Università pubblica, cui sono ispirati i recenti provvedimenti del Governo, il documento di programmazione economico finanziaria e il disegno di legge finanziaria 2009.

Per l'Università si prevede:

  • la possibilità di trasformarsi in FONDAZIONI, strutture giuridicamente sottratte ai vincoli della programmazione e del controllo pubblico e gestite secondo le regole delle aziende private. E' facile intuire come, con un tale ordinamento giuridico, i contenuti, l'organizzazione e la diffusione dell'istruzione universitaria diventino una variabile subordinata al profitto piuttosto che all'efficienza ed all'efficacia: potenziamento della formazione universitaria nei settori disciplinari trainanti e nella sola ricerca che produce profitti. La misura, appare anche come la manifestazione palese della incapacità dei Governi, anche di questo, di riformare in chiave moderna il sistema universitario, intervenendo sulle distorsioni che si sono generate negli ultimi decenni.

  • una prospettiva caratterizzata da differenze ancora più marcate tra Nord e Sud del Paese. Nel Nord più ricco di imprese, il business della Fondazione universitaria può effettivamente attrarre capitali privati, anche se il rischio dell’intrusione dei potentati locali è forte; nel Sud la sopravvivenza potrà essere assicurata solo con la dismissione del patrimonio immobiliare universitario che il Governo regala alle Fondazioni universitarie.

  • tagli giganteschi al finanziamento delle Università che si aggiungono alle decurtazioni sistematiche operate nell'ultimo quinquennio: si calcola che i tagli al finanziamento delle Università previsto dal Governo per i prossimi 4 anni ammonterà complessivamente a oltre 500.000.000 di euro. Un colpo mortale, capace di demolire anche gli Atenei più virtuosi.

  • ancora nuove limitazioni del turn-over che viene autorizzato solo nella misura del 20% delle cessazioni.

Per gli studenti e le famiglie le conseguenze più immediate saranno:

  • l'aumento delle tasse universitarie.

  • ulteriori maggiori spese per la contrazione dei servizi per il diritto allo studio.

  • una nuova stagione di discriminazione sociale, fondata sul ceto, nell'accesso all'istruzione universitaria ed alle posizioni professionali più avanzate che riporta l'orologio del Paese indietro di cinquant'anni.

Per i professori e i ricercatori si traduce:

  • in una prospettiva densa di incertezze rispetto alle garanzie di libertà di didattica e di ricerca sancite dalla Carta costituzionale, fondamento della libera circolazione dei saperi e leva fondamentale del progresso scientifico e tecnologico.

  • nel saccheggio di Stato delle loro retribuzioni che in realtà, più che finalizzato a “fare cassa”, sembra voler comunicare, con il linguaggio dei simboli e con stile preoccupante, anche a quelle aree di potentato che incarnano l'anima corporativa e conservatrice dell'accademia, una loro vulnerabilità fino ad oggi inedita. Una misura odiosa e gratuita che, come nell'attacco al lavoro dipendente pubblico, colpisce tutti in maniera indistinta e si traduce in una ingiustificabile penalizzazione, soprattutto per le generazioni di giovani ricercatori, le cui retribuzioni sono ovunque considerate troppo basse rispetto agli altri Paesi europei.

Per il personale tecnico e amministrativo si assiste:

  • ad una indegna, artificiosa campagna fondata sull'equazione mediatica lavoratore pubblico/fannullone che pone tutti, in maniera indistinta, tra il popolo degli inetti.

  • ad una roboante, velleitaria propaganda contro l'assenteismo nella pubblica amministrazione sostenuta con provvedimenti irrazionali, dispendiosi (non appena emanati già rettificati) e con precetti normativi in parte già esistenti e operativi nelle Università e nelle PA e fortemente limitativi della sfera giuridica individuale.

  • ad nuovo attacco alla contrattazione integrativa ed ai salari, che culmina con la rapina sul salario accessorio, già bloccato al 2004 dalla Finanziaria approvata dall'ultimo Governo Berlusconi. Tutto ciò mentre il contratto è scaduto da 31 mesi e nel Paese la perdita progressiva del potere di acquisto delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti viene costantemente indicata, anche dallo stesso Governo, come una delle questioni sulle quali occorre intervenire per rilanciare i consumi.

  • all'affermarsi, con la costituzione delle prime Fondazioni, del progetto di collocazione del comparto in altri settori contrattuali del e con le regole del mercato del lavoro privato.

Per i lavoratori precari dell'Università si delinea:

  • l'allontanamento o la definitiva fine di ogni prospettiva di lavoro stabile ed adeguatamente retribuito.

  • il riprecipitare in una situazione di frustrante logorio psicologico per il futuro incerto, un destino professionale indefinito ed un perpetuo sfruttamento delle competenze scientifiche e tecnicoamministrative accumulate, delle quali si avvantaggia una comunità-Paese che appare sempre più segnata dall'ingratitudine verso una generazione per la formazione della quale le famiglie e lo stesso Paese, pure hanno investito.

Per il sistema Paese si concreta:

  • in una rinuncia ad investire nei settori della conoscenza per ammodernare il Paese e rilanciare la competizione internazionale.

  • In una ritirata dello Stato dai settori strategici per la crescita sociale, economica e culturale di tutti i territori del Paese dettata più dall'esigenza di soddisfare l'interesse di settori finanziari e industriali che da una adesione ideologica al modello dell'organizzazione privatistica.

  • In un clima sociale esasperato dalla tendenza classista delle misure di questo Governo.

Gli uomini e le donne della Scuola, dell'Università, della Ricerca, i professori e ricercatori, il personale tecnico e amministrativo, gli studenti non possono assistere inerti allo scempio che le misure già varate del Governo e quelle in via di approvazione produrranno sull'Università pubblica.
Per questi motivi, per SALVARE L'UNIVERSITA' PUBBLICA e il Paese dallo spettro della privatizzazione del sapere e della conoscenza continueranno a lottare nei prossimi giorni, con l'obiettivo di indurre il Governo mettere al centro del proprio progetto politico riforme serie e condivise del sistema universitario che né rilancino la funzione di motore dello sviluppo culturale, sociale, economico e produttivo del Paese.

24 luglio 2008