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Riforma della scuola: richiesta unitaria al Presidente del consiglio Regionale e ai Capi Gruppo della Regione Abruzzo

La FLC Cgil unitariamente con le altre sigle sindacali, lancia un grido di allarme sulle conseguenze che i provvedimenti del Ministro Gelmini produrranno nella Regione.

16/10/2008
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Pubblichiamo la lettera inviata dai segretari Regionali della FLC Cgil, Cisl scuola, Uil scuola e Snals, dove si sollecitano i parlamentari regionali ad avviare una fase importante e seria di discussione sui provvedimenti della ministra Gelmini e a valutare le conseguenze che produrranno nella regione.I sindacati si augurano che tutti i consiglieri abruzzesi votino una risoluzione da inviare al governo nazionale.

Roma, 16 ottobre 2008

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FLC Cgil - CISL Scuola - UIL Scuola - SNALS
Segretari generali regionali dell'Abruzzo

Al Presidente del Consiglio Regionale
Ai Capi Gruppo
presso Consiglio Regionale
Abruzzo

e p.c. all’Assessore Istruzione

al Direttore Generale
Ufficio Scolastico Regionale

ai Presidenti Anci e Uncem
della Regione Abruzzo

Gentile Presidente e gentili capigruppo,
la nostra regione si aspetta che i suoi rappresentanti istituzionali aprano un’interlocuzione forte e determinata con il Governo nazionale sui temi della scuola e dell’istruzione dopo l’emanazione dei decreti legge 112/2008 ,convertito nella legge n. 133 del 6.08.2008, del Decreto 137/2008 e l’art. 3 del Decreto 154.
I suddetti provvedimenti legislativi intervengono sui curricoli ,sulla riduzione di tempo scuola, sull’aumento degli alunni per classe ,sulla riduzione delle sedi scolastiche, sulla scomparsa di molti indirizzi della secondaria superiore e dei corsi per adulti e serali.

Così si indebolisce per tutti l’organizzazione della vita sociale, ma ancora di più per il sistema abruzzese che ha le seguenti specificità di contesto:

  1. consistenza bassa di tempo pieno (12%);

  2. tempo ridotto nella scuola dell’infanzia (4,5%);

  3. condizioni oro-geografiche e rarefazione abitativa;

  4. presenza numerosa di alunni disabili (2,6% della popolazione scolastica);

  5. presenza numerosa di alunni stranieri (5,2% della popolazione scolastica);

  6. nuova povertà;

  7. 13 centri di educazione per gli adulti e 15 corsi serali.

Con queste premesse si avranno le seguenti conseguenze: i genitori dovranno organizzare la vita quotidiana per andare a riprendere i figli (fascia di età 3-11 anni) alle ore 12.30 o pagarsi un tempo di dopo scuola. Le donne dovranno valutare se continuare a lavorare (magari con un lavoro precario o part-time) o rinunciare per l’impossibilità di conciliare i tempi di lavoro con quelli dell’organizzazione dei servizi.
Nelle situazioni più disagiate i genitori dovranno chiedere il supporto dei Comuni con conseguente aggravio delle spese per gli stessi (aumento del pre-scuola e interscuola).
La chiusura dei plessi della primaria con meno di 50 alunni (circa 200 in Abruzzo, 65 soltanto nella provincia dell’Aquila) determinerà problemi per l’aumento delle spese di trasporto e per l’edilizia scolastica.
L’aumento degli alunni per classe e la contrazione del tempo scuola produrrà una dequalificazione dell’offerta formativa che, con la presenza di alunni provenienti da un contesto socio-economico problematico, i diversamente abili e gli stranieri, renderà impossibile il recupero del disagio.
La liceizzazione della secondaria superiore renderà inutili gli sforzi della nostra Regione che ha già investito su laboratori tecnologici-scientifici.
La chiusura delle sedi della secondaria nei centri minori (per esempio Atessa, Carsoli, Castelli) produrrà concentrazioni cittadine anche con quaranta alunni per classe e la scomparsa di molti indirizzi negli Istituti Tecnici e Professionali costringerà gli studenti a una maggiore mobilità territoriale.
La scomparsa dei CPIA e dei corsi serali vanificherà gli investimenti già effettuati dalla Regione e indebolirà le esperienze di apprendimento permanente rivolti alla popolazione adulta.
Con queste riflessioni non intendiamo, soltanto, portare avanti la legittima causa occupazionale di migliaia di lavoratori della scuola, bensì lanciare un grido di allarme sul futuro e sulle prospettive della nostra regione che si dibatte tra crisi di identità e di sviluppo.
Perciò, la perdita di 1100 posti da insegnante e di 400 posti tra il personale amministrativo, tecnico e ausiliario per il prossimo anno scolastico (che si triplicherà nei successivi due anni scolastici) rappresentano non soltanto, per la nostra regione, un dramma occupazionale senza precedenti (negli ultimi 5 anni abbiamo già perso 700 insegnanti e 360 unità di personale ATA), ma un duro colpo alla esigenza di adeguare l’intervento formativo della nostra scuola ai nuovi bisogni formativi indotti da una realtà sociale in profonda crisi e in rapida trasformazione.
L’istruzione e la formazione non possono essere considerate una riserva per il bilancio dello Stato dove tagliare in modo indiscriminato. La scuola rappresenta per noi, soprattutto per noi, in questo momento, una priorità per lo sviluppo e la crescita della nostra regione.
Il nostro futuro dipende essenzialmente dalla qualità della scuola, della ricerca e dell’università.
Si chiede, pertanto, che sull’intera questione si apra una seria discussione del Consiglio Regionale con una risoluzione urgente da inviare nel più breve tempo possibile al Governo Nazionale. C’è bisogno più che mai dell’impegno e del contributo di tutti: consiglieri di maggioranza e consiglieri di minoranza.
Le OO. SS. comparto scuola rimangono a disposizione per ulteriori approfondimenti e colgono l’occasione per inviare i più distinti saluti.

L’Aquila 10 ottobre 2008

I Segretari Regionali

FLC Cgil - Paola Bonifaci
CISL Scuola - Andrea Leonzio
UIL Scuola - Enio Taglieri
SNALS - Pierluigi Palmieri