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Via i voti alle elementari In pagella torna il giudizio

Tiene l’intesa sul concorso ma sindacati pronti allo sciopero

28/05/2020
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la Repubblica

di Ilaria Venturi 

Quando la Gelmini li introdusse, 12 anni fa, il mondo della scuola fece fuoco e fiamme. La Buona scuola di Renzi trovò un compromesso: giudizi da affiancare ai voti. Ma ora quei numeri in pagella alla primaria spariscono. È la novità del Decreto scuola che oggi sarà votato al Senato con la fiducia: dal prossimo anno via il 4, il 7 o il 10 per i bambini delle elementari. Un passaggio importante in un provvedimento che ha fatto rischiare la crisi in maggioranza sui concorsi e per cui i sindacati sono pronti allo sciopero. Insomma la scuola arriva a fine anno ad aule chiuse, con la tensione alle stelle e l’incognita della ripartenza a settembre. Ieri il Comitato tecnico scientifico ha consegnato le linee guida alla ministra Azzolina confermando le anticipazioni di Repubblica : distanza di un metro, mascherina obbligatoria.

I voti, dunque, che spariscono alle elementari. Non è un dettaglio, quel colpo di gomma per cancellarli era attesissimo, è arrivato sebbene in ritardo. «Volevo anticipare la novità a quest’anno ma non c’erano i tempi — riconosce la senatrice Pd Vanna Iori che ha presentato l’emendamento coi colleghi Verducci e Rampi in Commissione cultura e istruzione — ma sono soddisfatta: un 4 può essere un macigno pesante da comprendere per un bambino», dice la dem che è anche docente di Pedagogia alla Cattolica di Milano.

Esultano i maestri come quelli delle Rodari di Modena che nella pagella del primo quadrimestre avevano usato emoticon anziché numeri: «Un primo passo verso una valutazione autentica», dice Eva Pigliapoco. La valutazione è un nodo che arriva al pettine la prossima settimana con gli scrutini dopo mesi di didattica a distanza: tra gli insegnanti cresce la richiesta del 10 "politico" ai bimbi per marcare l’emergenza dovuta al lockdown. Alla primaria Longhena di Bologna le insegnanti affiancheranno ai voti un unico giudizio sull’impegno che ricorda il timbro del maestro Alberto Manzi («Fa quel che può, quel che non può non fa»). Loro scriveranno: «L’alunno ha saputo affrontare con coraggio questo periodo di difficoltà». Dal prossimo anno il problema è risolto, via i numeri nella valutazione.

«Così rimettiamo al centro un’idea di didattica inclusiva», ragiona Francesco Verducci andato allo scontro con la ministra sui concorsi. La mediazione passata, che non piace al senatore né ai sindacati (la Cgil parla di irresponsabile rinvio delle assunzioni), mette in cattedra 32mila precari con tre anni di insegnamento dal primo settembre a tempo determinato. Saranno scelti in base ad anzianità e titoli dalle graduatorie d’istituto. Poi arriverà, forse già a ottobre, una prova scritta di selezione. Infine, dopo un anno, un colloquio facilitato consentirà l’assunzione con contratto retrodatato.

Chiusa la partita del decreto, che dovrà essere votato alla Camera entro il 7 giugno, pena la decadenza, si apre quella del rientro a scuola. Per la primaria e le medie sarà del tutto in presenza, per le superiori l’ipotesi della didattica mista rimane aperta. Le indicazioni di sicurezza sanitaria sono pronte. Le mascherine, da indossare sempre, saranno obbligatorie dai 6 anni: chirurgiche per gli insegnanti, anche quelle di stoffa, cosiddette di comunità, per gli studenti; ingressi scaglionati, coi più grandi che avranno orari diversi di inizio e fine lezione. Infine, la distanza di un metro (due nelle palestre) nei corridoi, nelle mense — sono ammessi in alternativa i lunch box — e soprattutto tra i banchi, nelle aule. Dunque, compagno di banco addio.


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