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Valutazione della Ricerca, sotto attacco da tutti i fronti

Le iniziative che si propongono di catalizzare le numerose espressioni di malcontento sono almeno tre. Animate da ragioni leggermente diverse, propongono strategie di boicottaggio leggermente differenti – ma l’una non esclude l’altra.

23/01/2016
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ROARS

MArco Viola

Dopo lunghi mesi di assedio da parte dei numerosi critici, la VQR 2011-2014 (esercizio di Valutazione della Qualità della Ricerca promosso dall’ANVUR) arriva alle battute finali. Ma il malcontento non sembra placatosi, anzi: i detrattori stanno attaccando su almeno tre fronti, mentre l’Agenzia ha rinviato due volte la chiusura della prima fase (selezione e invio dei prodotti che saranno sottoposti a valutazione): la prima volta al 15 febbraio, la seconda a fine febbraio.

L’anno scorso la VQR è stata nel mirino di diversi critici, ma con l’inizio del nuovo anno e l’approssimarsi della chiusura della prima fase il malcontento non sembra diminuire, anzi. Le iniziative che si propongono di catalizzare le numerose espressioni di malcontento sono almeno tre. Animate da ragioni leggermente diverse, propongono strategie di boicottaggio leggermente differenti – ma l’una non esclude l’altra.

Il primo fronte di protesta è stato inaugurato dal sito Firmiamo.org, in polemica con “una politica di progressiva riduzione delle già scarse risorse coperta dalla parola d’orine del merito”, ma anche contro l’attacco al diritto allo studio, l’esacerbarsi delle differenze territoriali, l’enfasi sulla retorica dell’eccellenza a spese della giustizia sociale. Il sito, che finora ha raccolto 400 firme di accademici (in lento ma inesorabile aumento), invita i professori a non offrire la loro disponibilità come valutatori – o di dimettersi, nel caso l’abbiano già fatto.

Il secondo fronte di protesta è quello inaugurato dal prof. Carlo Ferraro, il ‘condottiero’ della battaglia per il reintegro degli scatti stipendiali dei docenti. Questi erano stati congelati a causa delle politiche di austerity dal 2011 fino al 2015 – più a lungo di qualsiasi altra categoria della Pubblica Amministrazione – comportando un danno economico pari a diverse decine di migliaia di euro e, come Ferraro ama ricordare, un danno alla “dignità della professione accademica”. Ferraro e i suoi commilitoni non ritengono sufficiente lo sblocco previsto dal 2016: gli stipendi torneranno infatti ad aumentare, ma senza tenere conto dell’anzianità accumulata nel quinquennio 2011-2015, il cui riconoscimento è invece rivendicato da questo gruppo di critici. La modalità di protesta in questo caso è piuttosto semplice: rimuovere tutti i prodotti della ricerca caricati sul sito.

Il terzo fronte, promosso dalla Rete29Aprile, sfrutta l’hashtag #VQRstaiserena – giocando con ironia sulla celebre frase pronunciata ad Enrico Letta per assicurargli che non avrebbe inteso soffiargli la poltrona di Primo Ministro. La R29A, da sempre critica versa la valutazione promossa dall’ANVUR, contesta tanto le carenze tecniche e i costi ingenti della valutazione quanto i suoi usi al fine di mascherare il contenimento della spesa – oltre a contestare l’idea che la ricerca possa essere valutata molto ma finanziata molto poco. La proposta di boicotaggio, veicolata anche da un breve videomessaggio su YouTube, è piuttosto semplice, e muove dalla constatazione che l’ANVUR, forse per “dribblare” il malcontento divampato l’anno scorso negli atenei, ha dichiarato che i responsabili delle strutture potranno valutare anche coloro che non hanno selezionato i prodotti della ricerca, scegliendoli al loro posto. In parole povere: non importa se vuoi protestare contro la VQR rifiutandoti di fornire i tuoi dati, perché noi bypassiamo la tua ‘obiezione di coscienza chiedendo i tuoi dati ai tuoi superiori. Dunque, visto che il sistema non ha bisogno dell’apporto dei singoli ricercatori, questi sono invitati a non selezionare i prodotti migliori da sottoporre a revisione, e che il tempo è una risorsa preziosa e limitata, il video invita a scaricare il barile addosso ai direttori delle strutture – ben sapendo che una massa critica di boicottaggi potrebbe comportare l’ingolfamento di tutta la procedura.

Sarebbe un errore pensare che la VQR viene boicottata da chi ha paura della valutazione. Proprio oggi infatti, per mezzo della sua bacheca di facebook, ha dichiarato la sua intenzione di boicottare la VQR anche Giuseppe Mingione, Ordinario di matematica all’Università di Parma nonché uno degli scienziati più influenti al mondo secondo la nuova edizione di The World Most Influential Scientific Minds 2015 (riferita al biennio 2013-2014). Dichiarazione a cui peraltro è seguito un interessante scambio di commenti con la collega matematica Susanna Terracini, newcomer nel Direttivo ANVUR, secondo la quale la protesta sarebbe insensata poiché “1) La quota premiale FFO ed i termini con cui è agganciata alla VQR sono regolati dalla legge Gelmini [NdR in realtà l’aggancio è determinato dalla l. 98/2013, art. 60]”, quindi “boicottare o ritardare la VQR 2011-14 ha l’unico effetto di fare utilizzare a più di 6 anni di distanza i risultati della VQR precedente”; inoltre , scrive Terracini “2) I “prodotti della ricerca”, cioè le pubblicazioni, vengono selezionate dalle strutture su proposta degli autori. Se gli autori non propongono i prodotti da selezionare le strutture possono farlo al loro posto. E, secondo me, lo faranno”.

Articolo apparso originariamente su UniNews24


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