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Unità: «Si stava meglio quando si stava peggio», studenti sulle barricate

Parlano i ragazzi dei Conservatori. Delusione per la riforma che pare aver aggravato i problemi. E attesa che il governo...

13/12/2007
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l'Unità

/ Roma

«È successo così, un po’ per caso: all’inizio eravamo una ventina, abbiamo attaccato uno striscione, ma quella mattina è anche andata via la luce e un sacco di gente si è riversata per la strada… Poco dopo sono arrivati i giornalisti». Gli studenti del Conservatorio di Santa Cecilia rievocano così l’inizio dell’occupazione avvenuta la settimana scorsa. Erano 35 anni che la maggiore scuola di musica della capitale non veniva occupata ed è stata un’azione che ha fatto rumore: in breve tempo nell’ex convento di via dei Greci dal Ministero dell’Università sono arrivati il sottosegretario con deleghe all’alta formazione Nando Dalla Chiesa e il direttore generale Bruno Civello per parlare con gli studenti.
Non è stato un confronto facile, ma l’occupazione si è trasformata in assemblea permanente, e nei prossimi giorni ci sarà un serrato ciclo di incontri cui parteciperanno addirittura Epifani, Angeletti e Bonanni segretari nazionali dei sindacati, lo stesso Dalla Chiesa e Bruno Carioti, presidente della Conferenza dei Direttori dei Conservatori.
«Speriamo non vengano solo per presenzialismo e per cavalcare la protesta perché qui il problema è serio» - si augura uno studente. «Ci hanno imbrogliato - sbotta una studentessa-, l’anno scorso mi sono iscritta ai corsi di didattica musicale che garantivano l’ingresso nelle graduatorie per l’insegnamento della musica nelle scuole medie. Invece il Ministro Fioroni ha deciso adesso di adottare il sistema dei concorsi: quando avrò concluso il corso che mi è costato tanti soldi non avrò le cose che mi erano state promesse all’inizio…». I toni saranno sopra le righe, ma il problema è reale e non a caso il decreto Bersani-ter, da emanarsi a gennaio, dovrebbe sanare la situazione.
È reale anche il problema del valore dei titoli di studio emessi dai conservatori su cui regna ancora confusione, poiché la riforma avviata oramai da otto anni è ancora nella sua fase di sperimentazione, senza ordinamenti didattici. Ma il malessere degli studenti è più profondo: «È l’intera riforma che non funziona - incalza uno studente di composizione- i vecchi ordinamenti danno una preparazione migliore di quelli nuovi». Gli fa eco un allievo di violino: «Il nuovo sistema del triennio più biennio plasmato sulle università è dispersivo: ci hanno sommerso di materie complementari che ci portano lontano dallo studio dello strumento... Ecco perché il vecchio ordinamento andava meglio».
Oggi la protesta sta allargandosi a macchia d’olio: dal conservatorio di Napoli, da dove è partita, oltre a Roma ha raggiunto quelli di Pesaro, Fermo Campobasso e Ferrara. «Per 35 anni gli studenti - conclude una pianista - sono stati con la testa china sul loro strumento: credo sia arrivato il momento per noi di alzare gli occhi».
l.d.f.


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