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Torna la DAD e senza contratto

Da settembre alle superiori mix con la didattica in presenza. Per tutti in caso di lockdown. Lo prevedono le Linee guida sull'avvio del nuovo anno

04/08/2020
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ItaliaOggi

Marco Nobilio

Da settembre riparte la didattica a distanza ma senza contratto. Sarà obbligatoria solo nelle scuole secondarie di II grado in via complementare all'attività in presenza. Ma se ci dovesse essere un nuovo lockdown, si lavorerà in Dad nelle scuole di ogni ordine e grado. Fermo restando che, in quest'ultimo caso, saranno i direttori regionali a decidere. Lo prevedono le linee guida predisposte dal ministero dell'istruzione, che dovrebbero essere emanate a breve dal dicastero di viale Trastevere.

Dunque, il ministero guidato da Lucia Azzolina ha deciso di continuare con la Dad facendo a meno, anche questa volta, di sedersi al tavolo con i sindacati per stipulare un contratto ad hoc. Anche se adesso c'è una norma che lo prevede espressamente: l'articolo 3 del decreto-legge 22/2020 convertito con la legge 41/2020. In particolare, il comma 3, dell'articolo 2, prevede che in corrispondenza della sospensione delle attività didattiche in presenza a seguito dell'emergenza epidemiologica, il personale debba assicurare comunque le prestazioni didattiche nelle modalità a distanza, utilizzando strumenti informatici o tecnologici a disposizione. E chiarisce che le prestazioni lavorative e gli adempimenti connessi dei dirigenti scolastici nonché del personale scolastico debbano essere svolte «come determinati dal quadro contrattuale e normativo vigente». Il successivo comma 3-ter definisce più puntualmente la materia spiegando che, fino al perdurare dello stato di emergenza la didattica a distanza dovrà essere regolata da un apposito contratto integrativo da stipulare in tempo per l'avvio dell'anno scolastico. Previsione in parte superflua, perché la regolazione della prestazione e della retribuzione (controprestazione) è di stretta competenza della contrattazione collettiva. In parte perché la stipula di un contratto collettivo ad hoc presupporrebbe l'emanazione di un atto di indirizzo da parte del governo e lo svolgimento delle trattative presso l'Aran.

Si tratta di una procedura lunga e complessa che risulterebbe del tutto inadeguata considerando i tempi strettissimi che ci separano dalla data di ripresa delle lezioni. Di qui la previsione, da parte del legislatore, dell'escamotage del contratto integrativo a saldi invariati. E cioè di un accordo da stipulare direttamente con il ministero dell'istruzione, che regoli solo la Dad senza modificare in alcun modo le retribuzioni. Lo strumento è identico a quello che viene utilizzato per il contratto sulla mobilità ed è idoneo ad assicurare la necessaria tempestività. Tanto più che il decreto legislativo 165 /2001 prevede anche che, qualora l'accordo non dovesse essere concluso in tempi brevi, l'amministrazione avrebbe titolo a procedere con ordinanza.

La ministra dell'istruzione, Azzolina, però, ha preferito bypassare la procedura utilizzando lo strumento delle linee guida, trattando la materia come se si trattasse di una mera questione amministrativa da regolare esercitando l'ordinario potere di indirizzo dell'amministrazione centrale. Le linee guida, peraltro, scaricano la patata bollente direttamente nelle mani dei dirigenti scolastici. Il provvedimento, infatti, prevede che ogni scuola dovrà dotarsi di un regolamento per la didattica digitale integrata. Regolamento che assumerà la forma di integrazione al regolamento di istituto. Che dovrà essere formalizzato seguendo inevitabilmente la procedura prevista dal testo unico, che prevede il coinvolgimento del collegio dei docenti in riferimento al funzionamento didattico della scuola (ed è proprio questo il caso) e una deliberazione da parte del consiglio di istituto. E ciò rischia di scaricare sui dirigenti scolastici anche il peso del contenzioso che potrebbe innescarsi con le articolazioni periferiche delle organizzazioni sindacali.

Le linee guida, peraltro, intervengono direttamente anche sull'orario di lavoro, prevedendo che sia in via ordinaria (Dad complementare alle superiori) che in via straordinaria ( lockdown) i docenti debbano assolvere la prestazione di insegnamento secondo l'orario ordinariamente previsto dal contratto vigente in tempi normali. Ciò senza tenere conto che la Dad implica una maggiore onerosità della prestazione sia per effetto dell'uso del mezzo informatico sia per la necessaria predisposizione degli strumenti didattici multimediali da utilizzare. E senza tenere conto nemmeno del fatto che i relativi costi vengono posti comunque a carico dei docenti interessati, costretti a distrarre le proprie risorse patrimoniali dall'uso privato senza percepire alcuna forma di ristoro patrimoniale. Fatta salva la mera facoltà di utilizzare i 500 euro per l'aggiornamento per acquistare i servizi di connettività. E linee guida prevedono anche che le istituzioni scolastiche integrino il regolamento di disciplina degli alunni adeguando il catalogo delle infrazioni e delle sanzioni affinché possano essere puniti i comportamenti scorretti eventualmente assunti dagli alunni durante la Dad. La responsabilità per il rispetto della privacy e della salute dei lavoratori ricadrà in ogni caso sui dirigenti scolastici.