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Tiziana Lippiello, prima donna rettore all’università di Venezia

Ca’ Foscari, si insedierà il primo ottobre. «Punto sul dialogo. «Un grande traguardo, ora sinergia con gli atenei veneti»

18/09/2020
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Corriere della sera

Camilla Gargioni

Gli studenti protagonisti, in dialogo continuo con l’esperienza dei professori e la città, perché l’università sia innanzitutto civica: è Tiziana Lippiello la prima donna rettrice dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Non solo, Lippiello è anche la prima donna rettrice in tutto il Veneto, regione dove nel 1678 Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, veneziana, fu la prima donna laureata al mondo, conseguendo il titolo in filosofia all’università di Padova. Lippiello, docente di lingua cinese classica e che con rettore Michele Bugliesi ha ricoperto la carica di prorettrice vicaria con delega alle relazioni internazionali, classe 1962, è nata a San Vito del Tagliamento, vive tra Portogruaro e Venezia e si è diplomata a Ca’ Foscari. Negli anni Ottanta ha studiato in scambi a Pechino e a Shanghai, nella prestigiosa Fudan university e, dopo aver lavorato per un’agenzia turistica in Cina e aver concluso il dottorato in Olanda, è tornata nel 2000 nell’ateneo veneziano. È la ventitreesima rettrice dell’ateneo veneziano, eletta con 381 voti contro i 322 ottenuti dalla sfidante Monica Billio, docente di Econometria alla terza votazione: determinanti il ritiro ieri mattina del terzo sfidante, l’oceanografo Angelo Rubino, e l’altro ieri di Gaetano Zilio Grandi, docente di diritto del lavoro, che hanno portato a una sorta di ballottaggio anticipato.La soglia necessaria era di 348 voti, mentre l’affluenza è stata dell’84%; Lippiello entrerà in carica il primo ottobre prossimo.

Professoressa Lippiello, prima rettrice di Ca’ Foscari donna e, dopo cinquant’anni, umanista. Come si sente? «È un bel traguardo, per noi donne. Non ci speravo, sono stati giorni di tensione, in una campagna però corretta, senza diverbi e di confronto. Sono stata prorettrice per sei anni, ma ora è tutta un’altra cosa: sarò la rettrice di tutti».

Ha già pensato alla sua «squadra»? Ci sono alleanze in vista, si vociferava con il professor Zilio Grandi… «Non ho promesso niente a nessuno, è tutto da decidere dall’inizio. Il mio obiettivo sarà essere il più inclusiva possibile, radunando persone che siano innanzitutto capaci di dialogare. Certo, cercherò di coinvolgere ancora più donne nella squadra».

La prima cosa che farà una volta entrata in carica? «Visiterò gli uffici e i dipartimenti, incontrerò docenti, personale e studenti. Ringrazierò chi mi ha dato supporto, chi ha creduto in me e chi no. Ho lavorato tantissimo in questi mesi, ora bisogna dar vita a un piano strategico condiviso. E affrontare l’emergenza Covid, che è una priorità. Poi, consolidare le relazioni internazionali che ho costruito negli ultimi anni, valorizzando le partnership».

A che modello di università aspira? Qual è la sua visione? «È una visione che parte dal basso, dal dialogo continuo con i docenti, colleghi, studenti, personale amministrativo e personale scientifico. Obiettivo creare sinergie per dar vita a un’università aperta, inclusiva e sostenibile e rendendo Venezia una città universitaria a tutti gli effetti. Per questo, serve anche instaurare un dialogo continuo con la città, le sue istituzioni e la Regione. Ca’ Foscari dovrà essere un polo di attrazione per artisti, docenti e studenti di tutto il mondo».

Le università venete finora non sono mai riuscite a fare veramente squadra, si pensi all’alleanza «Univeneto» nel 2011 tra Ca’ Foscari, Iuav, Padova e Verona. Lavorerà per creare una nuova sinergia? «Ho parlato con il rettore dell’università di Padova, Rosario Rizzuto, ci siamo promessi collaborazione. Siamo in un periodo in cui sarà più che mai necessario, i tempi sono maturi: il Covid ci ha costretto a confrontarci su come affrontare la didattica a livello regionale e nazionale. Lo spirito di competizione finora ci ha frenato, serve superarlo: ragionando a livello internazionale conviene non farsi la guerra ma dialogare, riconoscendo le eccellenze degli uni e degli altri. Sarebbe bene allargare “Study in Venice”, l’organo che riunisce atenei, conservatorio e accademia veneziani, a tutta la regione».

Secondo lei perché sono solo otto, lei compresa, le rettrici in Italia? «Forse le donne non osano abbastanza, temono che il rettorato sia troppo impegnativo. In passato c’era timore, ora i tempi sono cambiati. Le mie figlie, ormai, sono grandi e indipendenti, mi sono messa in gioco. Non va dimenticato che è un incarico da affrontare con spirito di abnegazione, vanno fatte tante rinunce».