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"Test sui macachi la lista di proscrizione diffusa dal ministero"

La ministra della Salute, Giulia Grillo, finisce nella bufera per la fuga di notizie sulla sperimentazione sui macachi all’Università di Torino

28/08/2019
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la Repubblica

Jacopo Ricca

TORINO — La ministra della Salute, Giulia Grillo, finisce nella bufera per la fuga di notizie sulla sperimentazione sui macachi all’Università di Torino. E la vicenda, inevitabilmente, si intreccia con l’ipotesi di una riconferma della pentastellata nel possibile governo 5stelle e Pd. I documenti consegnati dal ministero alla Lav, la Lega antivivisezione che la ministra ha incontrato a metà luglio, contengono tutte le informazioni per identificare i ricercatori del progetto Light -Up, l’ultimo sviluppo della decennale ricerca sui pazienti resi ciechi dalle lesioni alla corteccia cerebrale. «Nessun dato sensibile è stato diffuso» aveva assicurato Grillo, condannando le minacce subite da Marco Tamietto, il professore torinese sotto scorta dopo aver ricevuto un proiettile e una lettera minatoria. Stando però alla documentazione di cui è entrata in possessoRepubblica, nel plico consegnato agli animalisti c’è tutto: nomi e cognomi dei ricercatori (non solo di Tamietto che era già noto), gli indirizzi dei veterinari che si occupano dei macachi, che gli animalisti non vorrebbero al centro della sperimentazione. E anche le informazioni sull’azienda olandese che ha portato in Italia gli animali che subiranno una parziale privazione della vista e che, secondo la Lav, invece, saranno resi ciechi. «Abbiamo rivisto la documentazione e ribadiamo che la nostra direzione ha rispettato la procedura e non violato la privacy, diverso è se poi l’associazione ha diffuso queste informazioni» replicano dal ministero. «Se confermato si tratterebbe di un fatto grave sui cui fare immediatamente chiarezza» attacca il deputato dem Davide Gariglio. Anche l’ex ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, chiede che Grillo chiarisca.

Gli atenei di Parma e Torino hanno fatto a loro una volta un accesso agli atti: «Stiamo valutando se ci sia stata o meno una adeguata diffusione dei dati personali» spiega l’avvocato Riccardo Marini, dell’ufficio legale di Parma. «Nelle istanze identiche, prima e dopo, il ministero ha sempre negato l’accesso ai documenti alle associazioni – racconta l’omologo torinese, il professore Sergio Foà - Poi c’è stato un mutamento di rotta repentino con la consegna dei nomi dei ricercatori che non sono necessari agli ambientalisti per tutelare i loro interessi».