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Sinopoli (Flc-Cgil): «Il governo rispetti l’intesa sulla scuola, abbiamo solo sospeso lo sciopero»

Intervista. «Per mantenere gli impegni devono investire almeno due miliardi di euro per la pubblica amministrazione, di cui l’istruzione è una grande parte»

08/05/2019
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il manifesto

Roberto Ciccarelli

Francesco Sinopoli, segretario della Flc-Cgil, perché sospendere lo sciopero della scuola del 17 maggio indetto con Cisl e Uil, Snals e Gilda (Unicobas, Anief e Cobas lo hanno confermato, Usb sciopera il 10 maggio) senza prima avere ottenuto dal governo l’esatto importo dell’aumento degli stipendi e le modalità di erogazione?

Perché impegna il governo a garantire il potere di acquisto, mentre nel Documento di Economia e Finanza (Def) aveva previsto la metà dell’inflazione programmata nel prossimo triennio. È un impegno notevole, non banale, preso in vista della prossima legge di bilancio. Non ha senso raccontarlo come se fosse una promessa senza fondamento. È un accordo politico con il presidente del consiglio Conte che andrà verificato. Semmai il problema è che il governo dovrebbe adottare lo stesso atteggiamento rispetto agli altri settori del lavoro pubblico.

Di solito uno sciopero generale, una volta convocato, si fa, e poi si va alla trattativa. Non si revoca, per ottenere una trattativa. Non trova?

Siamo stati convocati prima proprio perché di fronte alla minaccia dello sciopero il governo ha ritenuto necessario, visti i precedenti con Renzi, aprire un confronto con le organizzazioni sindacali. È abbastanza chiaro che ci fosse una preoccupazione da parte del governo. A questo punto il problema è del governo. Dovrà rispettare l’accordo.

Il prossimo 20 maggio incontrerete il Miur e il governo: parlerete di un aumento di 100 euro?

Non posso ancora quantificarlo perché l’accordo fa riferimento anche a un fondo per la valorizzazione professionale che dovrà essere quantificato e sarà oggetto di negoziato. Quello che è certo è che già ora, per garantire il potere di acquisto, devono impegnare almeno due miliardi di euro per la pubblica amministrazione, di cui la scuola rappresenta una grande parte. In ogni caso ricordo che lo sciopero è sospeso, non revocato.

Cosa significa?

Possiamo confermare lo sciopero in qualunque momento, in base all’atteggiamento del governo. Il primo banco di prova è sui precari della scuola e la loro stabilizzazione.

Siete proprio sicuri che il governo sia in grado di mantenere l’impegno? La prossima legge di bilancio sarà, a dir poco, complicata ed è possibile che non sia in grado di mantenere le promesse fatte a voi, quelle sulle clausole iva, poi la «Flat Tax»…

Noi siamo sicuri che se il governo non manterrà l’impegno preso il 24 aprile scorso lo sciopero, e tutti gli strumenti di mobilitazione, sono opzioni sempre in mano ai sindacati.

Cosa risponde alle 17 associazioni che in un appello vi hanno chiesto di revocare l’intesa con il governo anche sulla «regionalizzazione» dell’istruzione e confermare lo sciopero?

L’intesa riguarda più punti, anche il precariato. Sulla regionalizzazione dice cose chiare che non esauriscono le mobilitazioni che metteremo in campo nei prossimi mesi. Ci siamo spesi molto per costruire un fronte ampio e continueremo sulla strada di un’opposizione netta contro questo disegno scellerato.

Le associazioni trovano insufficienti le rassicurazioni del governo. Nell’intesa «non c’è traccia del valore legale dei titoli di studio, sulla questione gravissima dei fondi e del “residuo fiscale”», dicono…

Sebbene l’intesa abbia fissato alcuni paletti sul rapporto di lavoro, sulla centralità del contratto collettivo e sugli ordinamenti, non scongiura il rischio che il progetto dell’autonomia venga rilanciato. Questo elemento non mi sfugge. Rende però evidente una contraddizione nella maggioranza parlamentare e nel governo.

Come commenta l’affermazione di Salvini secondo il quale la sospensione dello sciopero, una settimana prima delle elezioni europee, è stata «un successo» del governo?

Salvini dovrebbe occuparsi del fatto che una parte del suo governo, con la ministra per il Sud Barbara Lezzi (M5S), sostiene che l’intesa ha già chiarito che l’istruzione è fuori dalla autonomia differenziata. La Lega, invece, la rilancia. A questo mi riferisco quando dico che si è aperta una contraddizione nel governo e penso che vada cavalcata.

Come Cgil proponete il «federalismo cooperativo» al posto del progetto di autonomia differenziata di Lega e Cinque Stelle. Che ruolo avrà l’istruzione?

Questa posizione nasce prima dell’autonomia differenziata di questo governo, ma vorrei sottolineare che questo progetto non riguarda l’istruzione pubblica. Il punto che dev’essere chiaro, al di là di letture strumentali sulle posizioni della Cgil, è che sull’istruzione siamo indisponibili a qualsiasi forma di regionalizzazione. L’istruzione deve restare nell’attuale ordinamento dello Stato e deve essere rifinanziata.