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Scuola verso lo stop. Dalla terza media didattica a distanza

Il governo vuole lasciare a casa i ragazzi "autonomi". Azzolina: Un errore. Crea divario fra ricchi e poveri

01/11/2020
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La Stampa

federico capurso

roma

Il baluardo della scuola, ora, inizia a vacillare. Perché si è aperta la prima crepa nelle convinzioni di Giuseppe Conte sul mondo dell'istruzione come simbolo dell'ultima resistenza al Covid. L'obiettivo resta quello di evitare una chiusura completa, ma è lo stesso presidente del Consiglio, nel corso di una riunione con i capidelegazione delle forze di governo, ad avanzare l'ipotesi di proseguire con le lezioni in presenza solo per gli studenti fino alla seconda media. Dal terzo anno di medie fino all'ultimo delle superiori, dunque, si seguirebbero interamente le lezioni da casa.

Possibilità che trova spazio nella discussione aperta ieri a Palazzo Chigi sul prossimo Dpcm, che dovrebbe portare a delle zone rosse locali, e che parte dai dati che il Comitato tecnico scientifico (Cts) associa in queste ore a possibili scenari e interpretazioni della curva epidemiologica. Un decreto da approvare - secondo la tabella di marcia - già domani sera, dopo che il presidente del Consiglio ne avrà spiegato i contenuti in Parlamento.

Nulla è ancora deciso, ma l'accelerazione è forte. Lo si percepisce dalla girandola di riunioni che Conte terrà nelle prossime 24 ore: prima con i governatori e i ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia, poi un vertice con i capidelegazione di governo, seguito da quello con i capigruppo di maggioranza e opposizione, e ancora, lunedì, un altro vertice di maggioranza.

La scuola sarà uno dei temi di discussione più importanti nel confronto con i presidenti di Regione, specie

dopo le ordinanze che sono già intervenute sulle chiusure degli istituti in Campania, Puglia e Piemonte. L'ipotesi di una didattica a distanza dalla terza media nasce dall'idea di poter lasciare a casa ragazzi che non abbiano bisogno della presenza di un adulto. Ma anche da alcuni dati che stanno circolando in queste ore: con questo tipo di misura verrebbe abbattuta del 15% la curva dei contagi nelle grandi città. «Questo potrebbe ridare fiato ai nostri ospedali - commenta il presidente della Liguria Giovanni Toti -, ma i ragazzi hanno diritto ad andare a scuola. È una decisione non facile su cui si sta ragionando, non è stato detto nulla di definitivo».

Conte, che però ha già iniziato a preparare il terreno, lancia un primo avvertimento intervenendo alla festa del Foglio. Perché la promessa di sempre resta quella di «continuare a difendere la didattica in presenza», ma il premier è costretto ad aggiungere: «Fino a quando sarà possibile». La priorità, adesso, è «la salvezza del Paese» e la curva epidemiologica «sta subendo un'impennata così ripida che rischia di mettere in discussione anche la didattica in presenza».

È più di uno spiraglio. È uno squarcio che mette in agitazione la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina e rischia di creare nuove fibrillazioni all'interno dell'esecutivo. «Senza scuola il Paese diventa più debole», scrive Azzolina sui social. «Tenere le scuole aperte - prosegue la titolare di viale Trastevere - significa aiutare le fasce più deboli della popolazione, contrastare l'aumento delle disuguaglianze, tutelare gli studenti, ma anche tante donne, tante mamme, che rischiano di pagare un prezzo altissimo». E avverte: «Ampliare il divario tra famiglie benestanti e famiglie svantaggiate è una responsabilità enorme. Dobbiamo esserne consapevoli».Il muro è alzato, ma a difenderlo Azzolina è sempre più sola. Le resta in appoggio solo Italia Viva, da sempre contraria alla didattica a distanza, mentre il Pd preme per chiudere, Leu e M5S tentennano, con al loro interno anime che spingono in direzioni opposte, e le opposizioni tornano ad alzar


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